Viterbo CRONACA Rinuncia e negazione della dignità

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PERDITA DELL’IDENTITA’.
Si possono ipotizzare eventi che rendano la vita umana non più degna?
Ovvero: può l’identità umana andar perduta in circostanze estreme, ad esempio perché una persona si è resa responsabile di un delitto atroce, e oggettive, ad esempio per il sopraggiungere di una grave malattia terminale o a causa dell’ingresso in uno stato vegetativo persistente?
La risposta affermativa a tale domanda legittimerebbe la pena di morte, l’eutanasia, la sospensione della nutrizione e dell’alimentazione ai pazienti anche se non terminali, in stato vegetativo persistente.
Ma la difficoltà maggiore a rispondere viepiù in maniera positiva alla domanda iniziale, sta tutta nell’impossibilità di elidere questa obiezione fondamentale, ovvero che solo con criterio del tutto arbitrario e dal sapore tirannico, si può ritenere regredibile a mera individualità fisica, una individualità morale.
GERARCHIA TRA LE PERSONE.
E’ possibile gerarchizzare la dignità personale dei singoli individui, ipotizzare cioè l’esistenza accanto al rango sociale, anche di un rango ontologico?
Rispondendo affermativamente alla domanda, si legittimerebbero in generale la discriminazione razziale e sociale ed, in particolare, il sacrificio delle persone ritenute oggettivamente portatrici di minor valore a favore di quelle ritenute dotate di maggior valore.
A prescindere dalla istintiva ripugnanza che suscitano in noi tali esempi, è altrettanto ovvio che la difficoltà a rispondere affermativamente al quesito iniziale sta nell’impossibilità di stabilire tale gerarchia secondo un criterio non arbitrario.
RINUNCIA E NEGAZIONE DELLA DIGNITA’.
La dignità personale può andare perduta per mera decisione propria o altrui?
La prima ipotesi è quella della schiavitù volontaria. La scelta per la schiavitù volontaria è empiricamente possibile, ma esistenzialmente contraddittoria. Chi sceglie deliberatamente la schiavitù, infatti, sa bene che in tal modo si condanna a vedersi definitivamente sottratta la possibilità di ulteriori scelte.
La seconda ipotesi può avere consistenza solo se si ipotizza l’esistenza di una graduatoria della dignità, dato che evidentemente solo un soggetto “più degno” potrebbe decidere di sottrarre dignità ad un soggetto meno degno.
In un caso come nell’altro, ipotizzare la liceità delle su riportate decisioni, implicherebbe il ritenere che l’identità personale sia una qualità estrinseca, suscettibile di conseguenza di essere conferita e revocata ad libitum, cioè volontariamente da qualcuno, e non invece una dimensione intrinseca della persona.
CONCLUSIONI.
Le riflessioni che ci hanno accompagnato in questi nostri quattro appuntamenti, allora, ci inducono a ritenere che la dignità o identità personale ineriscono ad ogni singolo essere umano, dal concepimento alla morte naturale, come suo carattere strutturare e che una politica, una società o una scienza che neghino o minaccino questa fondamentale ed universale verità, mettano a repentaglio la loro stessa sopravvivenza.
Fine
Giuseppe Bracchi
Pubblicista – Avv. Ecclesiastico
Già Difensore del Vincolo TER - Umbria
PRIMO ARTICOLO Dichiarato costituzionalmente illegittimo il divieto di fecondazione eterologa
SECONDO ARTICOLO Diritti del concepito e Corte Costituzionale
TERZO ARTICOLO Carattere strutturale dell'identità personale
