
Francesco Mattioli, sociologo
Raffaello Federighi ridimensiona la gravità degli effetti del Sars-Cov-2, definendo il Covid-19 come una “influenza particolarmente fastidiosa”;
inoltre, critica come eccessivi e sbagliati gli interventi del Governo, che ritiene iscrivibili ad un complotto, al compimento di un “delitto molto sospetto”, tanto da dichiarare di non volerli seguire. Con tutto ciò Federighi rifiuta l’etichetta di negazionista. Difficile credergli.
Secondo Federighi nel 2020 non vi sono stai più decessi che nel 2019, segno che tutta questa mortalità e pericolosità del virus non sarebbe reale.
Valutazione totalmente falsa e respinta in toto da qualsiasi studioso e analista serio: i dati veri certificano una mortalità peggiore persino di quella del 1944, anno in cui non solo si contavano i deceduti per eventi bellici ma anche la speranza di vita era più bassa di oggi e si moriva ancora di tubercolosi.
Le indicazioni di 99 scienziati su 100 nel mondo (e non solo in Italia o nel solo CTS nazionale) confermano la gravità del virus Sars-Cov-2.
L’allarme nei confronti del virus non è solo italiano, ma globale; e se escludiamo l’imbecillità del presidente brasiliano Bolsonaro (lui sì, prima o poi da giudicare politicamente e storicamente), va ricordato che anche alcuni retrivi governanti della prima ora (come Trump, Johnson e il governo svedese ) hanno dovuto velocemente fare marcia indietro rispetto ad un primitivo atteggiamento di sottovalutazione della pandemia.
In Italia, anche l’opposizione più intransigente si sta rendendo conto che la critica al Governo è sterile se riguarda l’intervento sanitario (visto che il virus ha sorpreso tutti nel mondo, e che la burocrazia italiana colpisce sia regioni a governo di destra che di sinistra) e preferisce dedicarsi semmai ad una difficile ricostruzione degli inevitabili guasti subiti dal comparto economico-produttivo.
Finché il complottista argomenta di scie aeree, di terra piatta e di marziani raeliani che si aggirano fra noi, non arreca gravi danni, anzi fa folclore intellettuale; ma se invita a sottovalutare il contagio e a scrollarsi di dosso le inevitabili restrizioni conseguenti, diventa perfino complice di una tragedia.
Non so se Federighi ha una specifica competenza nel ramo – sembrerebbe di no a leggerne le argomentazioni e a coglierne le fonti - ma dal momento che mi occupo di emergenza e di rischio da circa quindici anni a livello di ricerca scientifica universitaria, credo di avere qualche titolo per assicurare ai lettori che la gran parte di quanto contenuto nel suo articolo è errato e fuorviante, non dal punto di vista ideologico (non mi permetterei… anche se non sono il Voltaire che, secondo la Hall, difenderebbe le idee sbagliate altrui fino alla morte), ma dal punto di vista della credibilità tecnica, scientifica e persino giuridica.
I suoi giudizi sulla pandemia, sull’estensione e sulla gravità del Covid-19, la sua esplicita affermazione che laddove lo ritenesse opportuno, sarebbe pronto a contravvenire ai dettati dei DPCM, non sono più l’espressione di uno spirito libero, ma una contraffazione della realtà e per certi versi mi chiedo se non sia persino un invito a compiere un reato.
Un reato, peraltro, particolarmente odioso: perché non si tratta di rubare un portafoglio, ma di mettere a rischio l’incolumità degli altri.
Con l’approssimarsi della vaccinazione di massa, coltivare certe idee significa mettersi di traverso rispetto ai bisogni del mondo.
Lo hanno fatto alcuni intellettuali e filosofi irriducibilmente affezionati alle proprie idee, fino a sprofondare in un autoreferenziale e tracotante culto della loro presunta illuminazione;
lo hanno fatto duci di genti e i loro seguaci, rivoluzionari o conservatori, convinti anch’essi di essere privilegiati da qualche dio personale, portando così alla rovina la popolazione propria e altrui;
lo fanno certi malintesi anticonformisti, sicuri di avere una corsia preferenziale sulle vie della conoscenza;
lo fanno alcuni ignoranti che, a corto di nozioni, si affezionano al primo affabulatore di passaggio riproducendone i vaneggi come fossero una propria intuizione;
lo fanno coloro che non credono nella scienza, che è come dire che non credono nell’Uomo;
lo fanno per scherzo quelli che, annoiati dal tran tran quotidiano, parlano e scrivono tanto per provocare una discussione.
Non so Federighi a quale di queste categorie appartenga. Forse non avrebbe meritato replica.
Ma temo per qualcuno di bocca buona che, leggendo il suo intervento, voglia seguire certi Gatti e certe Volpi dell’informazione fino al Campo dei Miracoli del più vieto, disinformato e pericoloso negazionismo.
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L'articolo di Raffaello Federighi a cui si riferisce Francesco Mattioli
EPIDEMIA: INDAGINE SU UN DELITTO MOLTO SOSPETTO






















