Raffaello Federighi 

   Se un anno fa qualcuno vi avesse detto che sareste stati posti agli arresti domiciliari, che avreste subito il coprifuoco, che vi sarebbe stato impedito di lavorare, muovervi liberamente, andare al bar o al ristorante e persino vedervi con amici e parenti, che sareste stati indotti a circolare mascherati e a vivere distanziati, probabilmente quel qualcuno lo avreste ritenuto pazzo.

   Un anno dopo, tutto questo è reale, stranamente accettato dai più con fatalistica rassegnazione, nella distorta convinzione che, a fronte di un’emergenza mortale, non vi è altra strada, in attesa del salvifico vaccino che (forse) consentirà il ritorno a una vita normale e comunque, meglio schiavi e poveri che morti: questo è il retro pensiero di molte persone.

   Ma è veramente così o siamo diventati come i topi che, seguendo acriticamente le ingannevoli note del pifferaio, sono miseramente annegati? Proviamo a indagare in maniera deduttiva, valutando se esiste o meno un crimine in atto.

   Normalmente, alla parola “emergenza” consegue la definizione di “rilevante scostamento dalla normalità”. Se esaminiamo le statistiche pubblicate dall’ISTAT circa il numero dei decessi in Italia nel periodo gennaio-ottobre 2020 e lo confrontiamo con lo stesso periodo gennaio-ottobre 2019, rileviamo che essi sono tendenzialmente pari o inferiori (in Umbria sono diminuiti del 2,4%). I numeri non hanno colore politico o opinione, sono numeri e come tali vanno valutati.

   Quindi questo anno, in Italia, non ci sono stati più morti rispetto all’anno scorso e questo è un primo dato inconfutabile, anche se la circolare 11285 del Ministero della Salute invitava l’A.G. a non indagare su tali decessi, realizzando così, oltre che un inquietante interrogativo, anche un monumentale sconfinamento di competenza istituzionale.

   Si sostiene che il coronavirus è una malattia pericolosissima e che colpisce chiunque. Leggendo la definizione data dalle organizzazioni sanitarie mondiali e nazionali, apprendiamo che essa è “un’epidemia influenzale, facilmente trasmissibile, scarsamente mortale (indice di decessi 1,6/100), il cui virus è mutante”. Sempre l’Istituto Superiore di Sanità ci dice che i morti per coronavirus hanno in media 78 anni, sono affetti da 3 o più (3,3 per l’esattezza) gravi patologie regresse e all’83,5% risiedevano nella pianura padana (unica area italiana dove il tasso di mortalità è aumentato, ma nel solo mese di marzo 2020, per poi, ad aprile, allinearsi nuovamente alla normalità).

   Dalle stesse istituzioni sanitarie ci viene detto che le epidemie seguono modelli matematici e che finiscono con la cosiddetta immunità di gregge, quindi è illusorio pensare che provvedimenti contenitivi incidano apprezzabilmente sulla loro diffusione. Ovviamente, mentre quelli sono poco utili, i comportamenti prudenti sono auspicabili (rammentate le nostre mamme quando ci dicevano di lavarci spesso le mani, arieggiare gli ambienti, stare distanti da soggetti visibilmente malati?).

   Dalla definizione di “virus mutante” ne discende indiscutibilmente che un vaccino per il coronavirus non può esistere. Eppure, sorprendentemente, mentre cure efficaci contro il coronavirus si conoscono, sono sicure e a basso costo, esse sono scarsamente incentivate, si parla infatti solo di vaccinare in massa la popolazione mondiale, con giganteschi vantaggi principalmente per le case farmaceutiche (e chi le favorisce…) e pazienza se lo stesso Bill Gates dichiara candidamente di aspettarsi settecentomila morti per effetti avversi e reazioni più o meno gravi in 1/3 dei vaccinati. Comunque, sia chiaro che quelli proposti non sono vaccini, bensì potenziatori immunitari, geneticamente modificati che vanno a riprogrammare il dna umano, simili ai farmaci oncologici, essi vanno presi in più dosi e agiscono per un periodo di tempo limitato (Prof. Giulio Tarro, virologo di fama mondiale). A corollario dell’incongruenza di cui sopra c’è anche il fatto che tali farmaci, i quali normalmente richiederebbero circa 4 anni di sperimentazione, sono stati rapidamente prodotti e autorizzati all’uso dai Parlamenti europeo e Italiano, rendendo immuni da conseguenze legali le case produttrici in caso di danni alle persone (a titolo di cronaca, rammentiamo che la Pfizer ha subito moltissimi procedimenti giudiziari per effetti avversi causati dai suoi prodotti).

   Nel novero delle cose indicibili vanno indubbiamente segnalato l’abituale ricorso ai DPCM che, in quanto atti giuridici secondari, sostanzialmente regolamenti amministrativi, certamente non possono modificare leggi ordinarie o addirittura principi costituzionali, certamente non a tempo indefinito, né indiscriminatamente su tutto il territorio nazionale (Sabino Cassese, Umbero Nordio, giuristi di chiara fama).

   Similmente giudicabili sono i provvedimenti che hanno inciso sull’economia nazionale, provocando una crisi economica senza precedenti con un PIL scivolato dal +0,1 di gennaio 2020 a -10 attuale, con un aumento del debito pubblico di 200 miliardi (rapporto debito/PIL al 160%), con la scomparsa del 20% delle partite IVA, con la creazione di sei milioni di cittadini indigenti e il declassamento a BBB- del nostro rating nazionale da parte delle agenzie preposte.

   Quindi, a ben vedere, siamo di fronte a ipotesi di reati, che vanno dal sequestro di persona, all’attentato alla Costituzione, ai crimini contro l’umanità; indiziato è un governo (ma l’opposizione non è esente da responsabilità) che spesso non dice la verità ai propri cittadini (ma è una pratica comune ad ogni governo e in ogni epoca), provocando un disastro economico e sociale per motivi certamente eccepibili, utilizzando uno strumento infallibile: la paura veicolata con un’informazione strumentale e a senso unico (“L’unica cosa che si deve fare per rendere schiave le persone è impaurirle, faranno tutto quello che vorrete” Hermann Goering al processo di Norimberga, nel1946).

   Sono certo che, prima o poi, i responsabili di tali comportamenti verranno giudicati con severità, ma l’elemento soggettivo di tali ipotesi criminose è doloso o colposo? Ad una valutazione speditiva delle qualità personali dei nostri governanti verrebbe da sostenere che i provvedimenti presi sono frutto della loro inadeguatezza culturale e politica, ma è possibile che il problema sia più complesso. Forse siamo di fronte ad un tentativo di mutamento radicale del nostro modo di vivere, peraltro teorizzato dalla globalizzazione, la quale prevede la scomparsa delle classi medie, con un 95% di compratori e un 5% di elite, ritenendo che la società del futuro sarà troppo complessa per essere governata da inaffidabili governi nazionali e regolata da arcaici principi di democrazia liberale.

L’obiettivo potrebbe essere quindi una svolta autoritaria e un controllo minuzioso del cittadino e delle sue attività, nella quale l’opinione diversa non è ammessa (“Chi ha dubbi sul vaccino sarà zittito e non avrà libertà di parola”, Andrea Romano, parlamentare del PD, che non risulta sia stato invitato a dimettersi o quantomeno censurato…). In questa direzione certamente vanno lo smart working, la didattica a distanza, l’e-commerce, la moneta elettronica e il distanziamento sociale, esse sono funzionali per impedire lo scambio d’idee tra le persone, tenerle separate, controllare i loro averi, i loro movimenti e tutta la loro vita, per il loro bene naturalmente. Con la paura facciamo accettare alle persone la mascherina che, all’aperto e in assenza di altri nelle loro vicinanze, obiettivamente non serve proprio a nulla, salvo umiliarle e assoggettarle a un astratto principio di disciplina comportamentale fine a se stesso. Con la paura gli facciamo credere che la notte sia favorente al virus e quindi tollerare il coprifuoco, provvedimento privo di qualsiasi ragione scientifica e che sia socialmente inaccettabile andare al ristorante, ricevere parenti, fare sport o portare a spasso il cane al chiaro di luna. In disparte, tutto questo impedisce la protesta, perché gli assembramenti sono vietati e c’è l’esercito in strada (e al diavolo, definitivamente, la Costituzione e la libertà). In definitiva, soltanto un sconsiderato può pensare di gestire in contemporanea l’emergenza economica e quella sanitaria ed è intollerabile intellettualmente sostenere che esiste un solo metodo per farlo.

   Abbiamo quindi visto che i reati ipotizzati sono fattispecie fondate e comprovabili, le loro conseguenze disastrose, le motivazioni aleatorie e inaccettabili; gli autori li abbiamo identificati e forse anche le finalità, ma chi c’è dietro, chi sono i veri mandanti? Di certo c’è solo che il potere reale non vive più nei palazzi istituzionali, che i vari governi nazionali sono composti da personaggi di dubbia caratura, manovrati da oscuri conglomerati di potere che non hanno confini nazionali, sono scevri da qualsiasi controllo e ragionano solo in termini di profitto.

   Se colleghiamo tra loro fatti e notizie di pubblico dominio (fonti open source), potremmo scoprire cose sorprendenti per il comune cittadino. Il laboratorio cinese di Wuhan è di proprietà della Glaxo, che possiede anche la Pfizer, delle quali Bill Gates è uno dei maggiori azionisti. Costui gestisce i propri affari mediante la società Black Rock (il più grande conglomerato finanziario al mondo con capitali per oltre 8000 miliardi di dollari), che cura anche gli interessi della Open Foundation Society (un gruppo di fondazioni filantropiche con capitali miliardari e interessi molteplici anche nelle più grandi banche e imprese italiane) di proprietà di George Soros (quello della globalizzazione…), questi gestisce la società Axa francese che, mediante la tedesca Winthertour, ha costruito il famoso laboratorio cinese di Wuhan (ma non era colpa del pipistrello che ha morso il pescatore cinese…?). Sì, ma tutto questo non riguarda l’Italia… Notoriamente, alcuni partiti italiani hanno consolidati legami con Soros, (il quale teorizza i liberi flussi migratori legalizzati dai provvedimenti legislativi da quelli votati forsennatamente), Renzi ha una fondazione che casualmente si chiama Open, alcuni uffici di Beppe Grillo sono ubicati a Londra in un palazzo collegato a Soros e pare che il comico si aggirasse con una mascherina sul volto già a dicembre 2019, infine, tra i maggiori produttori mondiali di mascherine e supporti medici anti coronavirus, c’è la Cina…

   Qualcuno sosterrà che quanto sopra scritto sia frutto di follie negazioniste (io sicuramente non nego che il virus esiste), che il Governo non sbaglia e agisce sempre per il bene dei cittadini (la storia c’insegna che non è così e non sapere cos’è accaduto nel passato ci costringe a rimanere bambini per sempre), in realtà credo che viviamo in tempi difficili per i quali è necessario essere preparati, come mi hanno rudemente insegnato i miei vecchi istruttori, sono fortemente persuaso che se affidiamo ad altri il nostro destino esso sarà gramo e non credo che, salvo presa di coscienza forte da parte dei cittadini, torneremo mai agli standard di vita precedenti, perché altre pandemie sono pronte quando questa sarà non ulteriormente utilizzabile. Occorre valutare serenamente fatti e situazioni e vedere per tempo dove portano scelte eccepibili, modificandole senza esitare.

   Ove ci sia qualche anima bella, trattandosi di un’ipotetica indagine, considero utile citare Arthur Conan Doyle (l’autore dei romanzi di Sherlock Holmes): “Eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.

   Infine, ma è solo un personale pensiero, notoriamente non canto la canzone dell’unanimità, se i miei anziani genitori fossero ancora vivi e abitassero in una regione diversa dalla mia, a Natale non li lascerei soli, qualsiasi cosa pensino o facciano Conte e i suoi sodali.

 

 

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