Viterbo VIDEO
Mauro Galeotti

                              Il prezioso altare della Madonna Liberatrice

I Facchini della Macchina di santa Rosa uniti nella Chiesa della Trinità cantano "Mira il tuo popolo", uno dei momenti solenni in cui i facchini sono vicino alla Madonna Liberatrice, liberatrice del popolo di Viterbo da infausti eventi come tuoni, piogge e i crolli.

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Ma perché "liberatrice"

La Madonna Liberatrice opera un inimmaginabile miracolo nella notte del lunedì di Pentecoste del 1320.

Infatti, l’immagine della Madonna ivi venerata, prese notevole importanza quando, il 28 Maggio 1320, la figura di Nostra Donna salvò i Viterbesi da una paurosa apparizione di demoni col corpo di corvi, nottole e aquile facendoli annegare nella pozza del Bullicame, dopo il voto espresso dal popolo.

Della Tuccia scrive: «Alli 28 di maggio fu il memorabile miracolo della Madonna santissima della Trinità che liberò Viterbo dalle mani de’ diavoli, di cui l’aria tutta era piena, e gridavano voler [s]profondare la città. 

Ma la Vergine misericordiosissima, che sta dipinta nella cappella di S. Anna, apparve a molti eremiti e incarcerati, omini da bene, dicendoli che andasse a quella cappella tutto il popolo con luminarie e sariano liberati. 

Correndo tutti della città con molta devozione, compunzione e penitenza conforme aveva comandato la Vergine pietosa, furno visibilmente veduti tutti demoni buttarsi con urli orrendissimi nel bullicame: e da tutto il popolo fu riconosciuta la similitudine della santa figura con la quale era apparsa la Madonna».

Per quel miracolo la Cappella di sant’Anna fu da allora detta della Madonna.

Tale fu la venerazione suscitata dall’inusuale fatto che la Magistratura cittadina, a spese pubbliche, nel 1320, fece realizzare in un masso d’argento, il rilievo della Città di Viterbo, pesante ben quattordici libbre, e lo donò alla Madonna per riconoscenza.

Lo ricorda anche Feliciano Bussi († 1741) e scrive, che fu ordinato da allora in poi, che quel dono fosse portato in processione ogni anno, nel secondo giorno di Pentecoste e «che fu appunto la prima processione, che incominciasse in Viterbo di tante, che ora ne vanno per la Città; essendosi particolarmente anche voluto, che in tal’occasione per memoria dell’orrenda tenebrosa oscurità della già descritta notte si formasse una frascata di rami di alberi, fra loro sì strettamente uniti, sicchè oscurar dovessero tutto quel tratto di via che si è dalla parte, che dicesi la Porticella fino alla Chiesa sudetta; la qual processione si seguita anche a nostri tempi [1740 c.], ma non già tale frascata, per essere stata la medesima da moltissimi anni addietro posta in disuso». 

Tratto da Mauro Galeotti: L'illustrissima Città di Viterbo, Viterbo, 2002

La Madonna Liberatrice ha assunto fin dal 1320 la funzione di protettrice civica dell'intera comunità viterbese.

 

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