Viterbo VIDEO di Dario Di Prospero
a cura di Mauro Galeotti

1967 Volo d'Angeli fermo (Archivio Mauro Galeotti)
In questo gioiello nascosto chiamato Tuscia si erge una tradizione tra le tante presenti nel territorio che non solo cattura completamente la città capoluogo ma svetta su tutte per altezza, 28 metri, peso, almeno 4500 kili, e trasporto, patrimonio immateriale dell’Unesco: la Macchina di Santa Rosa.
La più bella è sempre l’ultima.
Quella che i facchini hanno appena portato, il costruttore appena realizzato e quella che l’ideatore ha appena creato.
Tradizione centenaria, amore di una città.
L’unica cosa di fronte alla quale gli orticelli di ognuno diventano un unico giardino e nessuno vuol fare il furbetto.
“Siamo tutti d’un sentimento” ripetono figure istituzionali e cittadini. La Macchina attuale, Gloria, disegnata da un già facchino alla sua seconda fatica come disegnatore, Raffaele Ascenzi.
Il giorno del trasporto, il 3 settembre di ogni anno, tutto si ferma, la città diventa quella cosa inanimata intorno ai facchini ed al loro peregrinare.
Fra tutte, una spunta nella memoria di tutti all’evocare il trasporto: il volo degli angeli.
La macchina più duratura, 11 anni, quella con più alti e bassi.
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Scopriamo insieme la Macchina di Santa Rosa, quella che ha un posticino speciale nel cuore di ogni viterbese.
La Macchina di Santa Rosa ha una tradizione secolare con il primo bozzetto conosciuto datato al 1690; non è però nostra intenzione scavare così a fondo nelle pieghe del tempo, ci concentreremo con questa serie di post “solo” su quelle dell’ultimo secolo, una al giorno a partire da oggi fino al 3 settembre, quando rivedremo Gloria in tutto il suo splendore.
Partiamo comunque col botto perché probabilmente quella di oggi è la Macchina, quella che i Viterbesi sentono più loro, narrata dai nonni, amata dai facchini, leggendaria per chi sente la festa; avrete capito che stiamo parlando di Volo d’Angeli, Macchina realizzata su progetto di Giuseppe Zucchi e vincitrice del bando di concorso per il 1967; la Macchina era rivoluzionaria per l’epoca perché strutturalmente capace di raggiungere i 30 metri d’altezza e in più coniugava moltissime delle caratteristiche architettoniche della nostra città, rendendola così pinnacolo sintetizzatore di tutta Viterbo.
Il primo trasporto di Volo d’Angeli lo ricordiamo anche perché fu l’unico trasporto della Macchina che non si concluse a Santa Rosa, ma alla fine di Via Cavour; difficile oggi dire se fu a causa dell’eccessivo peso o altezza o perché erano stati scelti facchini non adatti al compito; il trasporto del ’67 fu dunque doppiamente importante per le sorti future della nostra celebrazione sia per la rivoluzione architettonica della Macchina stessa sia perché pose le basi per la costruzione del Sodalizio dei Facchini che oggi è garanzia della Festa stessa, ma anche perché si iniziò a porre più attenzione alla sicurezza, alla ricerca del materiale più leggero ma tecnicamente adatto.
Io, da giovane viterbese, ricordo mio nonno che si dilettava a scrivere canzonette, una la scrisse proprio su Santa Rosa; un verso della sua canzone mi pare facesse “mi ricordo, quando passava il Volo degli Angeli… si fermavano anche le rondini”; oggi in pochi possono dire di aver avuto l’onore di aver visto la magnificenza di quel pinnacolo ma la sua immagine è comunque vivida in ogni viterbese.
Il video è preso dal canale Youtube "Via degli Artisti".
da Viola Vagnoni Facebook
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