Foto di Andrea Stefano Marini Balestra
Andrea Stefano Marini Balestra
Ieri sera nel Teatro Romano di Ferento è andato in scena la sintesi teatrale del complicato romanzo “Il piacere”, opera giovanile semiautobiografica, di Gabriele d’Annunzio, magistralmente resa da Fausto Costantini che si è cimentato nell’impegno certo non facile di sintetizzare uno scritto del grande autore abruzzese.
L’interpretazione di Debora Caprioglio, l’Elena Muti del romanzo che racconta la storia amorosa che la lega ad Andrea Sperelli personaggio “tipo” della Roma umbertina da poco capitale del Regno d’Italia, ma già piena dei vizi della nuova società alto borghese che l’abitava. Infatti, i protagonisti dell’opera dannunziana erano personaggi dell’epoca e di quella società nella quale il giovane D’Annunzio aveva vissuto.
Un inno al piacere, all’erotismo ed alla seduzione mirabilmente sublimato dal “Vate” cioè quel nuovo spirito di vita che emergeva nella Capitale in pieno contrasto con il costume ancora bigotto dell’epoca, comunque divenuto prorompente dopo che nei secoli precedenti la Città eterna era stata dominata da rigidi canoni cattolici in ossequio ai dettami dello Stato pontificio.
La messa in scena di Costantini, nello scarno proscenio dell’azione teatrale inizia con un intrigante grande lenzuolo bianco fatto ondeggiare dagli attori e maggiormente dal vento che spirava gagliardo nella bella serata estiva di Ferento, ma che, purtroppo, anche faceva svanire la recitazione intensa ed appassionata della Caprioglio in contrasto con quella del suo innamorato Andrea Sperelli, raffigurato come invecchiato e dimesso, vittima perduta nella seduzione di Elena.
La vis artistica di Deborah Caprioglio ben mette in luce ciò che l’autore del romanzo intendeva sottolineare e cioè, quella della particolare emancipazione femminile che porta l’uomo alla rovina. La donna astuta e l’uomo bamboccio. Una storia che da Adamo ed Eva si ripeterà sino alla fine dei tempi.
Bravo l’autore dell’odierno testo teatrale che ha colto la sintesi del pensiero dannunziano.
Era un’occasione da non perdere quella di assistere alla rappresentazione, comunque destinata a palati fini amanti della prosa.
























