Tuscia in pillole
Vincenzo Ceniti

Sposalizio della Vergine di Lorenzo da Viterbo, copia eseguita da Pietro Vanni, rimesso in sito nella Sala Rossa di Palazzo dei Priori a Viterbo dopo l’intervento conservativo
Ogni occasione è buona per parlare di Pietro Vanni (1845-1905) di cui più volte ci siamo occupati in questa rubrica “Tuscia in pillole”.
Ritorniamo sull’argomento dopo aver appreso che nei giorni scorsi la storica dell’arte Valentina Fiorito ha discusso la tesi, con 110 e lode, sull’’intervento conservativo da lei condotto sullo Sposalizio della Vergine di Pietro Vanni, a conclusione del percorso di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, presso l’Università della Tuscia.
La copia del celebre affresco di Lorenzo da Viterbo (1469) - che ammiriamo nella cappella Mazzatosta della chiesa locale di Santa Maria della Verità - si trova attualmente nella Sala Rossa di palazzo dei Priori ed è un documento prezioso per alcuni particolari della scena che col tempo si sono perduti. Va ricordato che le pitture di Lorenzo vennero frantumate dallo spostamento d’aria di una bomba caduta sulla chiesa nei 1944 e recuperate dopo un accurato restauro che ha fatto scuola.
La copia del Vanni firmata e datata 1889 fu eseguita dopo il matrimonio con Angela Bevilacqua, vedova Calabresi, che gli assicurò una dote provvidenziale.
Si disse che al Vanni mancava uno stile immediatamente riconoscibile, se non per quella ricorrente patina di dolce mestizia che avvolge molti dei suoi lavori, soprattutto gli affreschi (1880-1885) commissionatigli dal Comune nella chiesa cimiteriale di San Lazzaro a Viterbo, oggi purtroppo sempre più sbiaditi e ammalorati.
Fedele alla scuola accademica di Cesare Maccari, Pietro Vanni aveva l’atelier a Roma in via Margutta, ma d’estate frequentava spesso lo studio di via Valle Piatta a Viterbo e la villa del Merlano nei pressi di Belcolle dove si contornava di animali - perfino un serpente - a dimostrazione di un carattere estroverso e sensibile. Oggi la villa appartiene agli eredi del prof. Luigi Ciarpaglini.
Tra i suoi allievi c’erano Corinna e Olga Modigliani, cugine di Amedeo Modigliani. Oltre alla pittura Vanni coltivava l’arte della ceramica, del ferro battuto e nell’ultima stagione della sua vita delle acqueforti. In questo campo fece tesoro di passate esperienze e di una più solida maturità artistica. Nelle sue incisioni affiorano i paesaggi intorno al Merlano, tronchi irregolari, radici ritorte, filari di pini e di vigneti.
Da ricordare il rifacimento da lui progettato nel 1899 della facciata del palazzo Calabresi su via Roma a Viterbo che era stata imbruttita da una logora tettoia addossata ad una vecchia torre. La ingentilisce con una loggia neo-trecentesca ed una finestra rimossa da una vecchia casa di via Saffi.
Nella pittura di genere si fa notare per una sensuale “Odalisca” (casa privata a Oriolo Romano) premiata all’esposizione di Belle Arti di Rovigo (1877). Non eccelle nella ritrattistica dove si cimenta tuttavia in un autoritratto, nel ritratto della moglie Angela Calabresi (1884-1885) e in quello di un contadino.
Si disse che era convenzionale nell’uso della luce. Può darsi, ma la lamina lucente che guizza nella prigione sotterranea del Battista nella “Decollazione” (1881, Santa Maria della Quercia) a squarciare il buio tetro è vibrante, come lo sono nello scenario brunito dei “Funerali di Raffaello” (1899, nei Musei Vaticani) i volti dei paggi infiammati dai ceri che stringono in mano.
Lugubre la “Deposizione” (1876), oggi nel Museo del Colle del Duomo di Viterbo. Luminosa la “Madonna dei gigli” (datazione incerta) nella stanza del Prefetto di Viterbo. E’ scomparsa dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale “La peste di Siena” (1883), forse l’opera più rappresentativa del pittore viterbese.
Pietro Vanni morirà di polmonite a Roma, a sessant’anni il 30 gennaio 1905. L’anno successivo il Comune di Viterbo fece realizzare nella chiesa cimiteriale di San Lazzaro un’edicola funebre dedicata al Maestro, riproduzione di quella cinquecentesca nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma dove si svolsero i suoi funerali.
I relatori della tesi di Valentina Fiorito sono stati i proff. Lorenza D’Alessandro, Matteo Rossi Doria e Silvia Cecchini. Correlatori interni la Maria Ida Catalano, Claudia Pelosi. Quelli esterni, Luca Lanteri e Giorgia Agresti.
Sarebbe interessante ascoltare dal vivo la neo laureata, magari in una conferenza, per meglio comprendere come il dipinto di Vanni non è una semplice copia a grandezza naturale del celebre Sposalizio della Verità, ma un vero “documento” che testimonia il suo stato di conservazione.






















