La pergamena del Conclave più lungo della storia, Viterbo 8 giugno 1270, dal Palazzo papale scoperchiato

Paolo Giannini

Viterbo, una capitale del XIII secolo
La Città della scienza
sono i due titoli di un servizio pubblicato dalla rivista Medioevo in questo mese di settembre 2021.

Il primo articolo: La nascita del Conclave di Agostino Paravicini Bagliani espone, molto bene che : “La storia delle elezioni pontificie visse una svolta decisiva nella città della Tuscia, a partire dal 1269. Quando, visti gli indugi, i cardinali furono di fatto privati della libertà e chiusi “cum clave” nel palazzo papale, affinché trovassero finalmente l’accordo sul nome del titolare della cattedra di Pietro che fu individuato solo nel 1271 in Gregorio X.”

Tra l’altro si apprende che molto consistenti erano ”i vantaggi (vedi la Roma odierna.! Nota d.A)“ economici derivanti dalla presenza della corte papale che, vivente il pontefice, era fonte di ricchezza e prosperità. (Vedi la Roma odierna! N.d.A)

“Basti pensare che, per esempio, gli affitti aumentavano del 300 per cento.”

L’autore si sofferma poi sulle misure, divenute leggi canoniche, prese proprio da Gregorio X nel concilio di Lione con la bolla Ubi periculum e i diversi modi di metterli in pratica dopo la morte di vari pontefici fino a giungere all’anno 1298 quando Bonifacio VIII “inserì la costituzione gregoriana nel Liber Sextus conferendole così una solenne conferma. Da allora… la chiusura in conclave fu sostanzialmente rispettata fino ai giorni nostri.”

Il secondo articolo: La Città della scienza di Luca Salvatelli non è meno interessante e può renderci veramente orgogliosi tanto più che il pontefice promotore altri non è che Giovanni XXI che ha ricordo e riposo eterno nella tomba conservata nel nostro Duomo.

Il servizio ha diverse illustrazioni tra cui, un interessante disegno (sec. XIII) su pergamena raffigurante la processione in onore del nuovo papa, ripreso dal cerimoniale di Gregorio X.

Molto bella anche la pianta prospettica policroma di Viterbo, un affresco realizzato su cartone di Ignazio Danti (1580-1585), conservato nella Galleria delle Carte geografiche della città del Vaticano.

Un piccolo neo è la foto del sepolcro di Giovanni XXI che non è ben visibile e si confonde con il ciborio marmoreo rinascimentale della parete di fondo. Né si leggono i versi che Dante, ben cosciente del suo valore di studioso, pone in Paradiso XIII vv. 136 -137 tra i dodici spiriti sapienti.

Un’ultima considerazione: molti studiosi asseriscono che la sostanza della bolla “Ubi periculum” sia dovuta al pensiero del nostro Bonaventura da Bagnoregio che proprio a Lione morì e che del suo corpo nulla rimane tranne l’ulna del braccio destro conservata nel duomo di Bagnoregio.

Processione con la reliquia di san Bonaventura nel braccio d'argento anni '80 del 1900 (Archivio Mauro Galeotti)

L’ulna del braccio destro di san Bonaventura conservato nel duomo di Bagnoregio

Il primo di questo mese è ricorso il 750mo anniversario della fine del grande conclave… ma chi se n’è accorto. Non certamente Viterbo!




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