
A quei tempi doveva essere un’emozione vederli decollare dalle sponde del lago: idrovolanti dalla linea dinamica, discendenti di quello stile che aveva coniugato i miti di Dedalo e dell’eroismo pionieristico in una perfetta plasticità delle forme.
Siamo a Bolsena, incantevole borgo medievale sulle sponde dell’omonimo lago vulcanico, il più profondo d’Europa, a mezz’ora di strada da Viterbo e in quel tratto di alto Lazio che strizza l’occhio all’Umbria e che solletica i confini meridionali della Toscana.
Qui, negli Anni Venti del XX Secolo, la Regia Marina scelse di installare la sua Regia Scuola Idrovolanti (con quella di Foggia una delle più importanti), in un’area che si chiama ancora hangar dal nome delle grandi strutture in cui gli apparecchi venivano posti al sicuro, pronti per essere curati da abili tecnici manutentori.
All'entrata in guerra nel 1917 gli Stati Uniti non possedevano un servizio aereo consistente, ma diversi piloti avevano fatto esperienza in altri eserciti, come quelli che avevano volato con la Escadrille Lafayette N. 124 sul fronte francese; questo reparto diventerà poi il 103º Aero Squadron.
Per espandere rapidamente i quadri venne deciso di istruire i nuovi piloti direttamente in Europa.
Il 21 dicembre 1917 il contrammiraglio Sims, comandante delle forze navali statunitensi in Europa, incaricò il tenente di vascello pilota John Callan, comandante della United States Naval Air Station Île-Tudy, di individuare delle possibili sedi per una scuola di pilotaggio in Italia.
Una missione partì quindi per Roma dove incontrò anche l'allora tenente di vascello Mario Calderara, precursore del volo in Italia.
Venne scelta per i piloti dell'US Army la scuola di pilotaggio dell'Esercito a Foggia, dove si addestrò anche l'allora maggiore Fiorello La Guardia, e la stazione idrovolanti del Lago di Bolsena per i piloti della Marina.






















