Pianiano


Mario Olimpieri

Pianiano, frazione di Cellere, fu in passato un comune autonomo, le cui vicende storiche furono strettamente legate a quelle di Cellere, dal quale dista appena cinque chilometri.

A testimoniare le origini remote del centro, la tradizione orale narra di una leggendaria regina etrusca, qui sepolta, la cui tomba ipogea (sotto terra) sarebbe collocata sul luogo più alto da cui si scorge l’abitato. Riguardo all’origine del toponimo (nome del luogo) si può ipotizzare una sua derivazione dal latino “planum Dianae” (pianura dedicata a Diana), da cui, attraverso le forme Plandiana o Piandiana, Planiana, Pianiana, si giungerebbe alla dizione odierna Pianiano.

Le prime notizie certe relative al centro risalgono al 1214, anno in cui Gualtieri e Tomascio, signori di Pianiano fecero atto di sottomissione a Viterbo; tuttavia il castello fu soggetto anche a Tuscania, città alla quale prestò giuramento nel 1270. 

Nel 1354, all’epoca della Restaurazione albornoziana del potere pontificio, Cola di Nino, della famiglia Farnese, era signore di Pianiano e giurò fedeltà per quel castello al Legato papale presso Montefiascone. Successivamente Pepone di Pianiano risulta assolto (assieme ad Antonio Francesco di Cellere) dal papa Bonifacio IX nel 1396. Nell’anno 1416 troviamo i Senesi alleati con i signori di Farnese, con Anton Francesco signore di Cellere e con Pietro e Cola di Pepo di Pianiano in una guerra condotta contro Bertoldo conte di Pitigliano in cui capitano generale dell’impresa fu Ranuccio Farnese, il capostipite del ramo locale della famiglia omonima. 

All’epoca del Pontificato di Innocenzo VIII, nel 1491, metà di Pianiano risulta venduta da Pierluigi Farnese, padre del card. Alessandro e di Giulia, a Nicola Orsini, conte di Pitigliano; successivamente venne riacquistata dal card. Alessandro Farnese con istrumento del 23 marzo 1501. Se la signoria farnesiana sul feudo appare confermata ancora nel 1461, sotto Pio II, al principio del XVI secolo essa aveva già ceduto il posto al dominio Orsini, giacché nel 1519 i castelli di Cellere e Pianiano risultano assegnati in dote alla duchessa Gerolama Orsini di Pitigliano in occasione del suo matrimonio con Pier Luigi Farnese.

Allorché nel 1537 Paolo III Farnese decretò la costituzione del Ducato di Castro, in favore del figlio Pier Luigi, Cellere e Pianiano non risultano menzionati nella bolla istituiva, tuttavia facendo già parte dei beni della casa Farnese è evidente che i due feudi vi furono compresi sin dall’inizio, seguendone poi tutte le successive vicende sino all’epilogo finale. Quando nel 1649 Castro fu distrutta, per volere di Innocenzo X, anche Pianiano, come Cellere e gli altri territori del Ducato, fu incamerato dalla Camera Apostolica entrando a far parte del nuovo Stato di Castro, con centro a Valentano, e dovendo risarcire le spese sostenute dal papa nella lunga guerra contro il Ducato.

Del felice periodo vissuto sotto il dominio Farnese è testimone lo Zucchi, podestà di Pianiano nel 1597, il quale afferma che a quell’epoca oltre al nucleo antico “piccolo luogo richiuso”, vi era un borgo fuori …più grande di quello di dentro e che “l’offizio” (il servizio, l’amministrazione) di Pianiano era migliore di quello di Cellere. 

Con la caduta di Castro anche per Pianiano ebbe inizio una fase di inarrestabile declino, caratterizzato da ricorrenti carestie ed aggravato dall’avvicendarsi di affittuari che, con il pretesto di dover saldare i debiti contratti dalla casa Farnese, ne sfruttavano senza scrupoli le risorse affamando per lungo tempo la popolazione locale.

L’acuirsi del fenomeno dello spopolamento impose l’unione del comune con il vicino municipio di Cellere per “poter godere del Monte Frumentario, esenzioni e privilegi ed altro che godono i Celleresi”: la decisione venne presa nella seduta consiliare del 6 marzo 1729; alla stessa risoluzione pervennero poco dopo i Celleresi e la richiesta venne accolta da Benedetto XIII e suggellata con Breve del 28 novembre 1729. Lo statuto della nuova comunità prevedeva la partecipazione di DUE RAPPRESENTANTI DI PIANIANO alle sedute consiliari.

Divenuto un castello ormai quasi completamente spopolato, Pianiano tornò a rivivere nel 1756, allorché Benedetto XIII vi mandò una colonia di Albanesi (218 individui) fuggiti da Scutari in seguito alle persecuzioni turche. Furono loro assegnati in enfiteusi perpetua circa 200 ettari di terreni incolti (Bandinella, Sterpaglie, Cerqueto), ma allorché questi vi fecero ritorno nel 1761, dopo essersene momentaneamente allontanati per le gravissime condizioni di vita, trovarono una forte ostilità da parte sia dei nuovi affittuari che dei Celleresi stessi, riuscendo a rientrare in possesso delle terre loro spettanti solo dopo un contenzioso decennale ampiamente documentato negli “Atti processuali della comunità di Cellere e Pianiano”. Delle 45 famiglie iniziali ne erano rimaste solo 24, alcune delle quali emigrarono successivamente nei paesi vicini per trovare condizioni di vita accettabili.

Nel 1788, il feudo di Pianiano fu concesso da Pio VI in enfiteusi al marchese Casali Patriarca insieme con Cellere e Tessennano.

Podesteria autonoma fino al 1729 e successivamente compresa in quella di Cellere, dipendente dalla Giudicatura di Valentano, durante la parentesi del dominio francese il comune fu ascritto inizialmente, in forma autonoma, al dipartimento del Cimino, cantone di Valentano (1798-1799), per passare poi, unito a Cellere, al cantone di Canino, dipartimento del Tevere, circondario di Viterbo (1810-1815). Con la Restaurazione e la riforma del 1816 Pianiano entrò a far parte della delegazione di Viterbo, distretto di Viterbo, dapprima come appodiato (negli stati pontifici, frazione del territorio comunale facente capo a un villaggio) di Canino, poi, dalla fine del 1817, come appodiato a Cellere, podesteria dipendente dal Governo di Valentano. Nel riparto territoriale del 1827 la podesteria di Cellere con Pianiano risulta assegnata al Distretto di Civitavecchia, dipendente dal governo di Toscanella: tale situazione resterà pressoché immutata sino alla caduta della Stato Pontificio.

Dopo l’annessione al Regno d’Italia, Pianiano, divenuto frazione di Cellere, appartenne alla provincia di Roma fino al 1927, anno in cui passò alla neoistituita provincia di Viterbo. 

 

 

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