
Il piccolo Santuario della Madonna del Giglio a Ischia di Castro
Vincenzo Ceniti
A parte quelle della Quercia (Viterbo), del Fiore (Acquapendente), del Monte (Marta) e Liberatrice (Viterbo), acclamate da sempre, sono diffuse in vari angoli della provincia numerose devozioni mariane secolari di cui si parla poco e che meritano di essere meglio conosciute.
NEVE
(Castiglione in Teverina)
La Madonna della Neve deve il suo nome al culto che si diffuse in seguito alla straordinaria nevicata di Roma del 5 agosto 352 e alla conseguente costruzione della basilica di Santa Maria Maggiore, voluta dal pontefice Liberio. A Castiglione in Teverina esisteva sul portone di un muro di cinta del podere “Lolle”, lungo la strada per Baschi, un affresco quattrocentesco della Madonna col Bambino, oggetto di particolare venerazione per i prodigi compiuti. Agli inizi del Cinquecento venne edificata nei pressi del podere una chiesetta campestre e sull’altare maggiore fu collocata quell’immagine miracolosa che, in relazione al culto di santa Maria Maggiore, particolarmente diffuso nella zona, venne chiamata “Santa Maria ad Nives” (Madonna della Neve). Il dipinto di anonimo, riferibile alla seconda metà del XV secolo, rappresenta la Vergine a mezza figura con il Bambino in braccio che succhia il latte dal seno nudo.
La mattina del 5 agosto di ogni anno si svolge la solenne processione che, dalla parrocchiale dei
Santi. Giacomo e Filippo nella piazza centrale del paese, raggiunge la chiesetta della Madonna della Neve all’estrema periferia verso la strada per Viterbo. All’arrivo, il corteo è accolto dal suono di un tamburo. Si svolgono, poi, le funzioni religiose. Nel pomeriggio vengono organizzati alcuni giochi popolari, come quello del “pignatto”, con la banda musicale e la distribuzione a tutti dei tipici biscotti castiglionesi, insieme a vino locale e cocomero. Nei tempi passati la festa volgeva spesso a qualche degenerazione a base di laute libagioni, pagate con le offerte dei fedeli, cui partecipavano i sacerdoti di Castiglione e i nobili del paese, mentre il popolo era pronto a rallegrare tutti con la disputa del palio. Ci volle, nel 1699, l’intervento del vescovo Ulrico Nardi per eliminare il pranzo e contenere le licenziose “ricreazioni”, onde ricondurre la festa a più sani propositi.
GIGLIO
(Ischia di Castro)
A “difesa del Castello d’Ischia” c’è anche la Madonna del Giglio. La leggenda narra che un giovane pastore, mentre era alla ricerca di alcuni agnelli del suo gregge presso il fosso Cellerano nella campagna di Ischia di Castro, vide una bellissima donna che allattava il suo bambino, tra gigli fioriti. La donna, che si rivelò come la madre di Dio, indicò al giovane gli agnelli smarrirti e gli chiese di far erigere in quel luogo un santuario intitolato alla “Madonna del Giglio”. Ella si sarebbe proclamata a “difesa del Castello d’Ischia”, e stabilì che la sorgente nei pressi del fosso non si sarebbe mai essiccata. Il sacello venne costruito, inglobando la sorgente e l’affresco della miracolosa immagine della Vergine. Successivamente venne realizzata una struttura, coperta da volte a vela costolonate, che racchiude l’edicola votiva e, più tardi ancora, fu sistemato un atrio coperto per accogliere fedeli e pellegrini. Il santuario è oggetto di grande venerazione e la “Madonna del Giglio”, patrona del paese, viene festeggiata, ogni anno, la domenica più prossima all’8 settembre, con una solenne processione.
CAVA
(Latera)
L’ultimo miracolo, in ordine di tempo, l’ha compiuto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, attirando sulla chiesa campestre a lei dedicata (poco distante dall’abitato di Latera) tutte le bombe degli aerei anglo-americani e salvando, così, il paese. La chiesa, che custodiva una sacra immagine quattrocentesca dipinta su tegola della Madonna col bambino e l’uccellino (oggi nella parrocchiale del paese), venne probabilmente costruita alla fine del Quattrocento. Si trova poco fuori dell’abitato di Latera, presso una vecchia cava di zolfo. Conserva nel catino absidale un affresco del 1612 (Annunciazione) e si raggiunge attraverso una tagliata etrusca. La venerazione per la Madonna della Cava è molto sentita dalle popolazioni del posto che la onoravano l’8 settembre con la Messa e il Vespro. Oggi si festeggia il 13 giugno nell’anniversario dei bombardamenti.
POGGIO
(Lubriano)
Il parroco nomina ogni anno la “Signora della festa”, una ragazza nubile del paese che ha il compito di sovrintende alla gestione del tempio votivo di Maria SS. del Poggio a Lubriano (apertura e chiusura, pulizie, addobbi, fornitura delle ostie, ampolle dell’acqua e del vino, incenso ecc.) e di custodire in casa per un anno, su un altarino, un quadro settecentesco con l’immagine della Vergine e lo stendardo della Madonna. Il giovedì precedente l’Ascensione, la “Signora” riunisce presso la sua abitazione alcune amiche per la preparazione dei panettuzzi: pasta di pane azzimo sagomata con un ditale in tanti cerchietti per piccole composizioni a forma di fiore. Considerati efficaci contro taluni dolori, i panettuzzi vengono benedetti e distribuiti ai fedeli dopo la Messa della domenica successiva al termine della processione, su un tappeto di fiori, che dalla chiesa di San Giovanni Battista raggiunge il tempio votivo di Maria SS. del Poggio. Molti i simboli processionali: lo stendardo della Madonna (portato dalla “Signora” e dalle sue compagne), il “dono” (cero offerto alla Madonna dagli emigrati lubrianesi in America), le confraternite (SS. Sacramento, Sant’Antonio abate e Madonna del Poggio), il gruppo di uomini e donne scalzi (le donne sono vestite di nero con il volto coperto da un velo) e la banda musicale.
VITTORIA
(Montalto di Castro)
Viene ricordata a Montalto di Castro l’ultima domenica di aprile con la Messa e la processione in cui viene portata la copia ottocentesca del quadro della Madonna della Vittoria, fortuitamente rinvenuta, secondo la leggenda, nei pressi dell’antico porto delle Murelle. L’originale del quadro (XV-XVI secolo) è oggi custodito nella chiesa di Santa Croce di Montalto. Un’immagine del tutto simile si trova nella chiesa dei Cappuccini di Montefiascone. Alla processione prendono parte, oltre al clero e alle confraternite, anche le “Sorelle della Madonna della Vittoria”.






















