Il campanile della Chiesa di santa Maria della Cella negli anni '30 (Archivio Mauro Galeotti)

Mauro Galeotti, dal libro "L'illustrissima Città di Viterbo", 2002 e aggiornamenti

In Via san Clemente a Viterbo il campanile a pianta quadrata che si innalza a fianco della Loggia papale appartiene alla Chiesa di santa Maria della Cella, importante area che l'assessore del Comune di Viterbo, Laura Allegrini, si propone di recuperare per una destinazione culturale. 

Per cella si intende un ospizio di frati dipendente da altro monastero, infatti appartenne al Monastero di Farfa.

Si ritiene costruita verso il 775; dell’antica chiesa, posta sul dirupo del Colle del Duomo, non rimane che questo campanile di stile longobardo, restaurato nel 1971.

Risale alla seconda metà del secolo VIII o alla prima metà del secolo IX ed è il più antico, di considerevoli proporzioni, che si conosca. Si hanno notizie certe della chiesa nel Regesto Farfense dall’anno 805 al 1051.

Nel 920 ha rendite derivanti dall’affitto di un terreno presso il casale Fagiano.

Quando Viterbo non aveva ancora una sede comunale, nel 1148 la curia consulum si riuniva nella chiesa.

Alla fine del XIII secolo la chiesa fu abbandonata dai monaci farfensi, e nell’ottobre del 1300 papa Bonifacio VIII ne trasferì le rendite alla Mensa vescovile

Nella Contrada Palazzolo, al di fuori delle mura di Pianoscarano, intorno alla metà del XIV secolo erano alcuni orti appartenuti alla chiesa, che dipese da Farfa fino al 1333.

Nel 1336 il vescovo Angelo Tignosi permutò una casa in contrada San Faustino con un'altra presso il duomo di san Lorenzo e la fece demolire per creare una piazza con ingresso alla chiesa.

La chiesa subì ingenti danni per il terremoto che colpì Viterbo nel 1349.

Col tempo fu abbandonata e cadde in disuso, sulle sue rovine nel 1470 il vescovo di Viterbo Pietro Francesco Gennari (1460 - 1472), ne eresse un’altra più grande sotto il nome di santa Maria del Popolo, ma non conservò tale nome, fu poi unita all’Ospedale.

Nel 1472 nella chiesa venne costruita l’edicola del santo Sepolcro del Salvatore. Per iniziativa di frate Giovanni da Pontremoli, cappuccino, nel 1550 vi fu istituita la Confraternita della ss. Concezione detta anche di santa Maria della Cella che vestiva di sacco bianco con mozzetta turchina poi, il 6 Novembre 1551, il vescovo Sebastiano Gualterio concesse la chiesa in enfiteusi a detta Confraternita, la quale aveva per fine caritatevole il sovvenzionamento ai poveri, alle vedove e agli esposti, inoltre provvedeva ogni anno alla dote di una giovane sposa.

L'8 settembre 1567, grazie al canonico Alcide Tignosini, Ottaviano degli Spiriti donava alla chiesa le reliquie della Terrasanta ereditate dallo zio vescovo di Cesena e Patriarca di Gerusalemme.

Nel 1576 la Confraternita si aggregò all’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione di san Lorenzo in Damaso di Roma.

Nel 1605 la chiesa minacciava rovina così si ricostruì dalle fondamenta e dell’antica rimase ancora una volta solo il campanile, fu anche restaurato un caposcala per il quale il Comune concesse dieci scudi.
 
La facciata della chiesa, che era in origine rivolta dinanzi al Palazzo vescovile, fu spostata nel lato opposto verso l’Ospedale.

Per quanto riguarda le campane si ha notizia che nel 1558 la chiesa aveva in uso la sola campanella del Vescovato, che fu richiesta indietro dal cardinal de Gambara nel 1569, così da doverne prendere un’altra, costata quindici scudi, alla Chiesa di santa Maria Nova.

Nel 1581 vi era un altare dedicato alla Madonna e nel 1622 è nominata una Cappella alla Concezione. 

In un inventario del 1639 la Confraternita di santa Maria della Cella possedeva un Crocifisso con tre paliotti di velluto cremesino e due stendardi.

Circa quest’ultimi, nel 1605, Ludovico pittore li restaurò e nel 1606 furono concessi cinque scudi a Camillo Donati, pittore maceratese, per lavori fatti al gonfalone. In seguito nel 1643 a Giovanni Battista Vittori venne commissionata una lampada in argento, per la spesa di sei scudi.

Nella visita del cardinale Brancaccio del 1649 questi dispose che fosse dato un ordine alle reliquie ivi conservate.

L’anno seguente fu aperta una vertenza col pittore Anton Angelo Bonifazi (1627 - 1699) per lo stendardo e nel 1671 si deliberò di farne uno nuovo commettendolo a Francesco Ciaci.

Monsù Natale assunse l’obbligo di costruire, nel 1655, una cappella nella chiesa per ordine di Angelo Angelucci e due anni dopo Giovan Battista Pettirossi elargì alla Confraternita centocinquanta scudi.

Ho un foglio stampato a Viterbo dalla Tipografia Donati ove leggo:

Il dì 8 Decembre 1885 / ricorrendo la solennità / della Concezione di Maria Ss.ma / nella Ven. Archiconfraternita della Cella di Viterbo / i fratelli deputati / Antonio Araccomanda, Domenico Baglioni, Vincenzo Gara / Boni Emmanuele, Giacomo Terzoli, Giuseppe Gregori / Mattioli Giovanni, Frattini Paolo, Salvatore Corbucci / Marzi Giovanni, Mattioli Valentino / offrono / terzine [seguono sei terzine e la sigla] / S.C.

Nel 1891 la confraternita dell’Immacolata Concezione venne soppressa e spogliata dei suoi beni. 

Negli anni ‘70 del secolo passato, la chiesa era adibita a legnaia per l’Ospedale e poi a sede dell’inceneritore, vi erano ancora visibili alcune pitture non più facili da distinguere a causa del vandalismo di coloro che vi appoggiarono frasche e rami d’albero per il fuoco, graffiando e deturpando quel poco che era rimasto.

Si notava ancora la posizione dell’altare maggiore e, al piano superiore, essendo la chiesa stata dimezzata nel senso dell’altezza in due piani, sono nel soffitto le capriate dove avanti ad ogni monaco è inchiodata una tavola sagomata a forma di angelo con su dipinto, appunto, un angelo.

Oggi, il lato della chiesa verso Piazza san Lorenzo è stato impegnato dai lavori di realizzazione dell’ascensore che sale dalla Valle di Faul per raggiungere il Palazzo papale e i monumenti adiacenti.

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Archivio diocesano di Viterbo, Fondo della Confraternita della Concezione o Santa Maria della Cella

Una confraternita della Concezione è testimoniata in S. Maria della Cella (1550) e una in S. Egidio (citata nel 1554, tra il 1557 ed il 1577 si trasferisce in S. Antonino per poi tornare in S. Egidio). Nel 1612-22 è presente nella chiesa della Concezione della B.V.Maria. si occupa di assistenza ai poveri, alle vedove, agli esposti e Dotazioni alle zitelle.

DESCRIZIONE

STORIA DEGLI ORDINAMENTI

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