Boccale eseguito a Viterbo nel XV secolo
Alla fine dell'articolo, in galleria, sono 52 foto di ceramiche dell'Alto Lazio

Mauro Galeotti

La Chiesa di san Niccolò delle Vascelle era a Viterbo in Piazza della Pace, ma cosa sono le vascelle?
Sono un tipico boccale in “maiolica” in uso nel Medioevo di cui Viterbo fu protagonista con Orvieto, Acquapendente, Faenza e altre città in Umbria e in Toscana.

Vascella deriva da vascellaro, ossia tornitore di vascelle erano usate soprattutto per contenere e mescere il vino a tavola. Ma ecco la storia della chiesa e qualche nota sui vascellari viterbesi.

Massimi cultori della ceramica nella nostra terra sono gli amici Romualdo Luzi e Guido Mazza.

Chiesa di san Niccolò delle Vascelle (dal mio libro "L'illustrissima Città di Viterbo, Viterbo, 2002

La Chiesa di san Niccolò delle Vascelle è nominata nel 1152 in plano S. Nicolai e, nel 1244 si dice in Contrada S. Nicolai de Vascellis. 

Lo Statuto del 1251 stabilisce che la contrada fa parte della Porta di san Sisto. Nel 1267 si fa riferimento ad una riparazione del portico.

Si ha poi notizia che un certo Corrado teutonico, morto nel 1282, ristrutturò la chiesa. Questi donò i suoi beni, lo ricorda una epigrafe, riferita anche da Pio Semeria che la lesse intorno al 1825 «in lapide di marmo bianco fuor di posto nel pian terreno di una casa sulla piazza della Pace»:

«Hic iacet Conradus teutonicus Xpî fidelis et devotus Beati Nicholai, qui pro redemptione animae suae hanc ecclesiam totam fecit de suo proprio reparari et medietatem vineae suae reliquit in ecclesia praedicta nec non Matheus camptor executor ipsius pallium quoddam dono donavit eidem, cuius anima requiescat in pace, sub annis D.ni MCCLXXXII».

Cesare Pinzi scrive (1913) che la lapide sepolcrale di Corrado si conserva ora nel nostro civico museo.

Niccolò della Tuccia afferma che, nel 1293, fu fatta la chiesa, ma certamente credo si tratti di un restauro o di un rifacimento parziale.

Otto Mazzucato scrive che «fin dal 1249 la chiesa era adibita a luogo delle riunioni per le assemblee dei boccalari».

Fu quindi sede dell’Arte dei Vasari, i quali, già dalla metà del XIII secolo, avevano dato al nome della chiesa l’attributo «delle Vascelle».

Sin dal 1468 le tegole ed i vasi di terra non potevano essere cotti che nella Contrada di san Niccolò delle Vascelle, ciò fu pure ordinato dallo Statuto del 1469 (Lib. IV r. 49). Le misure tipo erano conservate nella Chiesa di san Silvestro.

Lo Statuto di Viterbo del 1251, stabiliva che sarebbe stato multato con venti soldi, il vasaio che avesse cotto i fittili di giorno, infatti il fumo, provocato dalla fornace, poteva dare fastidio ai vicini. A seguito di ciò lo stesso Statuto consentiva ai vasari di accendere i forni dopo il vespro, ossia durante la notte, senza tener conto del suono delle campane.

Sempre nello Statuto veniva stabilita la forma dei vasi, ad esempio le panate dovevano avere due manici ed essere realizzate come in antico, pena venti soldi a chi avesse trasgredito. Inoltre, i vasai erano suddivisi in figulo e vascellario.

De Mauri, nel libro sulle maioliche, tra l’altro scrive che «Di accertato non v’è se non che Viterbo ebbe una fabbrica di Maiolica nel 1544, ed altra nel secolo XVII. Ivi lavorò “Diomede Durantino” che, poi, si recò a Roma. 

Un piatto del Museo d’arte di Kensington, adorno di fregi e trofei con nel centro dipinta la metamorfosi di “Atteone” per opera di “Diana”, reca la scritta Î VITERBO / DIOMEDE 1544. Un altro piatto del secolo XVII, adorno della figura di Ercole, a colori, reca la scritta I. F. R. VITERBIEN.

Ercole era il patrono dell’antica città Etrusca, che poi, nel medioevo si chiamò “Castello d’Ercole”; e lo stemma che in quest’epoca la città assunse è appunto il “leone”».

Elenco di seguito alcuni luoghi ove agivano i vasai con le loro fornaci.

Per quasi tutto il secolo XV erano in Contrada delle Crete, in Località Ponte Sodo; nel 1461 erano dietro alla Chiesa di santa Maria di Valverde; nel 1469 andarono in Contrada san Niccolò delle Vascelle; nel 1470 in Contrada Bagno del re Pipino o dell’Asinello e nel 1494 sono menzionate le vecchie fornaci verso il Ponte Tremoli.

Nel 1466 e nel 1473 è nominato il portico avanti alla piazza, dove si riunivano i rettori dell’Arte dei vasai.

Nel 1470 è citata una torre presso la chiesa e al 1513, scrive Giuseppe Signorelli, risaliva lo Statuto dell’arte dei vasai, andato distrutto.

Nel 1573 il visitatore apostolico Alfonso Binnarino ordinò che la Chiesa di san Niccolò delle Vascelle, fosse restaurata dal Capitolo di san Sisto, Capitolo, che nel 1630, la concesse all’Arte degli Ortolani.

Si arriva al 1583 quando i rettori dei Vasai e Tavernieri affittarono una stanza posta al di sopra dell’ingresso della chiesa «verso la strada che conduce alla Porta di san Matteo di fronte alla casa Tignosini sotto il fonte», così riferisce Giuseppe Signorelli sul manoscritto delle chiese.

Nel 1667 la chiesa fu demolita su richiesta delle monache di santa Maria della Pace, dietro benestare del Capitolo di san Sisto. Pinzi scrive che era «sull’area del palazzo Vanni dirimpetto la Pace».

Vi erano le cappelle:

di san Nicola, fondata nel 1347 da Naldo di Guido Negri, la famiglia Negri aveva per stemma due stelle in fascia sul capo e un crescente in punta, lo traggo da una serie di disegni settecenteschi di stemmi conservati nella Biblioteca degli Ardenti;

di san Giovanni e Vittore, del 1422; di san Niccolò, nel 1516 e un Altare alla Madonna che si fa risalire al 1530.

------------

La “Vascella” Medievale
Tipico boccale in “maiolica” in uso nel medioevo a Orvieto e ad Acquapendente soprattutto nel sec. XIV, definito “vascella”, da vascellaro tornitore di vascelle, (particolari boccali eleganti e raffinati per la loro singolare forma, usati soprattutto per contenere e mescere vino a tavola).
 
La forma slanciata della “vascella”, di non semplice manifattura al tornio, è caratterizzata da un corpo globulare con bocca trilobata, sorretto da un medio-alto piede, tale forma era prodotta maggiormente dalle botteghe medievali orvietane.

Decorata quasi sempre sul davanti, venivano rappresentate figure fantastiche, (l’arpia, il basilisco o il drago), uccelli, (aquila e colomba), figure umane, (re e regine), animali (leone, lupi e cervi), stemmi ed elementi “araldico/floreali” come il giglio.
Ricostruzione di “Vascella medievale” originale del sec. XIV.

Smalto anticato di tonalità rosata e vetrina color miele.

Produzione medievale ispirata ai Vascellari dell’ Antica Tuscia.

La tecnica artistica di ogni ceramica, tornita e dipinta a mano con le materie (argilla, ossidi e smalto) secondo l’antica tradizione è frutto di un accurato lavoro di ricerca iconografica e tipologica che rende unico ogni pezzo proposto.

Per vedere le foto in galleria clicca su una di esse
per ingrandirle clicca sulle frecce oblique

 

Con il termine “Zaffera” si intende una particolare tipologia di maiolica dal decoro in blu di cobalto a rilievo, affermatasi inizialmente nell’area fiorentina-senese e romagnola, e poi nella Tuscia viterbese.

La Zaffera viterbese si distingue per alcuni caratteri peculiari, come l’intenso colore blu, pastoso, dai riflessi vetrosi e dal rilievo accentuato, che crea un netto contrasto con il fondo bianco-perlaceo dello smalto stannifero.

Gli ornati realizzati con questa tecnica presentano la caratteristica della bidimensionalità, poiché privi degli effetti plastici che si creano con le sfumature di colore, o con l’accostamento di colori differenti. Il disegno è tracciato in forte manganese al fine di dare un particolare risalto alle campiture blu a rilievo.

La struttura dell’impaginato è organizzata intorno a una figurazione principale posta al centro del manufatto, dove trovano posto solitamente i motivi animali (cani, leoni, uccelli, pesci) e, più raramente, le figure umane.

Attorno al soggetto principale si sviluppano i decori tipici del repertorio della scuola, come i serti floreali, i tralci vegetali, i labelli, i denti di lupo, i goccioloni e la foglia di quercia unita a ghiande o bacche. Questo tema secondo alcuni studiosi potrebbe avere una derivazione culturale da motivi decorativi orientali, veicolati in Italia dai commerci delle stoffe. Secondo altri il tema deriverebbe, invece, da soggetti simili presenti nelle stoffe prodotte nella penisola, in particolare a Firenze e Lucca.

Le forme più frequentemente impiegate sono le tazze con corpo tronco-conico e i boccali con corpo ovoidale e bocca tonda o trilobata.

Oggi è possibile apprezzare numerosi manufatti di questa tipologia al Museo della Ceramica della Tuscia con sede nel Palazzo Brugiotti di Viterbo.

A seguito di alcune indagini sui butti di Viterbo, è stato ipotizzato da alcuni che tale tecnica sia stata utilizzata per un periodo brevissimo (20-30 anni complessivamente) e abbandonata a causa della grande difficoltà di esecuzione.

(Dal catalogo del Museo della Ceramica di Viterbo)