Frate Ginepro, compagno fedele di san Francesco d'Assisi

Mauro Galeotti

In un articolo che ho pubblicato oggi 18 luglio, il prof. Antonello Ricci cita frate Ginepro, compagno fedele di san Francesco d'Assisi, e il tiranno Nicolao, impegnato nell'assedio a Viterbo, ciò mi dà spunto per proporre fra' Ginepro a Viterbo e i frati che seguirono Francesco.

Esisteva a Viterbo l'Ospedale di frate Soldanerio Nel 1237 è nominato l’Ospedale di frate Soldanerio, che secondo alcuni studiosi era presso la Contrada di san Giovanni in Zoccoli, mentre per altri, come Luca Ceccotti e Francesco Cristofori, era vicino alla Chiesa di san Giovanni in Sonsa o Sconcio.

L’Ospedale era infatti gestito dal francescano frate Soldanerio, coadiuvato da frate Taddeo. Frate Soldanerio si ritiene morto nel 1242 e si vuole sepolto in san Francesco alla Rocca. San Francesco d’Assisi quasi certamente fu a Viterbo nel 1208 e poco tempo dopo vi lasciò i frati Morico, Leone, Soldanerio e il famoso fra’ Ginepro che a Viterbo, riferisce Andrea Scriattoli «dette qualche prova della sua santità stramba e bizzarra». L’Ospedale fu detto, fino alla fine del secolo XIV, «Hospitale Fr. Soldanerii».

Ma interessante è il racconto tratto dalla "Vita di Frate Ginepro" al terzo capitolo in cui sono citati Viterbo e il tiranno Nicolao.

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Frate Ginepro fu uno degli elettissimi discepoli e compagni primai di santo Francesco, uomo di profonda umiltà, di grande fervore e carità; del quale santo Francesco, parlando una volta con que suoi devoti compagni, disse: «Colui sarebbe buono frate Minore, che avesse così vinto sé e il mondo come frate Ginepro».

 

Capitolo III

Come a procurazione del demonio frate Ginepro fu giudicato alle forche

Frate Ginepro, dopo atroci torture, viene condannato a morte poiché, su istigazione del demonio, è ritenuto da tutti un assassino. Egli invece di difendersi e dichiararsi innocente ha rincarato la dose presentandosi come il più grande dei malfattori. Provvidenza vuole che un frate del luogo dove stava per essere giustiziato lo riconosca e lo liberi da sicura morte intercedendo presso il tiranno che lo aveva condannato. In tutta questa vicenda frate Ginepro non perde la sua pace e tantomeno il suo umorismo.

Una volta, volendo il demonio suscitare a frate Ginepro scandalo e tribolazione, andossene a uno crudelissimo tiranno, ch'avea nome Nicolao, il quale allora avea guerra colla città di Viterbo, e dissegli: «Signore, guardate bene questo vostro castello, però che incontanente debbe venire qui un grande traditore mandato da' Viterbesi, acciò che vi uccida e metta a fuoco il castello.

E che ciò sia vero, io vi do questi segnali. Egli va al modo d'uno poverello co' vestimenti tutti rotti e ripezzati, e col cappuccio rivolto alla spalla, lacerato, e porta con seco una lesina colla quale egli vi debbe uccidere, e ha allato un acciaiolo col quale esso debba mettere fuoco in questo castello; e se questo voi non trovate vero, fate di me ogni giustizia». A queste parole Nicolao tiranno tutto sbigottì e rinvenne ed ebbe grande timore, però colui che gli dicea queste parole parea una persona matura e degna di fede. Comanda che la guardia si faccia con diligenza, e se questo uomo così sparuto co' sopraddetti segnali viene, che di subito sia rappresentato dinanzi a lui.

In questo mezzo viene frate Ginepro a questo castello solo, ché per la sua perfezione si avea licenza d'andare e stare solo, come a lui piacesse. E scontrossi frate Ginepro con alquanti giovani dissoluti, i quali truffandosi lo tiravano di qua e di là, stracciandogli il cappuccio, e dicendogli molte parole villane. Di tutto questo, frate Ginepro non si turbava, ma piuttosto inducea costoro a fare maggiori beffe di sé.

E giungendo alla porta del castello, le guardie vedendo costui così difformato con l'abito stretto e tutto lacerato (però che lo abito in parte per la via per l'amore di Dio avea dato a' poveri e parte gli era stato stracciato e non avea alcuna apparenza di frate Minore), subito è preso, però che i segnali dati manifestamente appareano, e con furore è menato dinanzi a questo tiranno Nicolao. E cercato dalla famiglia s'egli avea arme da offendere, trovarongli nella manica una lesina, colla quale si racconciava le suola al bisogno; ancora gli trovarono uno focile, il quale egli portava per fare fuoco; però ch'avea il capo debile e spesse volte abitava per i boschi e diserti.

Veggendo Nicolao i segnali in costui, secondo la informazione del demonio, comanda che gli sia arrandellata la testa e così fu fatto; e con tanta crudeltà, che tutta la corda gli entrò nella carne. E poi gli pose il capestro alla gola, e fecegli tirare e strappare le braccia e tutto il corpo dissipare senza nessuna misericordia. E domandato chi egli era, rispose: «Io sono grandissimo peccatore». E domandato s'egli volea tradire il castello e darlo a' Viterbesi, rispose: «Io sono massimo traditore e indegno d'ogni bene».

E domandato se egli volea con quella lesina uccidere Nicolao tiranno e ardere il castello, rispose: «Troppo maggiori cose e più grandi farei, se Iddio il permettesse». E questo Nicolao, vinto dalla sua iracondia, non volle fare altra esaminazione, ma senza alcuno tempo di termine, a furore giudica frate Ginepro, come traditore e omicidiale, comanda che sia legato alla coda d'un cavallo e strascinato per la terra infino alle forche e sia di subito impiccato per la gola. Frate Ginepro di tutto questo nulla escusazione ne fa né tristizia ne prende, ma come persona che per l'amore di Dio si dilettava nelle tribulazioni, stava tutto lieto e allegro. E mandato ad esecuzione il comandamento del tiranno e legato frate Ginepro per i piedi alla coda d'un cavallo e strascinato per la terra, non si rammaricava né doleva; ma come agnello mansueto menato al macello andava con ogni umiltà.

A quello spettacolo e furiosa giustizia, corre quivi tutto il popolo a vedere giustiziare costui con tanta fretta e crudeltà; e non era conosciuto da persona. Nondimeno, come a Dio piacque, un buono uomo ch'avea veduto pigliare frate Ginepro e di subito il vedea giustiziare, mosso a compassione, corre al luogo de' frati Minori e dice al guardiano: «Per Dio, vi priego che vegniate tosto, imperò ch'egli è stato preso un poverello e di subito è stata data la sentenza e menato a morte; venite, che almeno ei possa rimettere l'anima nelle vostre mani, ch'a me pare una buona persona, e non ha avuto spazio di potersi confessare, ed è menato ad impiccare, e non pare che di morte curi né salute della sua anima: piacciavi di venire tosto».

Il guardiano, ch'era uomo pietoso e divoto, va di subito per sovvenire a questo poverello, alla salute sua; e giugnendo, era già tanto moltiplicata la gente a vedere quella giustizia, che non poteva avere l'entrata. E costui stava e aspettava il tempo; e così aspettando, udiva una voce infra la gente che dice: «Non fate, non fate, cattivelli, ché voi mi fate male alle gambe». A questa voce pigliò il guardiano il sospetto che non fosse frate Ginepro; e in fervore di spirito si gitta tra costoro e rimuove la fascia della faccia di costui, e allora conobbe veramente ch'egli era frate Ginepro; però volle il guardiano per compassione cavarsi l'abito e rivestire frate Ginepro. Ed egli con lieta faccia, quasi ridendo, disse «O guardiano, tu se' grosso e parrebbe troppo male la tua ignudità; io non voglio».

Allora il guardiano con grande pianto priega questi esattori e tutto il popolo che debbano per pietà aspettare un poco, tanto ch'egli vada a pregare il tiranno per frate Ginepro, se di lui gli volesse fare grazia. Acconsentito gli esattori e i circostanti, credendo veramente che ei fosse di suo parentado, va il divoto e pietoso guardiano a Nicolao tiranno con amaro pianto e dice: «Signore, io sono in tanta ammirazione e amaritudine, che con lingua io non lo potrei contare, imperò che mi pare che in questa terra si sia oggi commesso il maggiore peccato e il maggiore male che mai fosse fatto a' dì de nostri antichi; e credo certamente sia stato fatto per ignoranza». Nicolao ode il guardiano con pazienza e domanda: «Quale è il grande difetto e male che è oggi commesso in questa terra?».

Risponde il guardiano: «Signor mio, che uno de più santi frati che sia oggi all'Ordine di santo Francesco, di cui voi siete divoto singularmente, voi avete giudicato a tanta crudele giustizia, e credo certamente senza alcuna ragione». Dice Nicolao: «Or dimmi, guardiano: chi è costui? ché forse, non conoscendo, io ho commesso grande difetto». Dice il guardiano: «Costui che voi avete giudicato a morte è frate Ginepro, compagno di santo Francesco». Stupefatto Nicolao tiranno, però che avea udito la fama sua, della santa vita di frate Ginepro, e quasi attonito e tutto pallido, sì corse insieme col guardiano, e giugne a frate Ginepro e scioglielo dalla coda del cavallo e liberollo, e presente tutto il popolo si gittò tutto steso in terra dinanzi a frate Ginepro, e con grande pianto dice sua colpa dell'ingiuria e della villania ch'egli avea fatto fare a questo santo frate; e aggiunse: «Io credo veramente che i dì della vita mia s'approssimano. Da poi ch'io ho questo tanto santo uomo straziato così senza alcuna ragione, Iddio permetterà alla mia mala vita ch'io morrò in brievi dì di mala sorte, quantunque io l'abbia fatto ignorantemente».

Frate Ginepro perdonò a Nicolao tiranno liberamente; ma Iddio permise, ivi a pochi dì, che Nicolao tiranno finì la sua vita con molto crudele morte. E frate Ginepro si partì, lasciando tutto il popolo bene edificato e consolato. A laude di Cristo. Amen.

da: http://www.preghiereagesuemaria.it/bambini/vita%20di%20frate%20ginepro.htm

 

Ora una nota dello storico Giuseppe Signorelli da "Viterbo nella Storia della Chiesa" libro II pagg. 192-193:

Sul principio i minori presceglievano a loro abitazione gli ospedali, e principalmente quelli ove si curavano i lebbrosi.

L'hospitale Fr. Soldanerii in contrata S. Iohannis in Çoccule è menzionato in un atto del 1237 (Liber IV Clavium p. 53). Ne perdurò il nome fin nel secolo XIV (perg. 1751 Arch. Com. Vit.).

Unitamente a Fr. Soldanerio vi abitava un Fr. Taddeo (Perg. 8 Arch. Com. Vit.). Morì Soldanerio in Viterbo in concetto di santità. (Chron Generalium l. c, p. 225 — Spec. perf. l. c. - BART. Pisanus l. c.).

Con questi due frati o coi primi, che furono installati nel nuovo monastero nel Castello di S. Angelo, coabitò Fra Ginepro uomo singolarissimo, che ricorreva talvolta a modi così puerili per dar prova della sua umiltà e rassegnazione da non raccogliere che beffe. Anche a Viterbo voile farne una delle sue. Un bel giorno pensò bene di entrare in città colle brache sul capo e la tunica legata con una corda al collo e con tale costume per metà adamitico e per metà buffonesco se ne venne fin sulla piazza principale. Alcuni giovinastri si posero a rincorrerlo con motteggi fra le risa di tutti gli astanti ed in breve dalle grida passarono ai sassi, cosa così comune anch'oggi alla nostra ragazzaglia.

Il malcapitato ebbe caro e grazia di rifuggirsi in convento, ove fu severamente redarguito; e vi fu anche chi propose d'impiccarlo per lo scandalo dato o di bruciarlo vivo! (Speculum perfectionis ed 1509 p„ 174 t. — BARTH. Pisanus Conformitates f. 62 t.).

S. Francesco aveva lasciato detto che i suoi fratelli dovessero abitare «habitacula paupercula et casellas ligneas» dove si considerassero come pellegrini e forestieri. La chiesa doveva essere un piccolo oratorio per pregare soltanto (Speculum c. 5 e 11).

Egli stesso dimorava in una piccola casa coperta di paglia e colle pareti di vimini cementati col loto. Il Comune di Assisi volle fabbricargli una grande casa di pietra, di che avvedutosi S. Francesco salì sul tetto per distruggerla, impeditone dal Comune che rivendicò a sè la proprietà.

I zelanti, dell'ordine vollero seguirne le idee alla lettera, negando non solo ai singoli frati, ma all' intera congrega il diritto di possedere anche la casa di abitazione. Ma Frate Elia .più pratico, appoggiato dal Papa, pose ogni cura a fabbricare conventi in Assisi ed altrove, mascherando la violazione del precetto Francescano, facendone rimanere la proprietà al Papa od al Comune e godendone i frati soltanto l'usufrutto (Cf. SABATIER Vie p. LVII - e nota allo Speculum p. 25 - 28).

 

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