

Prof. Antonello Ricci
Autunno 1867. Nei giorni che a occhio e croce vanno da Monterotondo a Mentana.
I 9 giorni di governo garibaldino a Viterbo. Di Viterbo garibaldina. Acerbi prodittatore per conto di Garibaldi. Lo scontro a fuoco che sancì l'ingresso e l'insediamento della colonna Acerbi in città: tre morti al suolo; episodio esemplare mix tra poesia libertaria-e-patriottica e mediocre prosa politica.
Si fa presto a dire eroi, ahimè, in questo Paese dalla memoria problematica, tra amnesie rimozioni lapsus, in questo palinsesto identitario ad alta faziosità et sterile partigianeria.
Qualcuno ieri - commentando il post sulle epigrafi civili che costellano il cortile del palazzo dei Priori - ha voluto ricordare la lapide di porta della Verità (inaugurata, ad essere sinceri, intorno al 1923, da una squadra in camicia nera: ricordo alcune splendide foto "corsare" pubblicate tanti anni fa dal valente ricercatore di cose di storia viterbese, il caro amico Mauro Galeotti), annotandola come interessante.
Con ragioni da vendere. Così oggi sono andato a fotografarla. Ed eccola.
Per i caduti di quel piovosissimo giorno, per il maggiore garibaldino De Franchis (napoletano); per il trombettiere in camicia rossa Alluminati (senese; qui mi torna in mente anche la storia di un altro trombettiere garibaldino che avrebbe soffiato nello strumento niente di meno che a Little Big Horn!
Ma per oggi non voglio divagare troppo); per il padre Manetto Niccolini (usato per parlamentare con la guarnigione pontificia e abbattuto, ahimè, da fuoco amico): una face, una prece.






















