Viterbo dal Palazzo Episcopale discoperto questo dì 8 Giugno 1270 vacando la Sede Apostolica

 

Mauro Galeotti
dal libro L'illustrissima Città di Viterbo, Viterbo, 2002

Papa Clemente IV, Guy Foulques de s. Gilles, Guido Fulcodi, francese, eletto il 5 Febbraio 1265 e morto nella nostra città il 29 Novembre 1268.

Per eleggere il nuovo pontefice i cardinali, diciotto in tutto, non riuscivano a trovare il comune accordo. Era nata tra loro una divisione tra quelli di tendenza angioina, sostenuta dai francesi, e quella del gruppo filo-imperiale. I porporati si riunivano ogni giorno nella Cattedrale di san Lorenzo e dopo aver assistito alla messa, passavano alla discussione e alla conseguente votazione. Ma ogni volta questa risultava negativa, poiché non si raggiungeva almeno i due terzi dei voti per lo stesso candidato.

Si pensò allora di scegliere una sede diversa e fu individuata nel Palazzo dei papi, appena costruito.

Passavano i mesi ed i Viterbesi, dopo numerose inutili pressioni sui cardinali, sembra consigliati anche da san Bonaventura da Bagnoregio (1217 - 1274), li rinchiusero a chiave nel salone della votazione.

A nulla valsero le inopportune scomuniche emanate dai cardinali contro il podestà, Corrado di Alviano, ed il capitano del popolo, Raniero Gatti.

Nulla però cambiò e quindi verso la Pentecoste del 1269, i Viterbesi, scoperchiarono il tetto del salone e murarono le porte che immettevano ad esso. Cristofori scrive:

«Certo innanzi al Giugno MCCLXX già la clausura era cominciata. Ed ecco un primo punto di discrepanza fra me ed il Pinzi, se a vanvera, come il Pinzi stesso scrive, il povero Bussi e Pietro Coretini stabilirono la data del 1 Giugno MCCLXX, come giorno della reclusione dei cardinali in conclave, è arbitraria anche quella fra il XV maggio ed il VI Giugno, stabilita dal Pinzi e va corretta congetturalmente così: dopo il XIII Marzo MCCLXX».

Elevate furono le ire dei cardinali imprigionati che si videro costretti ad innalzare tende per ripararsi dalle intemperie e dal sole, come starebbero a testimoniare i vari fori, ancora oggi ben visibili sul pavimento della Sala del conclave.

Però sebbene costretti a tale restrizione, i porporati non si decidevano a trovare il degno successore di Pietro. Allora i nostri energici e decisi concittadini razionarono i viveri, ma probabilmente ciò, sommato al disagio, fu la causa che un cardinale, Enrico da Susa, si ammalasse.

L’8 Giugno 1270 i cardinali stesero un documento avallato con i loro sigilli, diretto al podestà e al capitano del popolo di Viterbo, con cui si chiedeva il permesso di far uscire il cardinale malato dalla forzata prigionia.

Questi avrebbe accettato qualsiasi pontefice fosse stato eletto, purché fosse lasciato libero di uscire dal palatio discooperto, per potersi curare. In seguito morì un altro cardinale, Giacomo Pirunto, e un altro si ritirò nella sua tenda senza volerne più sapere.

Questa la traduzione di Laura Dentini, già direttrice della Biblioteca degli Ardenti, della famosa inconsueta pergamena:

Noi, per commiserazione divina, Vescovi, Presbiteri e Diaconi Cardinali della Sacrosanta Romana Chiesa, avendo compassione con fraterno affetto per l’infermità del Venerabile fratello nostro Enrico [«Bartolommei» di Susa] Vescovo di Ostia e Velletri, commandiamo a Voi Alberto di Montebuono [per Pietro Savignoni è «Montebono»], Podestà del Comune di Viterbo, e Raniero Gatti, capitano del popolo Viterbese, di concedere, per quel debito di fedeltà che vi lega a noi ed alla Chiesa Romana, libertà di uscita immediata allo stesso Vescovo da questo palazzo in cui siamo chiusi e di non trattenerlo più a lungo contro la sua volontà, avendo egli per la sola attuale vacazione della Santa Sede rinunciato, davanti a noi elettori del Romano Pontefice, al suo diritto e voto e dichiarato che, nonostante la sua assenza, terrà per valida e gradita quella elezione del Romano Pontefice che verrà da noi compiuta senza di lui e del suo assenso.

Dato a Viterbo dal Palazzo Episcopale discoperto questo dì 8 Giugno 1270 vacando la Sede Apostolica.

Riferisce Ludovico Gatto in una relazione del 1970, che i cardinali chiesero, ovviamente, la ricopertura del tetto, minacciando scomuniche e confisca dei beni al nuovo podestà Alberto di Montebuono di Arezzo e al capitano del popolo Raniero di Raniero Gatti, al fratello di lui Visconte, ai consiglieri del Comune, ai balivi e ai capi delle corporazioni, ritenuti in qualche modo responsabili della possibile morte dei cardinali rinchiusi.

Non fu risparmiato di minacce neppure il vescovo di Viterbo Filippo II (... Novembre 1263 - fine 1285, inizi 1286) a cui fu fatto intendere chiaramente, con un decreto letto il 6 Giugno 1270 nella Chiesa di san Lorenzo, che gli sarebbero state sottratte dalla sua diocesi le ricche città di Tarquinia, allora Corneto, e di Tuscania. Intanto il 9 Luglio muore il cardinale Stefano Vancsa e la tensione cresce sempre di più, ma i Viterbesi continuarono a lasciare rinchiusi i cardinali.

Fu allora tentato di trovare un personaggio esterno, per poter mettere d’accordo i cardinali e fu sentito il generale dell’Ordine dei Servi di Maria, Filippo Benizi che era a Viterbo e quindi veniva ritenuto l’uomo giusto al momento giusto. Ma questi non accettò e per tenersi fuori da tutto, se ne andò a Radicofani. Non mancarono a questo punto le pressioni esterne da parte di Carlo I d’Angiò e di Filippo III l’Ardito. Ma è in questo momento, precisamente il 13 Marzo 1271, che viene ucciso nella Chiesa di san Silvestro, Enrico di Cornovaglia per mano di Guido di Montfort, vicario in Toscana di Carlo d’Angiò.

E’ ovvio che l’assassinio perpetrato a poche decine di metri dal conclave, scosse anche la corte cardinalizia tanto che il porporato Giovanni da Toledo, espresse il suo rifiuto a partecipare alla elezione del pontefice. Sembra addirittura che egli stesso abbia in precedenza suggerito di scoperchiare il tetto, per far scendere lo Spirito Santo sui cardinali. Una affermazione provocatoria che fece tanto discutere, anche se non si ha la certezza che il porporato l’abbia veramente detta.

Finalmente, dopo trentatré mesi e un giorno di sede vacante, la più lunga ancora sino ad oggi, il 1° Settembre 1271 fu eletto papa Teobaldo Visconti, piacentino, arcidiacono di Liegi, che si trovava in Terra Santa e che assunse il nome di Gregorio X. Questi era ben visto sia dai regnanti francesi che da quelli inglesi.

Gregorio X nel 1274 tenne il II Concilio di Lione ove stabilì, visto i precedenti, le norme per la elezione dei papi al fine di ovviare a quella attesa estenuante, alla quale i fedeli dovevano sottostare ad ogni elezione di pontefice. 

La parola conclave sta per cum clave, ossia i cardinali preposti alla scelta del vicario di Cristo che vengono chiusi a chiave nella sala delle elezioni. Prima di Viterbo ad usare la forzatura della chiusura dei cardinali fu Perugia, allorquando fu eletto Onorio III il 18 Luglio 1216, infatti i Perugini per accelerare l’elezione rinserrarono i cardinali.

Papa Gregorio X morì ad Arezzo il 10 Gennaio 1276 ove fu sepolto nel duomo, gli successero altri due pontefici Innocenzo V di Champagny e Adriano V Fieschi di Genova.

 

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