!l centro di San Lorenzo Nuovo

 

Vincenzo Ceniti Console del Touring Club

Che ci andiamo a fare a San Lorenzo Nuovo? Intanto a curiosare sull’assetto urbanistico più giovane della Tuscia viterbese realizzato di sana pianta ad iniziare dalla seconda metà del XVIII secolo per volere di Clemente XIV che si trovò costretto a far evacuare il vecchio borgo di San Lorenzo presso le sponde del lago di Bolsena perché insalubre e malarico, dove erano rimaste non più di 350 persone.

Con motu proprio del 3 giugno 1772, il pontefice avviò il trasferimento del vecchio abitato in un sito più idoneo e ameno, su un poggio non molto distante di oltre 500 metri, in bella posizione panoramica sul lago.

Lo fece come atto di benevolenza verso le “lacrimevoli e funeste circostanze” della popolazione. “Ci siamo determinati – si legge nel chirografo del papa – di far riedificare la medesima (terra) in sito più eminente e di aria salubre per conservare non solamente quella restante scarsa popolazione, ma perché ancora con tal provvedimento e col giro del tempo possa notabilmente accrescersi”.

Qualche maligno dirà che il vero scopo era quello di rinvigorire la riscossione delle rendite. Del vecchio paese, conosciuto anche come San Lorenzo alle Grotte, restano modesti ruderi soffocati dalla vegetazione. Immutata in ogni caso la devozione per il patrono San Lorenzo.

 

La pianta di Amalienborg 

 

San Lorenzo Nuovo nasce intorno ad un progetto dettagliato dell’architetto Francesco Navone che aveva rielaborato un precedente studio di Alessandro Dori. Si volle creare una città ideale, di buona memoria quattrocentesca.

Per campione fu preso a schema l’Amalienborg di Copenaghen: uno spazio centrale ottagonale di stile rococò da cui dipartono vie dritte e larghe intersecandosi ad angolo retto.

Per intenderci Amalienborg è il quartiere dove si trova il palazzo invernale dell’attuale regina di Danimarca Margherita II (nipote del re di Svezia Gustavo VI Adolfo ben noto nel Viterbese per i suoi scavi archeologici).

Al posto dell’edificio reale a San Lorenzo Nuovo c’è la chiesa dedicata al santo patrono. I lavori si conclusero circa sei anni dopo, nel 1778, sotto il pontificato di Pio VI.

A differenza del modello danese c’è nella piazza centrale di San Lorenzo una decisa uniformità delle abitazioni senza la distinzioni di classe tra edifici nobiliari, padiglioni di servizio ed edilizia comune. Le uniche eccezioni sono per il palazzo Licca e per la chiesa di San Lorenzo.

Era la prima volta che una struttura d’oltralpe veniva presa a modello in Italia. Semmai ci furono qualche decennio dopo casi opposti. Pensiamo all’ottocentesca Odeonplatz di Monaco di Baviera dove sorge la brutta copia della Loggia dei Lanzi di Firenze o al palazzo della Residenza, sempre nella città bavarese, i cui ampliamenti ottocenteschi si rifanno alle architetture di palazzo Pitti e palazzo Rucellai di Firenze. Chi ha visto e fotografato la reggia della capitale danese noterà, a parte il mare e le debite proporzioni, una sorprendente similitudine con la piazza centrale del comune viterbese.

A San Lorenzo Nuovo, nella chiesa a lui intitolata, si conservano due tele cinquecentesche, raffiguranti la Resurrezione e l’Ascensione; una tela d’altare del XVIII secolo con San Lorenzo e Sant’Apollinare, un pregevole crocifisso ligneo del XII sec. (proveniente dalla parrocchiale del vecchio paese) portato in processione ogni quindi anni; un busto marmoreo di Pio VI con il suo stemma attribuito al Canova e la statua del santo patrono che viene portata in processione il 10 agosto.

Ma c’è ancora un altro motivo per raggiungere San Lorenzo Nuovo, questa volta legato alla gastronomia e alle patate. Sissignore le patate che vengono prodotte sul posto. Ottime per gli gnocchi che in genere vanno in sagra nella prima quindicina di agosto. nelle varianti al sugo, in bianco burro e salvia, alla vodka, al pesto. Tutti a sedere nei 500 tavoli sparsi nella piazza. A conti fatti circa 7 tonnellate di gnocchi e poco meno di 20mila piatti. Al termine quattro salti al suono di una frizzante orchestrina. Quest’anno, causa il corona virus, manifestazioni più ridotte ma sempre attraenti. .

 

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