Gianfranco Ciprini

Carissimo Mauro, in televisione ho ascoltato una notizia triste che raccontava come in Sardegna ed in molti altri paesi asiatici fosse avvenuta un'invasione di cavallette!
Mi è venuto in mente come anche nel nostro territorio ce ne fu una nel lontano 1576 - 1581 e come tale invasione finì grazie all'intervento miracoloso della Madonna della Quercia.

Come al solito io non voglio fare pubblicità alla nostra Cara Madonnina, ma desidero testimoniare con documenti le cose che sono accadute e che si sono risolte grazie alla FEDE della nostra gente.!

Ti mando uno scritto con documentazione!

La città di Viterbo ne è testimone come si può vedere nel palazzo Comunale in un grande affresco che rappresenta la grande processione di ringraziamento che fu fatta dopo la liberazione portando come ex voto un grande quadro d'argento in cui era scolpita la Città di Viterbo. Ne ha scritto anche nel 1905 il viterbese Cardinal Pietro La Fontaine. 

 


Acquerello di Vincenzo Panicale - 1619-
Tratto dal “Libro dei Miracoli” pp.173-174-  Bibl. Besso Roma

"… Si ritrovava la Nobilissima città di Viterbo in una delle maggiori calamità, che forse mai avesse provato. Erano non meno le sue abitazioni, che le campagne ripiene di schifose, e perniciose locuste, che entrando in ogni luogo, o pur generandosi da per tutto, infettavano non meno l’acque, e comestibili, di quello infestassero i suoi abitatori; e dopo aver tolte la metà delle raccolte nell’anno 1576 si fattamente eransi rigenerate e moltiplicate nel mese d’Aprile dell’anno seguente 1577 che avendo ricoperto il terreno, consumavano in tal guisa i seminati, radevano l’erba de prati, e campi, spogliavano gl’alberi de i germogli, frondi, e frutti che pareva da per tutto fosse il fuoco, perivano i bestiami per mancanza de pascoli, e costernati si rimiravano i poveri Cittadini dal terrore, e spavento, non tanto nel rimirare quei sozzi animaletti congiurati al di loro sterminio,che sollevandosi tal volta a foltissime schiere in guisa di dense nubi adombravano il sole, e oscuravano l’aria, quanto nel riconoscere esser ciò un gran flagello dell’Onnipotente adirato.

Ricorsero perciò alla Divina misercordia, si raccomandarono all’intercessione de Santi con processioni et altre opere di pietà; e non lasciando i mezzi umani, mandarono fuori centinara di persone con stipendio del Publico, e della Rev. Cam. Quali con fuoco, acqua bollente, rami d’alberi et altre invenzioni, ne disfecero migliara di rubii; ma quelle a somiglianza delle piaghe d’Egitto sempre più moltiplicavansi e sempre più crescevano i danni. 

Onde non ritrovandosi altro rimedio, radunato il general Consiglio fecero con Voto solenne divotamente ricorso alla loro singolar Padrona Maria Santissima che elettasi per Trono maestoso la Quercia e spargendo da per tutto i rami delle sue grazie, aveva non meno felicitata la loro Patria, che preservatala nell’occasioni dalle tempeste, pestilenze, diffensioni, et altre comuni miserie.

Non tardò la Sovrana Regina ad ascoltare benignamente la sua diletta Città e divoto popolo di Viterbo: poiché appena fatto il Voto, che placato lo sdegno del suo Figlio, fece insorgere un vento tanto gagliardo, et insolito che soffiando per una notte et un giorno, in tal maniera dissipò e fece sparire le locuste o grilli che rimase la terra e l’aria non solo spazzata e netta da esse ma bensì anche purgata dall’infezione che ne potesse restare; e quello fu anche mirabile che la raccolta de grani, biade et altri frutti della terra, non fu meno copiosa degl’altri anni… ". (Torelli p. 272 )

I Viterbesi, in ringraziamento, fecero due grandi processioni ; nella prima, del 29 marzo 1578, portarono in dono alla Madonna una bellissima lampada d’argento con una corona anch’essa d’argento e due angioletti ; nella seconda, del 13 maggio del 1581, non soddisfatti del dono già portato, fecero, come ex voto, una tavola d’argento in cui, da Francesco Monaldo, fu scolpita Viterbo e alla sua base fu posta questa iscrizione: "Almae Virgini ad Quercum ex locustarum nimia clade Voto Suscepto, Argenteam Urbis, et agri ixagrafiam Populus Viterbiensis Sl. Ann. 1581 D.D.D.". (I grilli p.16-17)(Borzacchi p.109 )

Tale avvenimento fu poi affrescato tra il 1582 e il 1586 nella sala della Madonna del Palazzo Comunale; in tale pittura si vede rappresentata la situazione della chiesa della Quercia in quel periodo, con il campanile più alto di un piano rispetto a quello attuale, come l’idea dell’architetto che progettò il complesso architettonico avrebbe voluto che fosse.

 
  


1581 Processione di ringraziamento della città di Viterbo
Affresco palazzo comunale Viterbo – sec.XVI

  

«... E se mai in tempo alcuno si manifestò questa santa pastorella [la Madonna] di tener custodia particolare della città di Viterbo, e suoi contorni, lo dimostrò nel 1581 a di 13 di Maggio, in quel tempo era arrivata una gran rovina, et un grosso flagello di grilli, e locuste, li quali rodevano, e consumavano le campagne intere, et intorno a Viterbo, et al Patrimonio non lasciavano herba, che fusse verde, et ancorche la città havesse fatto bellissimi ordini per levar via questa piaga, e la Camera Apostolica pagasse un tanto per mezza e staro a quelli che li pigliavano, e subito li sotterravano e talvolta tanti insieme si movevano, alzandosi da terra a guisa di nuvola, che oscuravano insino il sole, e dove calavano, consumavano quel che trovavano di verde, dentro alla città sino nelle case si trovavano che si poteva dire, che fusse una piaga simile a quella di Faraone «et misit in eis locustas et brucum cuius non erat numerus» e vedendo che niuna cosa giovava; la città devotissima della Madonna della Cerqua con caldi preghi ottenne la liberatione di questi animali; mandò la Madonna un vento tanto gagliardo, soffiando un giorno et una notte, che trasportò e spinse tutta questa sorte di grilli nel mare, ove morirono et il resto ancora, che rimase fece l'istesso.

Onde la città in recognítione di tanto benefitio fece una solenne processione, et offerì la città di Viterbo d'argento fatta di basso rilievo con le figure di quei che pigliavano i grilli…».

 
1581 Viterbo liberata dalle cavallette, Bandoni 1628 pp.162-163

  

 

1581 Viterbo liberata dalle cavallette, Bozzacchi 1696  pp.107-110

 

  
1581 Viterbo liberata dalle cavallette, Chery 1869  pp.144-147

Nel 1905 il Cardinale viterbese  Pietro La Fontaine pubblica questo scritto per ricordare il Grande Miracolo ricevuto dalla Città di Viterbo e da tutto il suo territorio dalla Madonna della Quercia

  

 
Pubblicazione 1905, con dedica del Card. Pietro La Fontaine
 

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