Santa Rosa nel refettorio del Monastero a lei dedicato

PIETRO CORETINI NACQUE IN VITERBO da nobile famiglia verso la fine del XVI secolo. Sostenne con molta lode la carica di Segretario di questa Comunità di Viterbo, e per la rara sua erudizione si meritò gli elogi dell’Abbate Ferdinando Ughelli, di Giambattista Mari e di molti altri.

Stampò il Catalogus Episcoporum Viterbiensium, che si legge a piè delle Costituzioni Sinodali dei Vescovi Card. Francesco Maria Brancacci e Mons. Adriano Sermattei, di cui abbiamo fotografato la pagina riguardante il Card. Egidio da Viterbo.


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PIETRO CORETINI E SANTA ROSA
Prima della notissima Historia di S. Rosa viterbese scritta nel 1638 da Pietro Coretini, segretario del Comune e grande devoto della Santa, abbiano a stampa il raro opuscolo Vita, miracula, et Missa propria Sanctae Rosae, impresso in Roma dagli eredi di Antonio Blado nel 1568.

Una copia è alla Biblioteca degli Ardenti di Viterbo, un'altra presso il Monastero di S. Rosa. Quest’ultima però, è soltanto la ristampa della Vita Beate Virginis S. Rose, identica alla precedente.

Se ne conoscono tre esemplari uno al British Museum di Londra, uno alla Biblioteca Colombina di Siviglia, uno alla Biblioteca reale di Copenhagen.

Ci si chiede però in quale occasione le Clarisse viterbesi, custodi del corpo di S. Rosa, sentirono il bisogno di pubblicare una ristampa della Vita e della Missa propria.

Il minuzioso processo callistiano del 1437 aveva riconosciuto la santità della vita e provato i miracoli, ma non aveva provocato un riconoscimento ufficiale del culto.

Narra Feliciano Bussi nell'Istoria di Viterbo che il 27 settembre 1509 Giulio II visitò il Monastero e concesse alle suore di recitare pubblicamente in chiesa l'Ufficio della Santa, confermando nello stesso tempo i privilegi di Sisto IV e promettendo di adoperarsi per la ripresa ed il compimento del processo di canonizzazione.

Il 15 marzo 1512 il Consiglio dei 40 di Viterbo istituiva la solenne processione del 4 settembre in festo beate Rose, con partenza dalla sede del Comune. Furono questi, crediamo, i motivi che spinsero le Clarisse a fare stampare una modesta Vita, insieme con l'Ufficio e la Messa, perché si conoscessero anche fuori delle mura viterbesi i meriti ed i miracoli della Santa concittadina e si accelerasse la beatificazione.

Si può anche avanzare l'ipotesi che il curatore sia stato il letterato Viterbese e priore del Comune nel 1512 Agostino Almadiani, autore in quegli anni di una introvabile Storia della Madonna della Quercia, scritta in latino, e di Delle virtuti et bagni di Viterbo (Roma, Stefano Guillery. 1510) e Opuscolo novo del sommo bene del cielo e del mondo (Roma. Giacomo Mazzocchi, 1515).

Quindi l’operetta deve essere stata impressa tra il 1510 e il 1515.

Altra data importante è quella d’ingresso apposta dalla Biblioteca del British Museum, 25 marzo 1874. Erano quelli i tempi in cui si stavano chiudendo i conventi del Viterbese, era il periodo in cui antiquari e librai di pochi scrupoli battevano le nostre terre per acquistare a vilissimo prezzo libri rari e di pregio da esportare all’estero.

da Facebook Archivio Agostiniani Viterbo a cura di padre Mario Mattei

 

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