
Quando il Cardinale Egidio decise di procedere ad un urgente restauro dell'eremo, affinché, come scriveva, “i torrenti precipitando dal monte non travolgessero anche i monaci insieme alla piccola casa”.
Per far fronte alle spese si giovò del generoso contributo offertogli da Giulia Farnese, sorella del Cardinale Alessandro, divenuto poi papa Paolo III.
Tuttavia tale interessamento di Egidio a vantaggio dell’eremo di Soriano, mise in allarme i viterbesi, i quali temevano che si volesse costruire sul Cimino un bel tempio, con annesso grande convento, che oscurasse l’importanza di quello della SS. Trinità di Viterbo (“Dubitant an Viterbienses nostri ne ego templum construam sumptuosius in hoc nemore quam sit templum in ista civitate?”.
Fu così che i viterbesi combinarono una grossa malefatta. La racconta lo stesso Egidio in una lettera diretta all’amico Antonio Zocolo:
“UN CASO STRANO ACCADDE QUI AL CIMINO: GIULIA FARNESE OFFRÌ IN DONO AI MIEI FRATI UNA BUONA QUANTITÀ DI CALCE, PERCHÈ IO POTESSI EDIFICARE LA PICCOLA CHIESA.
I FRATI DOMANDARONO AI SORIANESI IL PRESTITO DI UNDICI ASINI E CON QUESTI SI RECANO A BASSANELLO, CASTELLO DI GIULIA, DOVE GIUNTI, LI CARICARONO E RITORNARONO A CASA.
LUNGO IL VIAGGIO I VITERBESI LI ASSALIRONO, PERCOSSERO I FRATI, GETTARONO VIA LA CALCE E RUBARONO GLI ASINI.
PER LA QUAL COSA, TUTTI I NOSTRI AMICI SORIANESI, ESSENDO POVERI, FURONO COLPITI DA UNA GRAVE SVENTURA PER CAUSA NOSTRA.
QUEI GRASSATORI NON HANNO AVUTO ALCUN RIGUARDO. PROCURA CHE SUBITO RICEVIAMO LETTERE DAL REV. LEGATO DEL PATRIMONIO, AFFINCHÉ AI NOSTRI AMICI SIANO RESTITUITI GLI ASINI.
DAL CIMINO, 1 LUGLIO 1507” .
In una lettera, indirizzata al Vice Legato Bernardino Fabi, il nostro cardinale abbozzò persino un ricatto: “O ci viene restituito il mal tolto o me ne andrò, io e la mia misera famiglia, abbandonando l’eremo costruito con il nostro sudore!”.
Naturalmente ottenne la restituzione immediata degli asini.
da Facebook: Archivio Agostiniani Viterbo a cura di Padre Mario Mattei






















