Il beato Giacomo da Viterbo

P. Mario Mattei

Il 4 giugno è la Festa del beato Giacomo da Viterbo
L’ORDINE AGOSTINIANO A VITERBO E IL BEATO GIACOMO

IL PERIODO EREMITICO

Circa 750 anni fa gli eremiti agostiniani, che a quei tempi abitavano a Monterazzano, hanno incominciato a costruire il convento dei Padri Agostiniani sul colle della Trinità a Viterbo, rispondendo all'invito della Chiesa di dedicarsi all'apostolato dello studio e della predicazione secondo il carisma di Sant'Agostino.

Non conosciamo la data precisa in cui l'eremo di Monterazzano sia stato fondato. Tuttavia la sua esistenza precede certamente il 1236, data in cui il Papa con una apposita bolla, indirizzata al priore e ai frati della chiesa di S. Maria di Monterazzano, concede 100 giorni d’indulgenza ai fedeli che visitassero la chiesa dell’eremo nel giorno anniversario della sua consacrazione.

Il compito affidato dalla Chiesa al nuovo Ordine di S. Agostino si poteva realizzare dov’era la gente, non certo nei luoghi deserti in cui erano stati costruiti gli eremi. Quindi i frati dell’eremo di Monterazzano cercarono di trasferirsi nella città di Viterbo, come stava accadendo in quel periodo in tutto l'Ordine.

Tuttavia a causa forse dell’ostilità del clero, o per la mancanza oggettiva di spazio in una piccola città come Viterbo, fecero sì che occupassero un luogo che a quei tempi non era ancora dentro le mura, anche se non ne era neppure del tutto fuori, e incominciarono probabilmente ad officiare un oratorio o una piccola chiesa già esistente.

Il colle su cui presero posto era detto delle Carbonaie, era separato dal turrito colle di S. Lorenzo dalla Valle di Faul e dal torrente Urcione. Il luogo era difeso dall’asperità del terreno e da palizzate, ma già nel 1267 il Comune munì tutta la zona di mura, torri e fossati.

I frati erano stati dunque lungimiranti.

Un documento del 18 ottobre 1256 ci dice che quei frati in quell’anno abitavano già sul luogo dove ora sorge il convento della Trinità. Infatti il documento ci informa che fra' Giacomo, economo dei frati eremitani di S. Agostino di Viterbo, acquista a nome del convento un pezzo di terra posto fuori della Porta del Bove, che si trova confinante con un altro pezzo di terra che i frati avevano già acquistato dal signor Rainiero.

Fra' Giacomo sborsa sei libbre e dieci soldi alla presenza del notaio e poi “corporaliter”, cioè di persona, entra nel pezzo di terra e lo calpesta (=calcatio) in segno di presa di possesso.

Da questi fatti si può dunque arguire che tra il 1251 e il 1255 gli eremiti di Monterazzano non solo aderiscono all’Ordo S. Augustini de Tuscia, ma, forse anche in forza di questo, fanno il grande passo di avvicinarsi alla città per dedicarsi all’apostolato, acquistando il terreno per costruirvi chiesa e convento.

Della vita di quei frati, fino alla fine del XIII secolo, abbiamo però notizie molto frammentarie.

LA COMUNITÀ AGOSTINIANA SUL COLLE DELLA TRINITÀ

Comunque l'acquisto dei pezzi di terra fuori della Porta del Bove erano certamente il segnale che quei frati volevano rimanere sul posto. Infatti incominciarono subito a costruire la loro chiesa, che nonostante i restauri susseguitisi lungo i secoli, conservò il suo stile gotico fino al rifacimento del Settecento, in cui fu interamente demolita e rifatta.

La Chiesa primitiva era anche diversamente orientata dall’attuale, perché aveva la porta d’ingresso rivolta verso il palazzo dei papi.

Da una lapide del secolo XIII, murata in una parete del chiostro, apprendiamo che la consacrazione fu fatta dal Pontefice Alessandro IV, che in quel tempo si trovava a Viterbo, la domenica 2 giugno 1258 assistito dai suoi cardinali e da moltissimi vescovi.

La lapide inoltre dice che il papa elargì alcune indulgenze a coloro che dal giorno della dedicazione fino a quello della Natività della B. Vergine avessero visitato la detta Chiesa, o vi avessero mandato qualche elemosina.

Come si può arguire, il Convento viterbese ebbe agli inizi un periodo particolarmente prospero per il succedersi di eventi favorevoli.

Nel 1257 il papa Alessandro IV aveva scelto Viterbo come sua sede e gli Agostiniani non perdettero l’occasione di chiedere al Papa di consacrare la loro chiesa, anche se probabilmente non era ancora finita.

Inoltre, il luogo che avevano incominciato ad abitare, ancora non incluso nella cerchia delle mura cittadine, e probabilmente l’edificio conventuale ancora in via di compimento, risentirono del fervore edilizio che coincise con la residenza dei Papi. Fu infatti in questo periodo che iniziò la costruzione del Palazzo Papale e che una nuova cerchia muraria conglobò il colle della Trinità.

Gli Agostiniani poterono quindi contare sulla presenza della Curia papale e sui favori che da questa ne potevano derivare. In questo clima, nel 1277, si svolse per la prima volta a Viterbo uno dei Capitoli Generali dell’Ordine agostiniano, evento che godeva di una particolare visibilità e quindi aveva anche un risvolto positivo sulla comunità che lo ospitava.

Il 20 maggio 1277 era morto Giovanni XXI e a Viterbo incominciavano ad arrivare, con il loro seguito, Cardinali e Prelati per partecipare al Conclave che elesse nel mese di novembre dello stesso anno Nicolò III.

Intanto però agli inizi di settembre incominciò anche il Capitolo Generale, che ebbe quindi un pubblico tutto particolare sia per le funzioni, e sia per le prediche e le dispute che si svolgevano nella chiesa della SS.ma Trinità.

Anche se le notizie riguardanti la comunità agostiniana, in questo periodo, sono piuttosto scarse, tuttavia, caso più unico che raro, abbiamo la fortuna di avere, a partire dal 1274, gli Atti dei Capitoli della Provincia Romana, dei quali molti vennero celebrati proprio qui alla Trinità: ormai uno dei conventi più importanti della Provincia Romana.

Inoltre il Capitolo di Centocelle del 1290 stabilì che nel convento di Viterbo si conservassero tutte le lettere papali pertinenti alla Provincia Romana, diventando quindi la sede dell’Archivio provinciale, e, come vedremo, si arricchì di una importante biblioteca.

GLI STUDI DI FRA GIACOMO E LA FINE DELL’EREMO DI MONTERAZZANO

Abbiamo visto come la comunità di Monterazzano, nel giro di pochi anni, sia passata dalla vita eremitica a quella apostolica. Il Card. Franz Ehrle, nel suo studio sugli Statuti dell’Università di Bologna, scrisse che la cosa più sorprendente, riguardo agli Agostiniani, fu la rapidità con cui entrarono nel mondo culturale di allora.

Fu veramente uno sviluppo sorprendente, perché l’Ordine Agostiniano era un insieme di congregazioni che fino a qualche anno prima avevano i loro eremi fuori delle mura cittadine e la loro principale attività era la preghiera e la penitenza.

Anche la comunità di Monterazzano, come quasi tutte le altre della Tuscia, era composta in maggioranza da frati laici (non sacerdoti), e per lo più analfabeti.

Certamente l'invito papale di dedicarsi all'apostolato cadeva su persone di poca cultura e sostanzialmente inadeguate -diremmo oggi- al compito a cui erano state chiamate. Tuttavia in pochi anni si misero alla pari di Francescani e Domenicani, che pure erano partiti trent'anni prima.

A livello di Ordine, il passaggio alla vita apostolica venne effettuato dal primo priore generale dell’Ordine unito, Lanfranco da Milano. Dopo tre anni dalla Grande Unione del 1256, egli aveva già acquistato una residenza a Parigi, la quale doveva servire proprio come casa di studio per gli studenti dell’Ordine destinati a laurearsi come maestri di teologia.

Inizia così nelle Province dell’Ordine una gara per mandare a Parigi i giovani più promettenti. Significativa è la prima decisione presa nel Capitolo generale di Orvieto nel 1284, essa dice: “A causa della moltitudine di studenti che sono a Parigi, stabiliamo che, fino al prossimo Capitolo generale, non vi si mandi più di uno studente per Provincia”.

GLI STUDI DEL BEATO GIACOMO

Lo studio agostiniano di Parigi potè contare soprattutto su due personaggi di spicco che fecero da volano agli studenti agostiniani: Egidio Romano e Giacomo da Viterbo.

Il giovane fra' Giacomo fu inviato allo studio di Parigi nel 1274 e, terminati gli studi nel 1281, tornò in Italia, dove per qualche anno fece pratica di insegnamento negli Studia della Provincia Romana.

Nel 1286 ritornò a Parigi dove conseguì il baccellierato e nel 1293 il dottorato.

Per il prestigio che dava a tutto l’Ordine, il Capitolo Generale celebrato a Siena nel 1295, dispose che Giacomo da Viterbo, maestro reggente dello “studium” di Parigi, dovesse ricevere ogni anno un fiorino d’oro da ciascuna delle diciassette provincie dell’Ordine “per pagare i suoi scrivani, comprare carte e altre cose necessarie, giacché vogliamo assolutamente che scriva e componga opere in sacra pagina”.

Sappiamo inoltre che il Capitolo Generale di Ratisbona del 1290 aveva stabilito che, se si fosse venduto l’eremo di Monterazzano, 25 fiorini d’oro sarebbero andati a favore di Giacomo da Viterbo, Baccelliere a Parigi.

Di fatto il Capitolo Provinciale di Orvieto del 1293 concede a fra Giacomo da Viterbo la bella somma di 50 fiorini d’oro, 25 per il 1293 e 25 per il 1294, oltre a una provvisione annua di 8 fiorini d’oro. Sembra si possa supporre con una certa sicurezza che si tratti della somma ricavata dalla vendita dell’eremo di Monterazzano.

Preconizzato arcivescovo di Benevento nel settembre del 1302 e promosso nel dicembre dello stesso anno alla sede di Napoli, il nostro agostiniano ottenne il permesso dal priore generale di portare con sé i libri che aveva in uso, ma a queste due condizioni: in primo luogo che l’Arcivescovo pagasse la somma di 90 fiorini d’oro per l’uso di tali libri e che, morto lui, tutti i suoi libri ritornassero al suo nativo convento di Viterbo.

IL "DE REGIMINE CRISTIANO"

L'opera più nota di Giacomo è il DE REGIMINE CRISTIANO, dedicata a Bonifacio VIII, composta in occasione del conflitto fra papa Caetani e Filippo il Bello.

Lo scritto è stato considerato da molti critici del passato "un'estremistica affermazione del potere universale del papa". Oggi gli studiosi lo stanno rivalutando.

Giacomo afferma -è vero- che il cristianesimo è una religione universale, in grado di coprire ogni aspetto della vita, e dunque ha come obiettivo ultimo lo Stato Cristiano.

Tuttavia questa idea politica è parte integrante del concetto di sacro romano impero, dove gli uomini sono legati da una fede che trascende i confini geografici, politici, nazionali e di razza.

Giacomo scrivendo la sua opera, sottolinea come il concetto di sacro romano impero (e quindi di una adeguata idea europeistica) può essere perseguito solo da una autorità religiosa sovranazionale.

Secondo Giacomo, l'idea di Europa delle nazioni può portare solo a vuoti campanilismi e alla guerra. Realtà che di fatto abbiamo pagato sulla nostra pelle con le due guerre mondiali del '900 e con la crisi della politica europea di oggi.

Alla visione politica di Giacomo si lega naturalmente anche l'ostilità al riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa.

da Facebook Archivio Agostiniani Viterbo

 

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