Viterbo 1931, la V elementare sulla Loggia del Palazzo papale (Archivio Mauro Galeotti)

Mario Olimpieri

Buonasera Mauro, oggi un racconto per descrivere come era la scuola al tempo dei nonni. Un saluto. Mario

Questo è un racconto per far conoscere ai bambini di oggi come era vissuta la scuola ai tempi dei loro nonni.

Ho mutato il capitolo tratto dal libro CUORE di Edmondo De Amicis “Dagli Appennini alle Ande” in

“Dai pennini alle onde” (onde sonore-elettromagnetiche…), cioè come si è trasformata la scuola dal tempo dei nonni al tempo attuale, quello delle lavagne luminose, del computer e di tante altre invenzioni moderne.

------------------------------

Mi piace sviluppare un argomento che mi sta a “cuore”, quello di un passato, quello mio, quando si andava a scuola con una brutta cartella (ma per me era tanto bella), la quale conteneva pochi oggetti: il sussidiario, il libro di lettura, un quaderno a righe, un quaderno a quadretti (tutti e due con una foderina completamente nera) e un lungo astuccio di legno con il coperchio scorrevole, dove c’erano il lapis, la gomma, la penna con il pennino e qualche pennino di ricambio.

Ecco, son qui giunto proprio all’argomento che voglio trattare oggi: penna e pennino.

I più anziani sono al corrente di tutto ciò e ricordano bene che quella penna era delizia (per pochi) e croce (per la maggior parte), in quanto non era facile utilizzarla, proprio per colpa di quel dannato pennino.

Esso veniva leggermente affondato nel calamaio per intingere un po’ d’inchiostro e per scrivere sul bianco foglio. Il pennino aveva una biforcazione, e talora lì si immetteva purtroppo un “peletto” della carta non troppo liscia, così la scrittura non era più fluida e regolare e diveniva disordinata.

Il peggio accadeva quando i meno accorti seminavano il bianco foglio con macchie che facevano inquietare la maestra (io ho avuto per cinque anni la signora Elsa Bonifazi) e i rimproveri si sprecavano. Ad aiutare il prosciugamento dell’inchiostro e soprattutto quello delle macchie, era l’utilizzo della carta assorbente, necessaria per asciugare immediatamente quel che si era scritto o macchiato.

L’occasione più delicata era quando si doveva scrivere la letterina di Natale, allora bisognava stare estremamente attenti per non rovinare il tutto e per non sfigurare con i genitori.

Un momento molto critico sorgeva quando il pennino si spuntava e non ci si poteva più scrivere; ecco perché nell’astuccio erano pronti l pennini di ricambio.

A questo punto, mi piace riferire che alcune persone grandi erano bravissime nell’usare la penna col pennino e riuscivano a scrivere in modo perfetto e con una scrittura meravigliosa, tutto merito delle lezioni di calligrafia che avevano seguito con vero profitto. Sapevano tener lieve il pennino, ma poi anche spingerlo leggermente per fare scendere più inchiostro e creare così degli efficaci e stupendi chiaroscuri.

In quel tempo, anche le persone più umili sapevano scrivere con bella scrittura.

Adesso, però, voglio allontanarmi un attimo da questa descrizione, per aggiungere anche un particolare di quel periodo, cioè di quando si andava a scuola durante la stagione fredda, e gli inverni allora erano davvero rigidi!

Noi bambini non eravamo provvisti di vestiti pesanti e di cappotti, come lo sono fortunatamente i bambini di adesso; io ricordo di aver portato i calzoni corti fino all’età di undici anni, e sempre, sia d’estate sia d’inverno.

Le mamme provvedevano facendoci portare a scuola, debolmente riscaldata da una pigra stufa a legna, lo scaldino, che conteneva un po’ di brace, e lo mettevamo per terra, tra le gambe, per sentire un po’ di calore che saliva a confortarci. Tempi duri, ma pur sempre tempi di una rimpianta fanciullezza.

Ora basta con questa digressione, perché voglio continuare l’iniziale racconto, parlando dell’evoluzione del pennino.

In seguito, potemmo usare la penna a sfera (la Bic, per intenderci), la quale ci consentì finalmente di non spandere più brutte macchie nei fogli.

Un gran progresso ci fu poi con l’avvento dell’elegante penna stilografica: le prime penne avevano un piccolo contenitore interno di inchiostro e, quando esso terminava, si ricaricava aspirando nuovo inchiostro da una bottiglietta.

Ancor più pratica fu, in seguito, la stessa penna, ma con una cartuccia piena d’inchiostro e con la possibilità, al terminar dell’inchiostro, di disporre di una nuova cartuccia.

E poi?

E poi, niente più penne e cose simili perché a rivoluzionare la scrittura è stato il computer.

In verità i primi computer erano piuttosto grandi, come il Commodore 64, e io ricordo di averlo usato a scuola, insieme col maestro Candido Olimpieri.

Quelli moderni sono invece dei macchinari stupendi e magici: sono come ONDE di conoscenza, di sapere… (ecco perché ho intitolato questo scritto “Dai pennini alle onde”.

Nel mio studio, io dispongo di due finestre, una che mi apre la visione su Cellere e un’altra che mi apre la visione sul mondo, tramite proprio il computer. Esso è enormemente potente, mi permette di visitare anche i luoghi più remoti e suggestivi del mondo e mi offre la possibilità di consultare enciclopedie e argomenti di ogni genere.

In verità, lo adopero maggiormente per scrivere (e voi ve ne siete accorti), utilizzo il programma word, prediligo scrivere con carattere verdana, numero 14 per controllare meglio la scrittura, poi riduco il tutto al numero 12 e posto o stampo quanto ho scritto.

Questa è la mia giornata ai domiciliari imposti dal virus, RESTO A CASA e cerco così di ammazzare il tempo e soprattutto di ammazzare il solito maledetto virus.

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 1221 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it