
Porta Murata nel 1915 circa
Viterbo STORIA
Mauro Galeotti
Sono cento anni che è stata aperta, il titolo dell'articolo è scherzoso, infatti i viterbesi l'hanno chiamata popolarmente Porta Murata, proprio perché fu chiusa in muratura, smurata ha conservato l'appellativo datole della gente, ignorando l'antico nome.
Porta di Capo di Piaggia o Porta Murata
Porta Murata si trova nel tratto di mura edificato nel 1208, presso il Piano del Tignoso o dei Tornatori che si estendeva fino all’attuale Chiesa della Trinità, ma Mario Signorelli dice che in atti da lui consultati si trova già nel 1206.
Niccolò della Tuccia la vuole invece eretta nel 1215 e ciò risulta in un elenco delle porte dello stesso anno col nome di Porta di Capo di piaggia, piaggia è un terreno in pendio.
E’ citata nello Statuto di Viterbo del 1237 allorquando si ordinò al podestà di convogliare le acque nelle carbonare ivi esistenti in Vallis Pectinarii et Rianensis.
Nei Ricordi di Casa Sacchi, Pier Giovan Paolo Sacchi, scrive: «1344. Nel mese di luglio e agosto fui eletto de’ Signori Priori della Magnifica Città di Viterbo e fei rifare una gran parte di muri della città, che erano ruinati per l’abondanza d’acqua sotto la porta bassa del Castel S. Angelo, et alla porta di Faule; e molti altri luoghi rovinati fei rifar, et nettar i fossi intorno; et io hebbi cura particolare di questa impresa».
Nello Statuto degli Ortolani del 1358 (1486), rubrica 33, la porta è nominata porta capu la piaja. "Dell'Orti capu la piaja - Item statuemo et ordinamo che gli adjacenti a la porta capu la piaja debano haver l'acqua el sabato al colcare del sole per insino al sono de la campana di S. Francesco quando sona la mattina a dì. Et chi contrafarà sia punito in XX soldi per ciascuno, ciasche volta da esser divisi come di sopra".
Ebbe, anche il nome di Porta di Castel sant’Angelo, poiché da essa si saliva al Castel sant’Angelo, verso Piazza della Rocca. Fu anche detta del Cunicchio, perché conduce all’omonima contrada e anche di san Francesco, per la vicinanza sul colle della chiesa dedicata al santo di Assisi.
Si trova in una rientranza delle mura, ciò fa supporre che vi sia stata un’antiporta di cui però non è rimasta traccia. Poche note storiche di rilievo riguardano questa entrata in città, infatti, trovo che verso il 1319 Silvestro Gatti tolse Viterbo dalla supremazia dei di Vico ed entrò in città da questa porta al grido, «Morte al Prefetto!».
La porta fu murata nel 1540 e da allora i Viterbesi dimenticarono il nome antico e più popolarmente la individuarono come Porta Murata.
Nel 1887, Francesco Cristofori auspicava, «si desidera comunemente presto vedere riaperta, per dare adito ai carri alla Stazione Ferroviaria» appena da un anno in attività, la Stazione di Porta Fiorentina era stata, infatti, inaugurata il 15 Agosto 1886 con il tratto ferroviario Viterbo - Attigliano.
La porta fu riaperta nel 1920 ad opera del commissario prefettizio conte Alessandro Ciofi degli Atti, che la ribattezzò con il nome Ferentana, perché la strada che da qui esce porta anche a Ferento.
Fu chiamata anche Tiberina, almeno sulla carta, come rilevo dal Piano Regolatore del 1936, per la Strada Teverina che conduce al fiume Tevere. I Viterbesi comunque la chiamano ancora Porta Murata.
Leggo sul quindicinale L’Azione del 7 Agosto 1920: «Porta Murata. Le vicende per la famosa riapertura di questa utilissima e comoda porta, le polemiche per la sua denominazione e le discussioni per il mantenimento del famoso terzo arco, opportunamente precipitato, nell’esecuzione dei lavori, è tutto un cumulo di memorie da trasmettere alla storia.
Il fenomeno più tipico si è che dalla porta è passata la tartaruga, ed i lavori procedono con la sua andatura».
Oggi la porta si presenta con due archi l’uno sull’altro testimoni di varie aperture di differenti altezze.
L’affresco nella lunetta è andato completamente perduto.
A destra di chi esce dalla porta è un’epigrafe in travertino del 1962 con lettere in bronzo, dove in un medaglione è raffigurata la testa di san Bonaventura da Bagnoregio, anche esso in bronzo, vi leggo:
Io son la vita di Bonaventura / da Bagnoregio che ne’ grandi offici / sempre pospuosi la sinistra cura / Par. XII / Maximo Tusciae regionis genio / addictissimo virtuti / operibus / etiam hic gestis clarissimo / concilii Lugdnunensis II actori / emerito / vat. II fausta suo numine impetranti.- XXIII Septembris MCMLXII / Ordo F.M. Conventualium.
Dal mio libro "L'illustrissima Città di Viterbo"m Viterbo, 2002, con aggiunte

Porta Murata






















