Giulio II
La Quercia STORIA
Gianfranco Ciprini
Giulio II, famoso per il suo carattere a volte anche violento ed impetuoso, più volte piegò le sue ginocchia davanti alla Immagine dipinta su di un'umile tegola.
Volle, che la fiera di Settembre, detta di S. Michele, concessa a Viterbo nel 1240 da Federico II imperatore, che si effettuava ancora a Viterbo si svolgesse anche a Campo Graziano, che fosse libera da ogni dazio e dovesse svolgersi durante gli otto giorni precedenti e seguenti la festa della natività della Madonna. (Torelli p.18)

La fiera del bestiame nel 1900 (Archivio Mauro Galeotti)
Il 27 gennaio 1505 spedì un breve con il quale si stabilivano nuovi accordi tra la comunità di Viterbo ed il Convento della Quercia, accordi più favorevoli ai padri Domenicani. (ASMQ vol.116 cc.52, 54v)
Il 12 settembre del 1505 spedì da Civitacastellana un altro breve con il quale confermava l'indulgenza [Perdono di Settembre] data da Sisto IV e aggiungeva che mai potesse essere revocata se non facendone speciale riferimento e che valesse anche durante l’Anno Santo.
Scrive il Bussi: “...nel dì 18 di settembre del sudetto anno 1505, e questa volta io tengo, che vi venisse [a Viterbo] per venerare la sacra immagine della Beata Vergine della Quercia, nella qual congiuntura furono in sua compagnia venti Cardinali con tutte le loro corti, scrivendo il prenominato Francesco Sacchi nel sudetto libro de’ ricordi di sua casa alla pag. 34 tergo Recordo, che Papa Giulio secundo venne a Viterbo, et entrò la sera di Giovedì, et la mattina del Venerdì mangiò alla Madonna della Cerqua... io feci el sermone in Cappella della Cerqua come offitiale...”(Bussi p.292)
La stessa notizia la ritroviamo in una cronaca del tempo : “Jovis, XVIII septembris, in mane papa equitavit ad ecclesiam beatae Marie de Quercu, extra Viterbium, quo venerunt omnes cardinales predicti, quibus omnibus cardinalibus Santi Georgii dedit parandium...” (Orbaan, p.393)
Il 16 febbraio 1507 inviò scomunica a chi avesse usurpato i beni della Chiesa di S.Maria della Quercia. (ASMQ pergamena N° 14)
Con un altro breve, dato in Corneto [Tarquinia] il giorno 11 ottobre 1508, limitò il potere dei Santesi, che da allora non poterono prendere più nessuna iniziativa senza il consenso dei frati domenicani. (ASMQ pergamena N° 18)
“L’anno poi 1509, nel mese di settembre venne personalmente a visitare la Madonna con molta divozione e gran consolazione del suo spirito. Lasciò molt’elemosine, ed apparati: ed ad istanza del Priore, che era il Ven. Padre Pacifico Burlamacchi da Lucca, uomo di santa vita, concesse Vivae Vocis oraculo che li frati potessero confessare in questa chiesa, tutte le persone di qualsivoglia luogo e assolverli dalli casi[riservati] delli loro Diocesani “ (Torelli p.18)
Nei primi anni del 1500, quando i Macellari di Roma sentirono la necessità di affiancare una Confraternita alla loro Università, presero come loro protettrice “la Madonna della Cerqua”; lo fecero, vuoi per i numerosi viterbesi stabilitisi a Roma come becàri, commercianti di carne, vuoi per i tanti macellai romani che avevano contatti quotidiani con gli allevatori dell’Alto Lazio, fra i quali i Domenicani del Convento di S. Maria della Quercia di Viterbo, che, grazie alle continue donazioni di terre e bestiame da parte di devoti della Madonna, erano uno dei più importanti.
Giulio II, devotissimo di quest’Immagine, volle, nel 1507, offrire ai Macellari, per dedicarla alla Madonna, una piccola chiesa, S. Nicola de Curte, nel rione Regola accanto a Campo de’ Fiori che era uno dei punti di ritrovo più frequentato dai beceri (così venivano chiamati i macellai) e da tutti i maremmani commercianti di carne.
Il suo stemma, fatto da M° Giampíero di Val Lunigiana nel 1507, è posto sulla facciata della chiesa viterbese.






















