
Visitazione di santa Elisabetta, una delle più belle opere di Bartolomeo Cavarozzi (Viterbo 1590 c. - Roma 1625)
Encomiabile l'iniziativa del FAI Viterbo che porta i ragazzi a conoscere la Cappella del Magistrato nel Palazzo dei Priori, ma per i non ragazzi e per chi non la conosce, ecco la storia di uno scrigno prezioso del Palazzo dei Priori.
La storia della Cappella del Magistrato nel Palazzo dei Priori di Viterbo
Viterbo STORIA
Mauro Galeotti
Alla sommità della scala che conduce al primo piano del Palazzo dei Priori, sulla destra, è la Cappella del Magistrato, iniziata nel 1599 ad opera di Domenico del Fattore e dello scalpellino Filippo Artesanta.
Il soffitto a camorcanna fu realizzato nel 1602 da Evangelista Terzi di Bagnaia dietro un compenso di uno scudo alla canna. Il 25 Dicembre 1602 la cappella fu consacrata da fra’ Benedetto Leoni.
Nel 1603 fu dato incarico a Ludovico Nucci di raffigurare san Michele arcangelo e san Lorenzo, e a mastro Evangelista di Tozo di Bagnaia, di allestire il soffitto, mentre allo scalpellino Giovan Battista Cenni fu ordinato di fare porte e finestre in peperino. Ma i lavori non procedettero come avrebbero dovuto.
Così nel 1607 il muratore Pietro Di Marco di Rimini, ebbe l’incarico di preparare le pareti per gli affreschi, questi aveva già innalzato nel 1603 un campaniletto per la cappella. Nel 1608 Marzio Ganassini († 1623), di Roma, e Filippo Caparozzi, viterbese, presero in appalto le pitture da eseguirsi su disegno di Domenico Bianchi. Nel 1615 i due pittori non avevano ancora portato a termine il lavoro.
Nel 1618 il falegname Francesco Silvestri di Bagnaia fece il soffitto in legno di noce intagliato. Vi fu collocato, nel 1624, il quadro l’assunzione di Cristo, opera di Filippo Caparozzi. Nel 1627 Costanzo Valeri di Acquapendente dorò il soffitto; fu poi sostituito da Girolamo Nucci detto il Diavolino, che a sua volta cedette il lavoro a Giacomo Collini.
Il soffitto è costituito da cassettoni quadrati e rettangolari dal cui fondo si innalzano cornici esagonali con: una rosa al centro, il globo con scritto FAVL, leoni con la palma, cartigli a volute con le iscrizioni che riporto appresso. Nei due cassettoni ai lati di quello centrale sono dipinti gruppi di putti.
Le scritte di cui sopra riferiscono: Benedicta tu / in mulieribus e Benedictus fru / ctus ventris tui.
La cappella, che nel 1631 venne dotata di due acquasantiere di porfido, opera dello scalpellino Antonio Pieruzzi, può dirsi completata nel 1632.
Pellegrino Peliccelli nel 1641 accomodò il clavicembalo in dotazione alla cappella e, nel 1663, a causa di movimenti delle fondamenta che pregiudicano la stabilità della cappella, venne eseguito un rinforzo in muratura a scarpa sulla parete che guarda Faul e fu realizzata una catena, per un costo di trecentosettanta scudi.
Il lavoro fu eseguito dietro perizia di frate Giovanni Angelo de’ Carmelitani scalzi, e gli artefici furono i muratori Sante Nicolai, Lorenzo Bartolomei, Vincenzo Strigelli e Girolamo Chiavazza. Il 31 Ottobre del 1817, di notte, un incendio che colpì la cappella, distrusse tra l’altro il quadro sul soffitto eseguito dal Caparozzi.
Il fuoco si estese anche alle stanze vicine, tra cui la sacrestia e a quelle superiori facendo correre il rischio di distruggere, per intero, l’archivio comunale. Archivio ricco di documenti del quale, scrive Cristina Carbonetti Vendittelli, si ha la prima menzione nel 1473. Scrive, sull’archivio, Gaetano Coretini (1774), «Nel piano superiore [del Palazzo dei priori] vi rimane l’Archivio Segreto, in cui si conservano i Libri, e le Scritture concernenti la Comunità».
Fu, infatti, necessario sgombrare la stanza ove erano gli incartamenti, ammassando le pratiche alla rinfusa contribuendo così alla confusione che già vi regnava. Per ovviare a ciò, sin dal 1610, il cardinale Borghese aveva dato ordine di redigere un repertorio generale, fu rinnovata la richiesta nel 1651 e ancora nel 1802, ma scarsi furono i risultati.
Meglio andarono le cose con Stefano Camilli e Luca Ceccotti che iniziarono un ordine delle carte con una certa logica.
I quattro affreschi sulle pareti della cappella, opera del Ganassini, raffigurano la storia della Madonna: la Nascita, la Presentazione di Gesù al Tempio, lo Sposalizio e l’Incoronazione.
Le iscrizioni sono state oggetto di un eccellente studio da parte di Attilio Carosi dal quale ho tratto le correzioni più evidenti.
Piccole variazioni poco significative le ho tralasciate.
Sopra all’ingresso è un altro affresco con figure di santi e beati viterbesi elencati in due iscrizioni sottostanti.
Quella a sinistra: S. Valentinus / S. Hilarius Martires / S. Tranquillinus marti. / S. Bonifatius ..pus peren [leggi episc. Ferent.] / S. I...enius [leggi S. Protogenio] / S. A...us [leggi S. Argenius] / S. Narcisus martires / S. Marcellinus / S. P...a [leggi S. Papas] / S. Fc...issima [leggi Foelicissima] virgo.
Sul cartiglio: Quorum corpora requiescunt.

L’iscrizione a destra: 1 S. Rosa Virgo / 2 B. Iacobus Archiepis Niap. [leggi Neap.] / 3 B. Barbara Or. de S. Francesca [correggi in Ord. S. Francisci] / 4 B. Leo socius S. Francisci / 5 B. Guglielmus Cordel.ius Or S. Fr. [correggi in Gulielmus Cordellius Ord. S. Fr.] / 6 B. ..oidius [correggi Egidius] Ord. S. Francisci / 7 B. Antonius Ord. S. ervorune [correggi Servorum] / 8 B. Fudossu [correggi Eudossia] Mart. / 9 B. Francisca Cirabetta Or. Sp. [correggi Ord. Serv.] / 10 B. Clara Virgo Ord. S. Franc.
Sul cartiglio: Omnes in coelis sue racan ..r [correggi suffragantur] Viterbio quod in terris sorum [correggi eorum] nativitate decorarunt.
Dall’elenco di cui sopra sono pertanto ricordati: san Valentino e sant’Ilario martiri, san Tranquillino martire, san Bonifacio vescovo di Ferento, san Protogenio, sant’Argenio, san Narciso martire, san Marcellino, santo Papas, santa Felicissima vergine, santa Rosa vergine, beato Giacomo arcivescovo di Napoli, beata Barbara francescana, beato Leone compagno di san Francesco, beato Guglielmo Cordelli francescano, beato Egidio francescano, beato Antonio servita, beata Eudossia martire, beata Francesca Cirabetta servita, beata Chiara francescana.
L’altare barocco in stucco, fu realizzato da Giovanni Antonio Spinzio, stuccatore milanese, dal settembre del 1614 a tutto il 1615.
Nella nicchia di sinistra, che presenta in alto lo stemma dei Farnese, è dipinto, su tela, l’arcangelo Michele, che, nell’atto di pesare le anime, calpesta col piede destro il demonio che si ribella.
In quella di destra, che ha sulla sommità lo stemma di Viterbo, è dipinto, su tela, san Lorenzo con la graticola.
Le opere dovrebbero essere, come visto, del Nucci, ma nel 1624 venne pagato un anonimo pittore per «aver fatto li due quadri». Forse si tratta di un restauro.
Sopra l’altare, consacrato dal vescovo Tiberio Muti, al cui culmine è il Dio Padre che tiene il globo, opera del 1626 di Filippo Caparozzi, è il quadro della Visitazione di santa Elisabetta, una delle più belle opere di Bartolomeo Cavarozzi (Viterbo 1590 c. - Roma 1625), ivi collocato nel Maggio del 1622.
Una particolarità: il pittore, per il quadro, volle solo il rimborso delle spese effettuate, rinunciando al suo compenso. Il dipinto è stato restaurato dal pittore Francesco Cochetti.
L’affresco laterale con i Santi martiri viterbesi, tra cui santa Giacinta, fu eseguito, probabilmente, nei restauri sostenuti nel 1721.
La cappella è chiusa da un elegante portone a due ante con decorazioni dorate distribuite in sei specchi.
In alto erano due statuine lignee in una cornice a tempio, quella di destra è stata rubata anni fa.
Al centro è l’allegoria ripetuta sui due pannelli dello stemma di Viterbo, due leoni affrontati tra i quali è la palma.
In basso sono le semisfere quadripartite col simbolo FAVL.
Al centro dell’architrave in peperino, è lo stemma di Viterbo.
La cappella fu riconsacrata dal vescovo Adriano Sermattei nel 1728, lo ricorda l’epigrafe in marmo sulla parete a destra, verso il fondo: Sacelli hujus aram solemni ritu / ill.mus ac r.mus d. / d. Adrianus Sermatthaejus / viterbien antistes / sacro oleo cum linisset / ill.mi et excell.mi D.D. / Ludovicus Veltri Caesar Pius Brusciotti / Nicolaus Bonelli et Franciscus Zagaroli / conservatores / ejusdem consecrationis monumentum / poni curarunt / die XIX Martii anno D. MDCCXXVIII.
Restaurata, è stata aperta il 3 Settembre 2001. Di fronte alla porta della Cappella è l’ingresso alle sale comunali. Da un portale con scolpito sull’architrave il nome di Giulio II, è raggiungibile la Sala della Madonna della Quercia.
Dal libro: Mauro Galeotti: L'illustrissima Città di Viterbo, 2002, Viterbo






















