
Soriano nel Cimino: Il Palazzo Chigi Albani negli anni '20 del 1900 (Archivio Mauro Galeotti)
Il Palazzo possiede due conformazioni: un apparato cinquecentesco realizzato dal Madruzzo e un altro realizzato successivamente dagli Altemps nel XVIII secolo.
L’edificio cinquecentesco ha dimensioni piuttosto ridotte ed è essenzialmente costituito da un unico corpo: dall’ingresso si accedeva a due sale di rappresentanza per giungere all’ambiente che, posto nell’avancorpo, si apriva su un piccolo terrazzo con vista sulla valle del Tevere e sul borgo di Soriano.
Nel piccolo edificio madruzziano il piano superiore era costituto, oltre che da un mezzanino, probabilmente anche da una loggia che, correndo sopra la villa, portava al piccolo giardino pensile che si estende sopra la fontana monumentale e dove era un belvedere a forma di piccola torre circolare.
Nei sottostanti locali di servizio erano presenti la cucina, le dispense e le cantine, poste nello zoccolo a scarpa che faceva da fondamenta all’edificio e prendeva luce dalle finestre allineate con quelle delle sale di rappresentanza. Sempre nella parte sottostante erano poi collocate le stalle, direttamente raggiungibili con la nuova strada fatta costruire nel 1564.

Il Palazzo Chigi Albani nel 1937 (Archivio Mauro Galeotti)
Con gli Altemps sia il Palazzo che il paese subirono notevoli cambiamenti e ampliamenti. Le sale arrivarono a contenere una ricca raccolta di mobili, suppellettili varie e quadri antichi; notevoli sono il grandioso camino del ‘500 in peperino, trasportato al primo piano; la cappella del Cardinale Albani e la sua stanza da bagno rivestita di maioliche fiamminghe del ‘700 con paesaggi dipinti d’azzurro e caratterizzata dalla presenza di una vasca ricavata da un monolito di marmo.
All’interno del complesso monumentale, tra l’edificio principale e le scuderie, è posizionata la fonte di Papacqua, complesso di indubbio valore artistico. Il gruppo centrale, ampio e complesso, è costituito da figure di animali e satiri, di bambini e del Dio Pan, sovrastati da una grande donna con i piedi di capra.
Ancora più suggestivo è il gruppo, di chiara origine biblica, rappresentante Mosè che fa scaturire l’acqua da una roccia.
Di grande pregio sono le statue che rappresentano le 4 stagioni e i numerosi mascheroncini con zampilli, che circondano il piazzale.

La Fonte di Papacqua negli anni '40 del 1900 (Archivio Mauro Galeotti)
da http://www.lazioinnova.it/wp-content/uploads/2019/04/Dimore-storiche-VOLUME_NEW.pdf






















