
Bandiera della Turchia
Viterbo
Giuseppe Occhini
Premessa
La prima guerra mondiale si concluse con la sconfitta della Turchia, alleata di Germania ed Austria, ed il conseguente smembramento dell’impero ottomano.
Seguì un periodo di torbidi, di lotte contro gli alleati invasori ed una successione di colpi di stato, finché nel novembre 1922 fu abolito il sultanato e nell’ottobre del 1923 fu proclamata la repubblica.
Mustafà Kemal detto Atatürk fu il primo presidente.
Si viene in tal modo ad istaurare un regime autoritario, nazionalista e fondato su di un partito unico il quale procede ad una vasta serie di riforme d’ispirazione occidentale ed antiislamista: matrimonio civile obbligatorio, divieto di poligamia, divieto di ripudio,diritto di voto alle donne ed abolizione del velo negli uffici pubblici, adozione dell’alfabeto latino del calendario gregoriano e del sistema metrico decimale, domenica giorno di riposo, scuola obbligatoria, ecc. Numerose furono le repressioni contro le opposizioni e le violenze contro i Curdi.
Nel 1938 Atatürk morì e gli successe Ismet Inönü durante il governo del quale la Turchia nella seconda guerra mondiale restò neutrale sino al febbraio 1945 quando, praticamente a guerra finita, dichiarò guerra a Germania e Giappone. Il periodo tra il 1946 ed il 1960 è quello della formazione di vari partiti politici tra cui il Partito Democratico guidato da Menderes in opposizione al kemalismo; le tensioni interne portarono però nel maggio 1960 ad un colpo di stato militare e Menderes fu giustiziato. (Tra il 1950 ed il 1953 la Turchia partecipò insieme agli Usa e vari stati dell’ONU alla guerra contro la Corea del Nord). Nel 1961 lo stato turco tornò sotto il controllo civile, si indissero nuove elezioni e si dette vita a nuovi governi ma nel marzo 1971 si ebbe ancora un colpo di stato che si ripetè nel 1980.
Nel 1983 i militari cedettero il potere. Nel 1984 iniziò nel sud-est l’insurrezione, tuttora in atto, dei Curdi guidati dal PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) , costata sin’ora più di 40.000 vite. Negli anni 90 si inizia a prendere in considerazione l’entrata della Turchia nell’Unione Europea soprattutto per le pressioni del mondo affaristico, bancario e dei commerci, ma a tutt’oggi il problema non è risolto a causa dell’instabilità politica, delle tensioni interne, e dello scarso rispetto della libertà di stampa, di pensiero e di confessione religiosa.
A cominciare dal 1970 fa l’ingresso in politica Recep Tayyip Erdoğan, personaggio scaltro, deciso e soprattutto senza scrupoli. Dopo un lungo e controverso apprendistato, nel 1999 mentre è sindaco di Istambul viene condannato a 10 mesi ed imprigionato per aver violato la legge sulla laicità dello stato incitando all’odio religioso. Nel 2001 è tra i principali fondatori del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) che nel 2002 ottiene il 34% dei voti divenendo il primo partito turco. Tale vittoria fu replicata nel 2004 consentendo ad Erdoğan di ottenere la carica di primo ministro che egli deterrà sino al 2014 quando divenne Presidente della Repubblica per diretta elezione popolare.
Le differenti tendenze politiche che si agitano durante questo periodo sono: il panturchismo, antieuropeo ed antiarabo, che vorrebbe riunire la Turchia a tutti i popoli di stirpe turca dell’Asia; il panislamismo fautore di un califfato islamico antieuropeo, anticristiano, guidato dalla Turchia e tendente ad islamizzare l’Europa vendicando Lepanto e Vienna; l’occidentalismo laico, filoamericano, di alcune elites che governano il paese.
La Turchia oggi
La situazione politica della Turchia subì un nuovo trauma, che avrà conseguenze sino ad oggi, con l’ennesimo colpo di stato del 15 luglio 2016, messo in atto contro il crescente autoritarismo di Erdoğan, da una parte delle forze armate causando, secondo il governo, la morte di 290 persone ed il ferimento di altre 1500.
Il colpo di stato, come è noto, non riuscì ed Erdoğan dopo aver fatto appello alla mobilitazione popolare mise in atto una repressione di inaudita ferocia che non perturbò la coscienza pelosa degli statisti europei che vogliono a tutti i costi la Turchia nell’Unione Europea. 3200 persone in gran parte militari furono arrestate, denudate e detenute per vari giorni senza cibo né acqua in carceri e palestre con le manette ai polsi; 15.000 insegnanti furono espulsi dalle scuole; 1500 rettori scacciati dalle università; 2745 giudici licenziati; nuovi tribunali e nuovi giudici furono messi rapidamente in funzione per comminare condanne sommarie ed esemplari; centinaia di persone scomparse; la libertà di stampa praticamente soppressa, 300.000 libri distrutti.
In tal modo rimossi gran parte degli ostacoli politici, con un’opposizione decimata, minacciata ed intimidita, il potere personale di Erdoğan sembra per il momento sgombero da qualsiasi intralcio. In realtà, specie nelle grandi città l’opposizione esiste ancora anche se evita in questo momento pericolose tensioni e tenta con discrezione di riorganizzarsi.
Varie ipotesi sono state fatte sui promotori del fallito colpo di stato; qualcuno ha anche formulato il sospetto che sia stata tutta opera dello stesso Erdoğan ; in altre parole egli avrebbe abilmente fatto in modo da suscitare all’interno ed all’esterno delle forze armate l’illusione di poter effettuare un intervento capace di ribaltare il potere da lui impersonato, allertando preventivamente gli strumenti per una drastica repressione con cui spazzare via tutti i centri sospettati di dissenso. E’ chiaro che non esiste alcuna prova affidabile in grado di convalidare questa ipotesi, ci si basa soltanto sulla personalità e sui recenti comportamenti di Erdoğan. Si tratta infatti di un individuo ,come abbiamo già detto, senza scrupoli e remore di qualsiasi tipo, opportunista, simpatizzante del fondamentalismo islamico rappresentato dai Fratelli Musulmani.
E’ proprio questa sua simpatia la cosa più preoccupante in quanto lo ha spinto a collaborare con al Qaeda e con l’ISIS ai quali ha fornito abbondanza di armi e di mezzi di sostentamento ed ogni tipo di protezione; se alcuni stati europei hanno per alcuni anni potuto ricevere petrolio di contrabbando prelevato dal “califfato” nei pozzi petroliferi dei territori siriani occupati, ciò è avvenuto grazie alle complicità turche; se migliaia di estremisti musulmani provenienti dall’Europa e dall’Asia sono potuti passare in Siria lo hanno fatto attraverso la Turchia che ha svolto la funzione di centro di raccolta e di addestramento alle armi (anche con la collaborazione italiana); se un’infinità di atrocità commesse dai jiadisti in Siria non sono avvenute per istigazione certamente hanno avuto dai Turchi per lo meno il tacito consenso.
La politica agressiva ed espansionistica di Ertoğan ha avuto però un freno da parte dell’intervento della Russia. Dopo un iniziale stato di forte tensione dovuto all’abbattimento di un aereo russo da parte dei Turchi questi sono dovuti venire a più miti consigli e pur continuando a dare il loro aiuto alle bande terroristiche hanno dovuto limitare le loro iniziative ed accettare una collaborazione con Russia ed Iran.
Formalmente i rapporti fra Russi e Turchi, dopo l’incidente dell’aereo sono stati corretti, ma in realtà sono stati sempre problematici e Putin ha dovuto fare acrobazie diplomatiche per evitare punti di rottura e realizzare al tempo stesso una discreta azione di contenimento. La vendita alla Turchia dei missili S400 è stata da parte di Putin un’iniziativa da alcuni giudicata abile in quanto finalizzata a stabilire un obbligo di gratitudine, mentre altri la hanno ritenuta un po’ avventata perché di un personaggio con i precedenti di Erdoğan non bisognerebbe troppo fidarsi.
Inoltre una situazione assai critica si è recentemente determinata quando i Turchi, in violazione del diritto internazionale, che sono ormai pochi a rispettare, sono penetrati in vari punti del territorio nord siriano per allontanare dalla loro frontiera i Curdi siriani (intenzionati a costituire un loro stato indipendente) ritenuti in collusione con l’insurrezione dei Curdi del PKK della Turchia. Ma di questo si è già parlato nell’articolo relativo alla Siria a cui si rimanda.
A questo punto due ultime considerazioni restano da fare: il futuro ruolo della Turchia nella situazione siriana e la pretesa di entrare nell’Unione Europea.
Nel primo caso la presenza turca nel nord della Siria non può non destare grande preoccupazione; sono note infatti le tendenze di Erdoğan di annettersi alcuni territori settentrionali della Siria, le sue mire arriverebbero sino ad Aleppo.La fascia di sicurezza di 30 Km di profondità, creata sul confine turco-siriano a scadenza indeterminata, può essere il primo passo per accaparrarsi un pezzo di Siria in via definitiva. Gli accordi con Putin di garantire l’integrità del territorio siriano non sono una garanzia essendo Erdoğan un personaggio inaffidabile. In definitiva le difficoltà al termine della guerra siriana consistono prevalentemente nella presenza turca ed americana.
L’entrata della Turchia in Europa presenta gravissimi rischi; l’attuale governo turco persegue una linea politica di accentuato fondamentalismo islamico secondo le linee programmatiche dei Fratelli Musulmani.
Il progetto fondamentalista prevede non solo la penetrazione ideologica nei paesi del Medio Oriente diretto da uno stato turco egemone , ma, a lungo termine, la totale islamizzazione dell’Europa. La libertà religiosa, come tante altre libertà, è formalmente garantita dalla costituzione turca e lo stato è dichiarato laico; nei fatti però ciò che accade è ben altra cosa (basti pensare ai modi con cui si è verificata la repressione del tentativo di colpo di stato).
Non sono mai stati trovati dalla polizia i colpevoli di diversi assassini di sacerdoti e religiosi ortodossi e cattolici; non si possono inoltre costruire nuove chiese e restaurare quelle esistenti. I milioni di turchi già presenti in Europa sarebbero inoltre pronti a mobilitarsi in caso di gravi contrasti con la Turchia.
Stante questa situazione e tenuto conto che il trattato di Lisbona attribuisce agli stati dell’Unione un peso politico proporzionale alla sua popolazione, la Turchia con più di 80 milioni di abitanti (più o meno quanti ne possiede la Germania) entrerebbe in Europa con un peso determinante.
Se a tutto ciò si aggiunge il comportamento prepotente e tracotante di Erdoğan, la Turchia in Europa avrebbe un effetto disastroso per l’identità dei popoli europei che vedrebbero la crescita senza alcun freno dell’islamismo oltranzista al proprio interno; inoltre i gravi problemi economici in cui la Turchia attualmente versa verrebbero ad aggravare la critica situazione dell’Unione Europea.
Gli unici ad avere vantaggi sarebbero le solite lobby speculative e finanziarie europee che avrebbero a disposizione un nuovo grande spazio in cui operare.






















