Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli

                                    Sala della Madonna della Quercia nel Palazzo dei priori a Viterbo
                                    (http://www.madonnadellaquercia.it)

 Prima di leggere questa parte della Grande Storia, leggi il suo inizio, che è scritto qui in fondo.

 La Grande Madre di Dio, che aveva eletto la sua residenza in questa fortunata Quercia per sovvenire non solo alli popoli circonvicini, ma a tutto l'universo, esaudì subito la sua divota, che si fermò la terra, mutò apparenza l'aria, e animati li Cittadini a non più temere, poterno sicuramente riabitare le lor Case, con rendere infinite benedizioni alla loro Liberatrice, portandogli i Deputati una tavola d'argento, rappresentante la Città di Siena.

E di tutto si conserva la memoria anche nel Palazzo pubblico di Viterbo [Sala della Madonna del Palazzo dei Priori n.d.d.] appresso un ritratto di questa sagra Immagine con sotto queste parole: Inclita Senarum Urbe centenis sexque denis diris terraemotibus plane liberata, grata, et pia illius Respublica missis huc voti causae Proceribus suis, mensam argenteam suae Urbis effigiem referentem huic Deiparae D.D. Sal. Ann. 1467.
Innumerabili, e stupendi erano i miracoli, che ogni giorno operava la Madonna SS.ma, e però infinito era ancora il numero de' concorrenti da tutte le parti, chi per impetrare ajuto ne' suoi bisogni, chi per render grazie de' beneficii ottenuti, e chi per essere spettatore divoto delli continui prodigi.

Nè d'altro da per tutto si discorreva, che della vista restituita alli ciechi, della loquela a' muti, dell'udito a' sordi, delli stroppiati addirizzati, de' feriti risanati, de' leprosi [lebbrosi n.d.d.] mondati, degli offesi da maligni spiriti liberati, ed infiniti altri miracoli, e grazie, operati alla Quercia.
E sparsi di questi la fama sino dal bel principio non solo per tutta Italia, ma anche per l'Europa, ed altre parti del Mondo sino tra barbari concorrevano Pellegrini da lontanissime parti a venerare questo Santuario: e come si legge nella Vita del Pontefice Paolo II, molti che erano schiavi nell'Africa, e in Costantinopoli, si viddero comparire con ferri, e catene per appenderle alla Santa Quercia in segno di esser stati liberati con l'invocazione di questa miracolosa Imagine dalla schiavitù degl'Infedeli.

[... continua nel prossimo articolo a metà mese di novembre]

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 7 - 8

VITERBO - Via Fattungheri, 10

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La Storia della Madonna della Quercia

E' questo l'inizio della grande, meravigliosa storia della Madonna della Quercia, ricca di miracoli, di belle opere all'interno della Chiesa e... Santuario e... Basilica.

E' il tempio più bello d'Italia, che ha fatto nascere attorno a sé una invidiabile miriade di casette, cariche a loro volta della voglia di raccontarsi, distinte da numeri su peperino, per mantenere la singolarità della propria esistenza.

E non è finita, perché quella Tegola di semplice terracotta, con l'immagine unica della Vergine col Bambino, ha dato vita alle grandi fiere annuali, agli ex voto, al Patto d'Amore con Viterbo, all'Infiorata, alla nascita di una miriade di chiese col suo nome, in Italia e nel mondo.

Ha dato vita ai Querciaioli, o meglio ancora Cerquaroli, dal popolare La Cerqua, gente di fede e d'onore e, infine a indimenticabili parroci come don Sante Bagnaia, don Angelo Massi, l'infaticabile attuale parroco don Massimiliano Balsi e lo storico Gianfranco Ciprini, a proposito, vai al suo sito, ineguagliabile, sulla Storia della Madonna della Quercia, clicca qui

Mauro Galeotti

La penna ora a Nicolò Maria Torelli da una edizione del 1793 "Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo".

Delli principii della Miracolosa Immagine della Madonna Santissima della Quercia, e suoi primi miracoli

 

Sopra una Quercia vicino alla Città di Viterbo, in luogo detto Campo Grazzano, poi volgarmente Graziano un'Artefice chiamato Battista Juzzante per Divina ispirazione ripose un ritratto della Gran Madre di Dio, fatto in una Tegola dal Pittore per nome Cesare Manetto.

E fu nell'anno 1417, che la Chiesa stava divisa da deplorabile Scisma di tre Pontefici, lacerata da più Eresiarchi, e l'Italia, con le Città di Roma, e Viterbo in particolare, provava estrema calamità per le rivoluzioni, guerre, pestilenze, e carestie.

La comparsa della Regina del Cielo su quell'Albero eletto per trono di grazie, fù presagio di sicuro rimedio a tante miserie: poiche nello stess'anno creato Martino V per vero, e legittimo Papa, ritornò la Chiesa alla desiderata unione, furno brugiati gl'Eresiarchi, rifiorì l'Italia; Roma, di cui il detto Pontefice fu chiamato il Salvatore, risorse a nuove felicità; e Viterbo al di cui governo avea egli medesimo già presieduto, fu liberata non solo dalle comuni disgrazie, ma con la di lui presenza, al ritorno da Costanza, anche dell'ostinate discordie fra Cittadini, che in più modi La tenevano abbattuta.

Stette per molti anni la S. Immagine senza palesare più oltre gl'effetti della sua pietà, e solo intenta a preservarsi illesa dell'ingiurie del tempo perchè se bene dall'impeto de' venti spesso era abbattuta, e gettata in terra, sempre miracolosamente sopra la sua Quercia intatta si ritrovava; anzi divenuto miracoloso l'istesso albero, abbassando, stringendo, e intrecciando prodigiosamente li suoi rami, gli fabricò un bene artificioso tabernacolo, sotto il quale riparata dalle piogge, grandini, venti, nevi, e turbini stava quasi nascosta, e solo salutata da pochi che quivi passando, a caso la ignoravano.

Venuto poi il tempo che la Santissima Vergine voleva comparire con larga mano li suoi tesori, secondo il costume delle meraviglie di Dio, volle anche essere prevenuta da annunzii profetici, e celesti visioni.

Sopra uno de' Monti Cimini detto di Sant'Angelo, poco distante dalla fortunata Quercia, Pier Domenico Alberti, lasciati i commodi della sua Casa in Siena, minava vita eremitica e santa.

Questo per Divina rivelazione conosciuto il tesoro nascosto nella S. Imagine, che felicitava non solo queste Campagne, ma il Mondo tutto, non contento di spesso visitarla, acceso un giorno di maggiore divozione, tolta riverentemente dall'Albero, portolla alla Chiesuola del suo Romitorio, e postovisi avanti ad orare, e addormentatosi, parveli vedere la S. Imagine ritornare alla sua Quercia; ed in fatti risvegliato con con sua gran confusione trovo mancarsela. 

Onde dopo avere con molte lagrime chiesto perdono a Dio e alla Santissima Vergine del suo ardimento, andossene al Campo Graziano, ove non solo la rividde più bella, e maestosa, ma ancora vidde che due Angeli con tutta riverenza sopra la Quercia la ritenevano.

Andava poi spesso dicendo, che tra Viterbo e Bagnaia viene un gran tesoro, e nissuno lo ricercava; e a molti, che perciò si mossero, a scavare e cercare in varii luoghi, faceva intendere, che non si affatigassero, perchè il tesoro non era sotto la terra.

Parimente alcune divote Donne Viterbesi mosse da Celesti visioni, ritrovata la figura di Maria Santissima sopra la Quercia, frequentemente la visitavano: ed una di loro chiamata Bartolomea dopo esservi stata un giorno lungamente ad orare, quasi li dispiacesse il lasciarla, se la portò alla propria Casa; ma quella ben presto fece ritorno alla sua Quercia; dove la buona Donna, dopo averla diligentemente cercata, con suo stupore la ritrovò; e non potendo imaginarsi, come ciò fosse accaduto, ripigliata la Santa Tegola, per meglio assicurarsene rinserrolla dentro una cassa. 

Tutto però in vano, perché indi a poco aperta la cassa, non ve la ritrovò altrimenti che come prima era ritornata al luogo.

Accortosi perciò non esser questo provenuto da arte umana; e che la Beatissima Vergine aveva eletto quell'Albero per sua residenza, e non voleva stare altrove, domandò perdono del suo troppo ardire, e perseverando nella sua divozione. esortava altri a visitarla, con dire che ne avrebbero ricevute molte grazie.

Correva l'anno della nostra salute 1467, quando la Gran Madre di Dio volle palesarsi in questo suo ritratto, vero rifugio de' bisognosi, e consolazione degli afflitti, mossa a pietà delle tante calamità, nelle quali si ritrovava il Cristianesimo, atterrito, e combattuto in più parti dalla potenza de' Turchi, e li Regni, e Provincie della Spagna, Ungheria, Settentrione, e di quasi tutta Europa erano in stravaganti sconvolgimenti per l'eresie, ribellioni, e guerre fra di loro, dalle quali era non meno oppressa l'Italia, aggiunte le rivoluzioni della Repubblica Fiorentina: e la Città di Viterbo si vedeva quasi distrutta dalle diaboliche fazzioni de' Cittadini, e non poco desolata dalle frequenti mortalità, per una fiera pestilenza, che vi regnava. 

Nel principio dunque del Mese di Luglio, molti oppressi dalle Infermità, alla vista della prodigiosa figura restarono subito risanati. 

Il giorno poi ottavo di detto mese, un cert'Uomo Viterbese fuggendo per queste campagne dalli mani de' nemici, che l'inseguivano per ammazzarlo, e sopraggiunto da essi in questo luogo, non vedendo altro scampo, alzò l'occhi pietosi sopra quest'Albero di vita, e ottenne dalla Santissima Vergine la sua salvezza; poichè reso invisibile a' suoi  persecutori, per più che diligentemente lo ricercassero, non fu mai ritrovato.

Onde disperati quelli, e  da virtù superiore atterriti, vergognosamente ne partirono.

Non tardò il buon'Uomo ritornato in Città a promulgare il Miracolo; dal che, e da interno stimolo mosso il divoto Romito, spiegando i suoi detti, dichiarò il tesoro tra Viterbo, e Bagnaia altro non essere, che l'Imagine di Maria Santissima, con palesarne altresì il trasporto, e miracoloso ritorno.

Il simile fecero le divote Donne, publicando, le visioni, e grazie ricevute: e come due volte da se stessa era ritornata alla Quercia, benche da Bartolomea portata, e riserrata in Casa.

A questi felici racconti sparsi sollecitamente per Viterbo, e suoi contorni, animato il popolo, ed invocando ciascuno l'ajuto della gran Madre di Dio, cessò incontinente la pestifera influenza: ed era infinito il concorso, computandosi alle volte sino al numero di quaranta mila persone.

Nella prima Domenica poi del seguente Mese d'Agosto vi si ritrovarono, oltre il popolo di Viterbo ed altri luoghi, quattordici intieri Communità che processionalmente (e molti anche in atto di penitenza) si portarono alla visita di questo nuovo Santuario; e furono delle Città di Montefiascone, e Toscanella [Tuscania], e della Terra di Canepina, Soriano, Ronciglione, Vetralla, Caprarola, Vitorchiano, Bagnaia, Lugnano, Bomarzo, Bassano, Carbognano e Civitella, portando ciascuna l'offerta di ricch'elemosina.

Nel mese poi susseguente di Settembre tutta la Città, e popolo di Viterbo vi concorse con solenne processione, nella quale, dopo le molte confraternite de Laici vestiti con sacco, e dopo numeroso Clero Regolare, e Secolare, veniva il vescovo in Abito Pontificale, portando nelle mani l'insigne Reliquia del mento di San Gio:[vanni] Battista sotto ricco Baldacchino, retto dalli Priori, ed altri Officiali della Città, che con infinita moltitudine, d''ogni sesso, e condizione, seguivano la processione.

Arrivati nel santo luogo, dove in quel principio era una semplice Cappella di tavole, preparato l'Altare, celebrò il vescovo solennemente la Messa, con l'assistenza di tutti ivi concorsi, che fu stimato arrivassero al numero di cinquanta mila.

In questi giorni anche numeroso popolo della Città, e Stato di Siena, seguendo molti Nobili mandati da quella Repubblica, venne a ringraziare la Madonna in questa sua miracolosa Immagine.

Nell'istesso tempo, che questa comparve in Viterbo Madre pietosa de' bisognosi, quella nobilissima Città per orribili, e replicate scosse de' terremoti, attendeva ad ogni momento l'ultimo esterminio, già abbandonata da' suoi Cittadini, che atterriti, e disanimati, vivevano appena sicuri nelle aperte campagne.

Con penitenze, orazioni, e pubbliche preghiere avevano procurato placare l'ira dell'Altissimo; erano ricorso a più Santi, avevano fatto più voti: ma lo spavento, e scosse de' terremoti numerati un dopo l'altro sino a 160, non finivano.

L'Eremita del Monte Sant'Angelo compassionando le miserie della sua Patria raccomandandolla alla protezione di questa gran Signora, facendo intendere a' suoi Concittadini, che ad essa, per ottenere il rimedio, unitamente ricorressero: al quale avviso, e per la fama de' miracoli già precorsa, i Savii di quella Repubblica fecero voto, raccomandandosi alla medesima anche con communi preghiere, acciò volesse liberarli da sì grave flagello.

 

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