Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

La processione del 13 Novembre 1921 con il Cuore e il Corpo di santa Rosa mentre escono dalla Chiesa di santa Rosa
Léon De Kerval (1852-1911) nel 1896 dà alle stampe il libro "Sainte Rose de Viterbe, sa vie et son temps". Del volume tradotto dal francese sono uscite alcune edizioni, possiedo l'originale, ma quello che mi ha incuriosito è la rarissima riedizione del 10 agosto 1927, dell'editore Luigi Buffetti di Viterbo, che, infatti, l'aveva già stampato nel 1923.
Il libro è intitolato "Vita di Santa Rosa da Viterbo - Nuova edizione dall'originale francese riveduto ed ampliato dal P. Massimo Cecconi d.M.d.l. [ossia dei Ministri degli infermi] priore parroco di S. Maria in Poggio" .
Altre edizioni sono del 1920 e del 1921 a cura del Consiglio superiore della G.F.C.I.
Ma cosa scrive Cecconi?
Descrive la ricognizione del corpo di santa Rosa del 1921, è senz'altro da leggere e l'unisco qui appresso.
Ma non finisce qui presto un'altra sorpresa sulla Macchina di santa Rosa tratta da un altro racconto scritto dallo stesso Cecconi sullo stesso libro.
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Ricognizione del corpo di S. Rosa nel 1921. Solenne processione
Il corpo della gloriosa Verginella Santa Rosa si è adunque conservato intatto ed incorrotto a traverso il lungo periodo di sette secoli, non ostante che fosse esposto agli agenti atmosferici della corruzione, poiché l'urna ove giaceva era aperta.
Ne fan fede la tradizione e la storia, e ciò lo si deve ad un miracolo di Dio, il quale ha voluto glorificare anche in tal modo le virtù eroiche della sua serva fedele.
Ma in questi ultimi tempi sembrava che il tempo edace avesse incominciato a portare la sua azione deleteria a quelle sacre spoglie. 1
E pertanto S.E. Mons. Emilio Trenta, zelantissimo Vescovo di Viterbo, devotissimo della Santa, preoccupato per alcuni evidenti segni di deperimento, credette suo dovere informare il Santo Padre Benedetto XV.
Ottenute dal S. Padre le necessarie facoltà, il 3 aprile 1921, alla presenza di Mons. Sinibaldi, Vescovo di Tiberiade, di alcuni Sacerdoti, delle Autorità cittadine e delle monache del Monastero di S. Rosa, con l'intervento del Sig. Comm. Dott. Pietro Neri, medico chirurgo in Roma, si fece con ogni riverenza la ricognizione del sacro corpo e si constatò pur troppo un notevole deperimento, e di conseguenza s'imponeva portarvi rimedio.
Fu presentata all'uopo al Santo Padre una coscienziosa e dettagliata relazione su lo stato in cui furono trovate le venerate spoglie mortali della nostra celeste Concittadina, ed il Santo Padre Benedetto XV, compiendo un atto di pietà e di devozione verso la Verginella Viterbese ed insieme di sovrana munificenza, si degnò di dare incarico al prelodato Sig. Comm. Dott. Pietro Neri, specialista in materia, di procedere con metodi scientifici ai lavori di conservazione della preziosa reliquia.
Il dottor Neri assolvè il suo compito con vero intelletto di fede e d'amore e con esito felicissimo, non ostante le molte impreviste difficoltà che si presentarono.
Perché poi il lavoro della conservazione del santo corpo riuscisse in ogni parte esatto e perfetto, l'esimio dottore si trovò nella necessità di esplorarne anche l'interno.
E mentre tutto si trovò consunto, sebbene ridotto in piccole dimensioni si rinvenne intatto il cuore.
Il cuore non solo è il centro della vita, ma è altresì il simbolo dell'amore.
Conservatosi attraverso un periodo di sette secoli il cuore di S. Rosa, ciò è segno evidente che essa vive in mezzo ai suoi concittadini, e vive infatti con la memoria tuttora piena delle sue virtù e de' suoi prodigi, vive con la sua protezione, vive con le grazie che non cessa di spandere a larghe mani su tutti i suoi devoti, mostrando di amarli di tenero affetto.
Questo fatto del rinvenimento del cuore intatto, commosse tutte le anime pie e divote di S. Rosa.
Mons. Vescovo Emidio Trenta e Canonici e Parroci e Sacerdoti e Religiosi e quanti dei voti lo poterono, si recarono commossi fino alle lacrime a baciare con affetto quella preziosissima reliquia, che venne racchiusa in un ricco reliquiario.
I fedeli erano abituati per dimostrazione sempre maggiore della loro pietà e devozione verso la loro celeste Patrona, a baciarne la mano.
Se d'ora in poi ciò non potranno più, si consolino, perché la cara Santa non ha voluto privarli di quella solare soddisfazione; anzi ha provveduto in modo veramente meraviglioso ad accrescerla.
Se i devoti non potranno più baciare la mano, ne baceranno il cuore, che è cosa assai più nobile e pregevole della mano.
Intanto a solennizzare il fausto avvenimento della ricognizione del corpo della nostra Eroina, e della sicura perenne sua conservazione, fu stabilito che quel sacro pegno, prima di essere chiuso definitivamente nell'urna venisse trasportato processionalmente e quasi in trionfo per le vie della città, come a ricordare il solenne trasporto del sacro corpo della Chiesa di Santa Maria in Poggio a quella di S. Maria del Monastero delle Clarisse nel 1258.
Per la sacra solenne funzione da S.E. Mons. Vescovo Emidio Trenta fu fissata la domenica 13 novembre [1921].
Il tempio di S. Rosa per la circostanza è stato parato a festa e fin dalle prime ore del mattino esso rigurgitava di un popolo devoto e festante.
Dopo il Pontificale, s'iniziò lo sfilamento della solenne processione.
Mentre l'urna che contiene il venerato corpo di S. Rosa, portata a spalla da quattro Canonici della Cattedrale, esce dal Convento ed appare sulla gradinata del tempio, scoppia un fragoroso irrefrenabile applauso ed un frenetico: "Evviva S. Rosa!... Mille volti appaiono bagnati di lacrime. È un momento indescrivibile!
Fiancheggiano l'urna della Santa "la bella e imponente coorte dei Facchini, bianco vestiti, destinata a trasporto della macchina di S. Rosa", vigili urbani e carabinieri in alta uniforme ed i soci del Circolo S. Rosa.
Il corpo venerato della Santa che si scorge attraverso i cristalli dell'urna e rivestito del saio cenerognolo dell'epoca; ne recinge la fronte una preziosa aureola dorata, dono di S.E. Mons. Giac.[omo] Sinibaldi; ne adorna il petto una croce di ametiste legate in oro, dono di S.E. Mons. Emidio Trenta Vescovo diocesano.
Segue l'urna S.E. Rev.ma il Cardin.[ale] Pietro La Fontaine in porpora con la sua nobile corte; vengono appresso il Sindaco di Viterbo con gli Assessori e Consiglieri comunali, le altre autorità civili e militari, ed un interminabile stuolo di associazioni maschili e femminili con le proprie insegne e vessilli.
Le vie e le piazze per le quali deve passare il grandioso corteo presentano un aspetto gaio, fantastico; il popolo vi si comprime ai lati.
Su la gradinata del tempio si elevano maestose e grandi arcate rivestite di lauro, mirto, palme e ghirlande fiorite e in cima alle antenne spiccano dei labari dai colori civici con i fiocchi d'oro.
Altri archi trionfali sorgono lungo il percorso, ed in particolare dinanzi l'umile casetta dove nacque, visse e morì la vergine S. Rosa, e sotto quella casetta passa ancora il maestoso trionfale corteo in onore di Colei che ivi nell'umiltà e nella povertà nacque, visse morì.
Dalle finestre e dal balcone del Palazzo Comunale pendono nobili arazzi, mentre la bandiera nazionale e quella comunale spiegano al vento le loro ali.
Le finestre ed i balconi pure delle case, gremiti di gente, sono tutti variamente addobbati con arazzi e drappi a colori svariati.
Una pioggia continua ed incessante di fiori si riversa sul corteo, specie sull'urna sella Santa, e più e più volte si è costretti a sgombrarla.
Le campane delle Chiese per le quali passa la processione, suonano una festa, e pure a festa suona lo storico campanone del Comune.
I concerti musicali lanciano all'aria armonie religiose; gli inni in onore di S. Rosa cantati da cento e cento tra fanciulli e fanciulle s'intrecciano con la divina salmodia del Clero; le acclamazioni e gli applausi echeggiano per ogni dove, dalle finestre, dai balconi e dalle vie; è uno spettacolo di fede mai visto, un trionfo, un delirio!
Dinanzi la Chiesa parrocchiale di Santa Maria in Poggio, dove Santa Rosa vestì l'abito di terziaria francescana e dove, dopo morta, fu sepolta, il corteo si arresta.
Mons. Vescovo salito col Clero sul poggiolo esterno del tempio, benedice con la sacra reliquia del Cuore della Santa il popolo sottostante.
Tale benedizione egli rinnova nella piazza di Fontana Grande, dinanzi al palazzo Fani su di un palco ivi eretto per la circostanza; e di nuovo nella piazza del Municipio dall'alto della gradinata della Chiesa di San Michele Arcangelo.
"La solenne imponentissima processione si svolse con un fascino di maestosità nella turba enorme di popolo che nereggiava, accalcandosi; dovunque dominava quel sentimento di fede che e dolcezza di ricordi, tenerezza d'affetti". 2
Al ritorno, Mons. Trenta, Vescovo diocesano consegnato il reliquiario contenente il Cuore della Santa all'Arcidiacono della Cattedrale, e gli altri tre Vescovi sollevano l'urna racchiudente il sacro corpo, e portandola a spalla la introducono nel Tempio.
È un momento solenne, emozionante, che fa quasi dimenticare il raccoglimento del luogo sacro, e uno con uscio di applausi e di Evviva S. Rosa! scoppia improvviso, insistente e si ripercuote su le volte e su la vasta cupola del tempio.
Nel pomeriggio, per la grande ressa del popolo, non fu possibile predicare in chiesa; e si dovè innalzare un pergamo su i gradini esterni di essa.
Al comparire della veneranda e mite figura del Cardinale La Fontaine tanto amato dai Viterbesi, scoppia un applauso fragoroso universale.
Il discorso di Sua Eminenza, spesso interrotto e coronato da acclamazioni ed applausi, è stato giustamente definito: "un inno di soave bontà ed illustrazione delle virtù della Santa Eroina che liberò Viterbo dalla barbarie di Federico II". 2
Dopo fu intonato il Te Deum, e questo finito, Mons. Vescovo diocesano, circondato dagli altri Vescovi, dal Capitolo, dal Clero, impartì la benedizione con il reliquiario contenente il Cuore della Santa, all'immenso popolo che dalla gradinata della Chiesa gremiva sino in fondo la vasta e larga Via di S. Rosa.
Indi la folla dei fedeli invase di nuovo la Chiesa per rimirare ancora una volta il venerato corpo della Santa.
Verso le ore 20 l'urna sacra fu riportata nell'interno del Monastero, dove le Monache la ricevettero con grande solennità e devozione.
Il sacro Corpo restò esposto nella propria cappella alla venerazione dei fedeli nei giorni seguenti, fino a giovedì 17 novembre.
Verso le ore 18 di detto giorno, il venerato Corpo della Santa fu definitivamente chiuso dal Dott. Pietro Neri, nell'urna di bronzo dorata, recinta da cristalli, egregia opera artistica della officina metallurgica della ditta Giulio Lupoli di Roma e riposta nel pregevole sarcofano di argento e metallo dorato, fatto costruire dalla munificenza del Card. Sacchetti Vescovo di Viterbo su lo scorcio del secolo XVII, per custodirvi le sacre spoglie della Eroina Viterbese.
Ai piedi della Santa, nell'urna, su posto un tubo di cristallo, chiuso all'estremità da borchie in metallo dorato, con entro una pergamena sottoscritta dalle autorità.
Il Vescovo, il Capitolo ed il Municipio apposero all'urna i propri sigilli.
Le feste celebrate per la circostanza in onore di S. Rosa e la esultanza del popolo, segneranno un'altra pagina gloriosa ed imperitura della storia di Viterbo.
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1 Bollettino diocesano, anno VII n. 12 dicembre 1921
2 Granati dott. Lorenzo nella relazione in un giornale di Roma
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Tratto da"Vita di Santa Rosa da Viterbo - Nuova edizione dall'originale francese riveduto ed ampliato dal P. Massimo Cecconi d.M.d.l. [ossia dei Ministri degli infermi] priore parroco di S. Maria in Poggio", Viterbo, 1927 da pag. 107 a 114






















