Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli

Venerazione della Madonna sulla quercia dipinta sulla tegola, affresco nel Palazzo dei Priori di Viterbo, seconda metà del XVI secolo

E' questo l'inizio della grande, meravigliosa storia della Madonna della Quercia, ricca di miracoli, di belle opere all'interno della Chiesa e... Santuario e... Basilica.

E' il tempio più bello d'Italia, che ha fatto nascere attorno a sé una invidiabile miriade di casette, cariche a loro volta della voglia di raccontarsi, distinte da numeri su peperino, per mantenere la singolarità della propria esistenza.

E non è finita, perché quella Tegola di semplice terracotta, con l'immagine unica della Vergine col Bambino, ha dato vita alle grandi fiere annuali, agli ex voto, al Patto d'Amore con Viterbo, all'Infiorata, alla nascita di una miriade di chiese col suo nome in Italia e nel mondo, ai Querciaioli o meglio ancora Cerquaroli, dal popolare La Cerqua, gente di fede e d'onore e, infine a indimenticabili parroci come don Sante Bagnaia, don Angelo Massi, l'infaticabile attuale parroco don Massimiliano Balsi e lo storico Gianfranco Ciprini, vai al suo sito, ineguagliabile, sulla storia della Madonna della Quercia, clicca qui. (m.g.)

La penna ora a Nicolò Maria Torelli

Sopra una Quercia vicino alla Città di Viterbo, in luogo detto Campo Grazzano, poi volgarmente Graziano un'Artefice chiamato Battista Juzzante per Divina ispirazione ripose un ritratto della Gran Madre di Dio, fatto in una Tegola dal Pittore per nome Cesare Manetto.

E fu nell'anno 1417, che la Chiesa stava divisa da deplorabile Scisma di tre Pontefici, lacerata da più Eresiarchi, e l'Italia, con le Città di Roma, e Viterbo in particolare, provava estrema calamità per le rivoluzioni, guerre, pestilenze, e carestie.

La comparsa della Regina del Cielo su quell'Albero eletto per trono di grazie, fù presagio di sicuro rimedio a tante miserie: poiche nello stess'anno creato Martino V per vero, e legittimo Papa, ritornò la Chiesa alla desiderata unione, furno brugiati gl'Eresiarchi, rifiorì l'Italia; Roma, di cui il detto Pontefice fu chiamato il Salvatore, risorse a nuove felicità; e Viterbo al di cui governo avea egli medesimo già presieduto, fu liberata non solo dalle comuni disgrazie, ma con la di lui presenza, al ritorno da Costanza, anche dell'ostinate discordie fra Cittadini, che in più modi La tenevano abbattuta.

Stette per molti anni la S. Immagine senza palesare più oltre gl'effetti della sua pietà, e solo intenta a preservarsi illesa dell'ingiurie del tempo perchè se bene dall'impeto de' venti spesso era abbattuta, e gettata in terra, sempre miracolosamente sopra la sua Quercia intatta si ritrovava; anzi divenuto miracoloso l'istesso albero, abbassando, stringendo, e intrecciando prodigiosamente li suoi rami, gli fabricò un bene artificioso tabernacolo, sotto il quale riparata dalle piogge, grandini, venti, nevi, e turbini stava quasi nascosta, e solo salutata da pochi che quivi passando, a caso la ignoravano.

Venuto poi il tempo che la Santissima Vergine voleva comparire con larga mano li suoi tesori, secondo il costume delle meraviglie di Dio, volle anche essere prevenuta da annunzii profetici, e celesti visioni.

Sopra uno de' Monti Cimini detto di Sant'Angelo, poco distante dalla fortunata Quercia, Pier Domenico Alberti, lasciati i commodi della sua Casa in Siena, minava vita eremitica e santa.

Questo per Divina rivelazione conosciuto il tesoro nascosto nella S. Imagine, che felicitava non solo queste Campagne, ma il Mondo tutto, non contento di spesso visitarla, acceso un giorno di maggiore divozione, tolta riverentemente dall'Albero, portolla alla Chiesuola del suo Romitorio, e postovisi avanti ad orare, e addormentatosi, parveli vedere la S. Imagine ritornare alla sua Quercia; ed in fatti risvegliato con con sua gran confusione trovo mancarsela.

Onde dopo avere con molte lagrime chiesto perdono a Dio e alla Santissima Vergine del suo ardimento, andossene al Campo Graziano, ove non solo la rividde più bella, e maestosa, ma ancora vidde che due Angeli con tutta riverenza sopra la Quercia la ritenevano.

Andava poi spesso dicendo, che tra Viterbo e Bagnaia viene un gran tesoro, e nissuno lo ricercava; e a molti, che perciò si mossero, a scavare e cercare in varii luoghi, faceva intendere, che non si affatigassero, perchè il tesoro non era sotto la terra. [... continua al prossimo articolo...]

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 1 - 3

Ed ora una poesia dedicata alla Madonna di Carlo Alberto Salustri o meglio... Trilussa

Pensanno a la Madonna

La poesia, scritta circa il 1941, è l'invito al poeta, da parte di sua mamma, di pregare la Vergine.
Trilussa, scapolo, era particolarmente legato alla madre, tanto che durante i funerali, in chiesa, svenne.

Una curiosità.

Trilussa per raggiungere il suo grande amore, una giovane attrice figlia di una cittadina di Grotte Santo Stefano, si era trasferito in quel paesino. Infatti, quando questa da Roma tornò al paese di origine, lui la seguì, ma, dopo aver capito che lei non avrebbe mai ricambiato il suo amore, il poeta tornò amareggiato a Roma.

Quann'ero ragazzino, mamma mia me diceva:
"Ricordate, fijolo, quanno te senti veramente solo
tu prova a recità 'n' Ave Maria.

L'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva come pe' maggìa".

Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato,
da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.

Come me sento veramente solo
io prego la Madonna benedetta
e l'anima da sola pija er volo.

VITERBO - Via Fattungheri, 10

(Quartiere medievale di san Pellegrino)

Tel. 0761.32.43.46

Chiuso il Mercoledì

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