Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

Viterbo 1966, Chiesa di santa Maria dell'Ellera, don Otello Ferrazzani, Danilo e Piero Malè nel giorno della Cresima
(g.c. di Danilo Malè, foto Mattioli, Viterbo)
Chiesa di santa Maria dell’Ellera
dal mio libro "L'illustrissima Città di Viterbo", edito a Viterbo nel 2002
La Chiesa di santa Maria dell’Ellera è in Viale Trieste e fu iniziata a costruire, su disegno dell’architetto Adriano Schiriatti, il 15 Giugno 1589, con la posa della prima pietra da parte dell’arcivescovo Carlo Montigli. Fu terminata il 10 Aprile 1595.
Ha dato il nome al quartiere ove è ubicata.
Sopra alla porta d’ingresso, in una cornice ad ovoli, è l’iscrizione su peperino:
Deiparae Virginis ad Hederam / venerabile templum / divae Mariae Magdalenae pia sodalitas primario lapide(m) / a Carolo archiep(iscop)o Montilio ep(iscop)o / Viterben(sis) XVII cal. Iul(ii) / MDLXXXIX frequenti populo solemniter iacto ob exi / miam erga se pietatem / atq(ue) ingentium miraculo / rum praestantiam pio adiu(nc)ta praesidio / struens in hanc faciem absolvit / favente amplissimo S.R.E. cardinali Mariano Perbene / dicto Camerte aedilitiae sodalitatis aeque loci huius / patre tutelari conservatoreq(ue) optimo / anno Virginei partus MDVC.
Tradotta: A Dio ottimo massimo, la Confraternita di santa Maria Maddalena costruendo il venerabile tempio della Madonna dell’Edera, la cui prima pietra fu posta solennemente e con partecipazione di popolo dall’arcivescovo Carlo Montigli, vescovo di Viterbo, il giorno 15 Giugno 1589 per la grande devozione e il grande numero di miracoli che si verificò con l’aiuto divino, completò questa facciata con favore del magnifico cardinale di Santa Romana Chiesa il Camerinese Mariano Pierbenedetti padre benefattore e protettore sia della confraternita come di questo sacro luogo.
Nell’anno della nascita di Cristo 1595.
La prima messa fu celebrata il 20 Settembre 1592 seppur la chiesa non fosse ancora completata, e fu detta dell’Ellera perché fu trovata una immagine della Madonna nascosta tra i tralci di edera all’ingresso della vigna dei Verreschi.
Nel 1587, infatti, il notaio Ilario Verreschi, insieme ai fratelli Alessandro, Federico e Francesco donarono alla Confraternita di santa Maria Maddalena il terreno con la vigna ove era la pittura. Il 25 Maggio 1589 il Comune di Viterbo decise di acquistare «il sito per li cappuccini per donarlo a loro […] et si paghino per prezzo di detto sito li 250 scudi ordinati dal conseglio, et li scudi 44 che restano a dare per la provisione del predicatore passato», inoltre il Comune contribuì ancora con altri quindici scudi, furono eletti «sopra la fabrica m° Bussotto Bussi et m° Filippo Franceschini».
La Confraternita, nel Dicembre 1588, fece voltare verso la Strada della Quercia l’immagine, collocata poi, nel 1608, sull’altare maggiore, per meglio esporre ai fedeli la chiesa.
Fu concessa in custodia, nel 1615, a Domenico Pagliari, con l’obbligo di ampliare l’edificio addossato alla chiesa e l’interno fu compiuto nel 1618.
Nel 1622 la chiesa fu posta sotto la Parrocchia di san Luca e tra gli altari, oltre il maggiore, vi era a destra quello di san Carlo e a sinistra quello di santa Francesca Romana, nominati ancora nel 1703. Nella cappella di sinistra trovo descritti da Feliciano Bussi che vi erano dipinti gli arcangeli Gabriele e Raffaele.
Nel 1627 si stabilì che ogni anno, il 5 Agosto, si doveva celebrare nella chiesa la Festa della Madonna della Neve, il tempio intanto era officiato dai Frati del Paradiso che venivano chiamati e pagati dalla Confraternita.
Restauri sono eseguiti nel 1635 e nel 1639 la chiesa fu elevata a parrocchia rurale, poi nel 1640 la Confraternita di santa Maria Maddalena cedette la chiesa ai Padri Silvestrini, che ne presero possesso il 19 Ottobre. Alla Confraternita fu quindi concessa, dal vescovo Francesco Maria Brancaccio, la Chiesa di san Silvestro.
Padre Pio Semeria nelle Memorie, redatte intorno al 1825, riporta una epigrafe del 1820 che legge egli stesso nella chiesa:
«Petro de France viro benefico moribus integerrimo sapienti modestoque medico amico fortuna in utroque fideli Lucianus et Alexandrina Bonaparte Canini principes dulcis memoriae signum P.P. Amicorum lacrymis prosequutus decessit anno MDCCCXX ae(tatis) s(uae) LXXIII. Orate pro eo».
Nel 1892 la chiesa fu chiusa, in seguito il 25 Ottobre 1899 vi fu nominato parroco Alfonso Stramaccioni.
Per volere del vescovo Grasselli (1899 - 1913) fu poi restaurata nell’abside, nel pavimento, nella balaustra in peperino e nel fonte battesimale a decorrere dal 1901 e, a lavori terminati, il 28 Giugno 1908, il vescovo stesso la consacrò.
A memoria fu scolpita e affissa in chiesa questa epigrafe andata distrutta:
«Quod templum / in hon. B.M.V. ad Hederam / pro sua pietate et magnificentia / fr. Antonius M. Grasselli / ex Ord. Min. S. Francisci conventualium / archiep. ep. Viterb. / abside in pristinam formam restituta / pavimento instaurato / presbiterio septis munito / novoque baptismali fonte erecto / egregie exornaverat / idem vir ecc.mus / solenni ritu sacravit / IV Kal. Iulii MCMVIII / Alphonsus Stramaccioni curato / in memoriam».
Il vescovo Adelchi Albanesi per incrementare l’opera parrocchiale fuori le mura della città, aprì il 1° marzo 1943 una succursale alla parrocchia presso i Padri Cappuccini.
La Chiesa di santa Maria dell’Ellera, rinascimentale, a volta, fu distrutta dai bombardamenti aerei del 24 Maggio 1944, erano rimaste in piedi parte della facciata, alcune pareti dei muri perimetrali e miracolosamente la parete dell’altare maggiore dove era ed è la Madonna dell’Ellera.
Fu riedificata dal 1947, ad opera dell’Impresa Cooperativa Democratico Cristiana, sotto la direzione dell’architetto Antonio Piraino, unitamente al capomastro Remo Graziotti. Per abbellirla e ornarla, con minima spesa, furono richiesti dal parroco don Otello Ferrazzani (21 Dicembre 1918 - 29 Aprile 1990) i tre altari in disuso della Chiesa di santa Maria della Pace, che furono concessi.
L’interno è ad una navata con fascioni in peperino che ornano le pareti e la volta; la chiesa fu consacrata il 28 Agosto 1949 dal vescovo di Viterbo Adelchi Albanesi.
Sulla destra è l’Altare del Crocifisso con il Cristo in croce in alto è lo stemma dei Servi di Maria con le lettere iniziali S. M.
L’immagine della Madonna in affresco fu restaurata nel 1949 da Agata Pistone e fu collocata nell’abside in una bella cornice in pietra arricchita da colonnine in marmo.
L’altare maggiore è stato realizzato con i marmi pregiati provenienti, come ho scritto, dalla sconsacrata Chiesa di santa Maria della Pace. Sulle basi sono gli stemmi, a sinistra, del cardinale Brancaccio e, a destra, quello dei Serviti, entrambi in marmo finemente lavorato. Nella Sacra Visita del 1622 è scritto che la mensa dell’altare maggiore era in peperino e che il tabernacolo era in una pietra simile al selce.
Don Alfonso Stramaccioni riferisce che nel 1900 l’altare era col tempietto di marmo bianco e che sugli stipiti era lo stemma della Confraternita di santa Maria Maddalena.
La porticina in legno del ciborio fu sostituita da una in argento opera del viterbese Lorenzo Pinzi.
Nel catino dell’abside è stato eseguito nel 1949 un affresco raffigurante l’Ultima Cena, opera della stessa Pistone. Le vetrate raffigurano i quattro santi Apostoli.
Sul lato sinistro della chiesa è la Cappella di san Giuseppe con relativa statua, sono magnifici i paliotti di questo altare di quello maggiore e del Crocifisso realizzati, come detto, con gli stupendi marmi policromi della Chiesa di santa Maria della Pace. Sempre in questo lato, verso la porta d’ingresso, è un Altare al Crocifisso anche qui con una bella realizzazione del Cristo in croce.
L’altare a destra di san Carlo era in stile barocco con colonne, angeli e stucchi, il quadro sull’altare raffigurava san Carlo inginocchiato dinanzi al Vangelo opera del XVII secolo. Le pareti erano dipinte con le figure di san Michele con Lucifero, a destra, e l’angelo custode con un bimbetto, a sinistra.
A destra era l’altare a stucco di santa Francesca Romana, che dopo il 1827 fu detto del ss. Crocifisso, per l’apposizione di un Crocifisso.
Nel transetto destro è il fonte battesimale, realizzato per volere di don Sebastiano Fasone, era formato da tre angeli seicenteschi, rubati l’8 Gennaio 2002, posti sotto alla tazza proveniente dalla Cattedrale di san Lorenzo, e da un altro angelo in estasi, anche questo rubato, collocato in alto a sinistra. I lavori furono diretti e curati dal pittore viterbese Publio Muratore (1918 - 1998).
Nel Dicembre 1988 il tabernacolo e il tempietto della Madonna sono stati trasferiti nel transetto di sinistra e ai lati sono stati inseriti gli angeli in marmo che prima erano in fondo all’abside ai lati dell’altare maggiore, su progetto dell’architetto Maria Fanti. Interessanti sono i moderni e grandi quadri della Via Crucis.
Sopra alla porta d’ingresso è la lapide in peperino con le parole dettate da don Pietro Schiena:
Eccell.mo D.no Adelchi Albanesi episcopo / bene merente / hoc templum / infausto illo secundo bello / omnium gentium flagrante / ignivomis ex caelo globis laceratum / tenaci patienti studio / rev. Otelli Ferrazzani curionis / cura atque opera / supremi consilii pubblicis operibus praepositi / in pristinam melioremque formam redactum / deiparae Virgini ad Hederam / dicatum / die XXVIII Augusti MCMXLIX.
La facciata fu terminata col favore del cardinale Mariano Pierbenedetti nel 1595, su di essa si vedevano gli stemmi del protettore Pierbenedetti, in alto sopra la finestra; della Confraternita santa Maria Maddalena, un vaso sormontato dalla croce, sotto la finestra al centro; del vescovo Gerolamo Matteucci (1594 - 1609) a destra e del Comune a sinistra.
Oggi, dopo i bombardamenti aerei del Maggio - Giugno 1944, sono rimasti ormai solo lo stemma del cardinale Mariano Pierbenedetti e l’epigrafe. Comunque in foto riprese dopo i bombardamenti, che ho anche pubblicato su Addio… vecchia Viterbo!, la facciata risulta caduta in parte e gli stemmi sono tutti e quattro al loro posto. Tre di essi che fine hanno fatto?
Spese per il campanile si hanno nel 1605, era a vela, posto sulla sinistra della chiesa sopra alla casa canonica. Vi erano tre campane, una del 1610 quando si stabilì che con l’elemosina di cinquantotto scudi lasciati da Giovanni Rinaldo si facesse una campana grossa, e la quale aveva l’iscrizione:
Ill. D. Ioann. Rainal. Monald. pia impensa fatta a.D. MDCX Angelus de Allegris fecit Viterbii.
Vi era poi una campana piccola ed un’altra di ottantuno chili acquistata dal parroco Stramaccioni dal Clero di Viterbo, che la pose sul campanile nell’Agosto del 1907.
Apparteneva all’ex Chiesa di san Matteo, risaliva al 1730, ed era opera di Giovanni Belli, viterbese, recava scolpita la frase:
A fulgore et tempestate libera nos Domine.
Vi erano le immagini del Crocifisso e dell’Immacolata circondata da stelle. E’ stata rubata dopo i bombardamenti.
Nel 1917 fu collocata un’altra campana, in sostituzione della grande, proveniente dall’ex Chiesa di san Biagio, con inciso:
Sanctissimo Sacramento… Societati Alex + voce+ a. D. MDCLXXIV + Of. P. I. C. S. S. M + M.
Vi erano due angeli adoranti e pesava novantasette chili.
Il campanile è stato dotato di tre campane, fuse nel 1949 dalla Ditta Marinelli di Agnone, delle quali la più grande, che pesa cinque quintali e mezzo, è dedicata alla beata Maria dell’Edera, la seconda, di circa tre quintali, è dedicata al Sacro Cuore di Gesù e la terza, di un quintale, a san Giovanni Bosco. Le campane furono benedette dal vescovo Adelchi Albanesi. L’impianto per sostenerle fu eseguito da Luigi D’Amico.
La sfera in rame che sostiene la croce sulla cupola del campanile fu eseguita a mano dal padre di don Otello, Graziano. Pochi anni dopo il campanile divenne pericolante e fu necessario rinforzarlo con tiranti e travi di ferro.
Non sarà una notizia storica, ma per me lo è, infatti, scrive mio zio Bruno Matteacci nelle sue memorie "La mia storia da Gubbio a Viterbo": "il 2 gennaio 1951 "la cicogna", con la fattiva collaborazione dell'ostetrica Vera Ercolani Iacoponi, nell'appartamento di via del Paradiso, si fermò, lasciando un batuffolo di amore di maschietto.
Era nato Mauro Galeotti che da quel momento è stato per noi tutti un caro affettuoso figlio e nipote. Mi sentivo felice, ero uno zio, anche se portavo, ancora, i pantaloni alla zuava.
Mauro fu battezzato dal parroco della Chiesa di Santa Maria dell'Ellera, don Otello Ferrazzani.
Ricordo il bellissimo carrozzino, che i miei genitori acquistarono; sembrava un'auto fuori serie, era tutto di metallo bombato, di colore verde pisello".
Dal 6 Aprile 2001 fino al Gennaio 2002, su progetto dell’architetto Maria Fanti e dell’ingegnere Roberto Bennati, sono stati restaurati la facciata, i lati esterni, le coperture e il campanile, il cui cupolino è stato ricoperto con lastre di rame.
La Chiesa di santa Maria dell'Ellera, dopo lunghi lavori, è riaperta il 29 giugno 2019, alle ore 17,45.






















