Viterbo CRONACA STORICA
Stefano Marini Balestra

1933 la Mille Miglia

Questi giorni se ne è riparlato, come ogni anno, quando a metà maggio la carovana dei partecipanti alla Mille Miglia passa per la Tuscia e ciò è avvenuto dal 1927.

Ricordo che i “concorrenti” attuali formano una carovana di 400 vetture storiche, guidate da “piloti” in costume del tempo delle loro auto.

Sino al 1957, altro che carovana, altro che attori, attricette e politici in bella vista!

Erano i concorrenti veri piloti, veri sportman dell’automobile, vere macchine da corsa. Erano bolidi che sfrecciavano anche a 300 km/h sulle normali strade statali.

Ma chi furono coloro che nativi della Tuscia parteciparono alla “vera” Mille miglia” dal 1927 al 1957? Partecipare alla “Mille miglia” classica, definita da Lord Earl Lowen, famoso sportman dell’automobilismo, come “la più bella corsa del Mondo era già un successo, un traguardo anche solo completarne il percorso a prescindere il risultato. Si partecipava anche solo per il gusto di guidare al massimo per 1600 km.

Questo evento motoristico prese via nel 1927 ed andò avanti sempre con crescente successo di partecipanti e di pubblico fino al 1957 (24 edizioni in trenta anni), quando fu interrotta a seguito dell’ennesimo tragico incidente, ma anche perché ormai non era più possibile tagliare in due l’Italia per un “percorso chiuso” di oltre 1600 km in epoca di crescente esigenza di mobilità automobilistica.

La formula di questa corsa di gran fondo era audace ed originale: si correva su strade normali ed era senza restrizioni né per le vetture e né per i piloti.

Ovviamente, non poteva essere altrimenti, che ad una classifica generale, si direbbe oggi “over all”, non ci fosse una per classi di cilindrata del motore.

Da Brescia si iniziava a partire nella serata del giorno precedente la data della corsa. Il numero di gara segnato sulla vettura era l’orario di partenza. Mentre le vetturette di piccola cilindrata partivano anche prima di mezzanotte (una Isetta, per esempio alle 21,03), i veri bolidi destinati alla vittoria finale recavano i numeri dopo il 5, cioè dopo le h. 5 del mattino. Aveva il numero 535 la Ferrari di Taruffi vincitore nel 1957 che precedette la 532 di Berghe sul traguardo.

L’indimenticabile Taruffi, originario di Bolsena, prese tre minuti ad un suo avversario in dodici ore di gara.

Dapprima si percorrevano le ampie lungilinee strade padane per passare gli Appennini al passo della Raticosa per scendere per la Cassia sino a Roma, dove sul piazzale di Ponte Milvio c’era un controllo e rifornimento con neutralizzazione del tempo di corsa. La corsa ripartiva verso il nord attraverso la Flaminia.

Nel 1947, l’ACI di Brescia riorganizzò la corsa “più amata dagli italiani” dopo lo stop imposto dagli eventi bellici. Il percorso venne modificato: si scendeva a Roma dalla Flaminia e si risaliva con la Cassia.

A Viterbo la “febbre” della Mille Miglia contagiava tutti. Le macchine sfrecciavano sotto le mura cittadine da Porta Romana a Porta Fiorentina dove poi imboccavano in discesa l’attuale Via della Palazzina per uscire rombanti verso Montefiascone, qualcuna si doveva fermare al passaggio a livello oggi soppresso.

Mentre i più si accontentavano vedere al corsa nel tratto cittadino, i più audaci si andavano a collocare sullo sperone di roccia che sovrasta la curva a sinistra della Cassia in località Le Masse (oggi la curva è stata modificata). Era uno dei punti più spettacolari. Le macchine provenivano ad alta velocità da Vetralla sul rettifilo per poi curvare a 90 gradi con enorme stridio di freni e motori imballati per nervosi cambi di marcia.

La passione per i motori non è mai mancata nei cittadini viterbesi ed ovviamente la partecipazione alla Mille Miglia era un sogno per tanti.

Scorrendo le classifiche della Corsa, i “viterbesi” erano presenti nelle classi “minori”, cioè nelle vetture di serie che opportunamente preparate davano risultati interessanti anche per i costruttori che nella corsa potevano contare su un banco di prova.

A parte Taruffi, ritenuto “romano”, ma di origini viterbesi, ho trovato nell’albo d’oro della corsa un Nataloni, un Dari, un Bernabei ed un Basili.

Costoro corsero con vetture di loro proprietà e con i loro mezzi, non certo con macchine “ufficiali”.

Parteciparono, non vinsero, forse persero, non sempre raggiunsero il traguardo di viale Rebuffone a Brescia dopo una notte insonne ed una giornata intera alla guida di un’auto tra due ali di folla festanti, ma erano iscritti, comparivano nell’elenco partecipanti, comunque erano presenti.

Al loro passaggio era uno sbandierio di fazzoletti degli aficionados del motore viterbese, anche una delusione, quando il loro passaggio non avveniva.

Si consultava nervosamente l’elenco degli iscritti.

Ma come?

Ha il numero 107, è partito da Brescia all’una e zero sette ed alle 14 non è passato a Viterbo.

Cosa sarà successo?

Un’uscita di strada, una rottura del motore… chissà?

Non c’erano telefonini per saperlo e la radio dava solo notizie dei primi.

 Solo nei bar il lunedì, dopo la corsa, si potevano avere notizie.

La rivincita, che poteva solo essere “terminare la gara” era rimandata all’anno successivo.

Ma dopo il 12 maggio 1957 non vi è stato un “anno dopo”.

Adesso, da oltre trent’anni, la “Mille Miglia” è solo una kermesse di auto e personaggi che della gara “storica” non hanno nulla.

Nemmeno lo stesso percorso.

Ma allora, che “Mille Miglia” è?

Per vedere le foto in Galleria clicca su una di esse

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 1108 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it