Villa san Giovanni in Tuscia STORIA
Micaela Merlino 


                               Coperchio di sarcofago (del cosiddetto Obeso).
                               Prima metà III secolo a.C.. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Gli aristocratici etruschi non nascondevano la loro grassezza, anzi era considerata un indicatore sociale della loro condizione privilegiata, che gli permetteva di consumare pasti abbondanti.

Altre volte, invece, essa era causata da malattie, che le recenti analisi osteologiche hanno messo in luce. 

Nelle fonti storiche antiche l’Etruria è stata descritta come una terra fertilissima, che opportunamente lavorata era prodiga di piante commestibili e di frutti. Così scrisse Diodoro Siculo (I sec. a.C.) nell’opera “Bibliotheca Historica” (V, 40, 3): “Gli Etruschi abitano una regione che produce di tutto e, impegnandosi nel lavoro, hanno frutti con cui possono non solo nutrirsi a sufficienza, ma anche concedersi una vita di piaceri e di lusso”.

Già alcuni storici greci del IV secolo a.C., come Teopompo, avevano qualificato gli Etruschi come un popolo dedito ad una vita estremamente raffinata ed esageratamente lussuosa, trascorsa tra i piaceri, sopratutto quelli della tavola. Secondo il filosofo e storico Posidonio di Apamea (135-50 a.C.) gli Etruschi “apparecchiavano le loro tavole due volte al giorno”, cioè nell’arco della giornata facevano almeno due pasti sostanziosi.

E’ ovvio che ci si riferiva non a tutti gli Etruschi, ma agli aristocratici. Solo costoro, infatti, erano talmente ricchi da potersi permettere di gustare prelibati menù, e non una volta ogni tanto ma quotidianamente.

E’ lecito domandarsi quali effetti tali pasti sostanziosi, e i frequenti banchetti, avranno avuto sui corpi degli Etruschi crapuloni. La risposta si trova in quanto scrissero alcuni autori romani: il poeta Catullo indicò la grassezza come il carattere fisico tipico degli Etruschi, tanto da coniare l’espressione “obesus etruscus”; similmente Virgilio nelle “Georgiche” parlò di “pinguis Tyrrenus”. Furono proprio questi autori a creare lo stereotipo dell’etrusco “ciccione”.

Che molti esponenti dell’aristocrazia etrusca fossero piuttosto grassi, è provato archeologicamente da alcune raffigurazioni presenti sui sarcofagi. Infatti, un buon numero di coperchi di sarcofagi e di urne rappresentano i defunti, sopratutto uomini ma anche qualche donna, con una corporatura decisamente imponente.

Nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze è conservato un coperchio di sarcofago in alabastro, che è detto proprio “dell’obeso” (prima metà del III sec. a.C.). Il defunto è raffigurato semidisteso sulla kline, il tipico divano utilizzato per il banchetto, con il braccio sinistro appoggiato sui cuscini.

Il mantello lascia scoperta la spalla ma avvolge la base del suo grasso ventre, anche il petto e gli arti superiori sono abbondanti, carnose sono pure le labbra e folte le sopracciglia. La grassezza è qui mostrata in tutta la sua spontanea vivacità, anzi può ben dirsi che costituiva per il defunto un importante status symbol della sua agiata condizione sociale, rimarcata anche dal prezioso anello che sfoggia nel dito anulare della mano sinistra.

Uno dei momenti aggregativi più importanti per gli aristocratici era proprio il banchetto, e il personaggio ha alcuni attributi che alludono a tale pratica sociale: la ghirlanda che cinge il suo collo e la patèra (piatto ombelicato) che regge con la mano destra. Altri pingui etruschi sono raffigurati su sarcofagi provenienti da Orvieto, Tarquinia, Volterra e Chiusi. Merita di essere ricordato il “sarcofago dell’obeso” datato al III sec. a.C. e conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.

Sul coperchio il defunto è rappresentato semidisteso su una kline, con il braccio sinistro poggiato sopra dei cuscini, che sorregge la testa, e il braccio destro disteso lungo il fianco. Il mantello è avvolto attorno alla base della sua pancia assai prominente. Ma a fronte di tanta gioiosa sovrabbondanza rimarcata dalle fattezze fisiche, colpisce la mestizia del suo volto, che sembra esprimere la tragica consapevolezza della irreparabilità della morte. Anche se gli Etruschi credevano nella vita ultraterrena dell’anima, forse in taluni tale credenza somigliava più ad una speranza che ad una certezza.

La speranza che non solo l’Aldilà esistesse per davvero, ma che la nuova dimensione di vita potesse essere felice come le ore trascorse a banchettare in compagnia degli amici. Un’obesità malata che non avrebbe nulla a che fare con una vita lussuosa trascorsa tra pasti abbondanti, è stata invece riconosciuta in una figura che compare negli affreschi della famosa “Tomba François” di Vulci. Si tratta di un personaggio maschile piegato sulle gambe, che regge con la mano sinistra un uccellino legato ad un filo.

Costui a causa della sua bassissima statura e della corporatura massiccia, raffigurerebbe una persona affetta da nanismo acondroplasico e da obesità. Malattie probabilmente legate all’obesità sono state rilevate grazie agli esami osteologici di alcuni scheletri etruschi. In un cranio femminile rinvenuto a Tarquinia è stata riscontrata una malformazione congenita (iperostòsi frontale interna), cioè un aumento del tessuto osseo con conseguente alterazione della scatola cranica. La medicina moderna ha rilevato che questa malformazione colpisce soprattutto donne obese, affette anche da disturbi neuropsichici.

Perciò gli “obesi etruschi” non erano solo frutto di una sovralimentazione, ma anche di fattori genetici e patologici. Egualmente affetto da nanismo e obesità sembra essere il defunto raffigurato sul coperchio di un’urna proveniente da Chiusi: mostra un ventre prominente, arti massicci e persino il volto è grasso e con doppio mento.

Sicuramente la “grassezza” per l’aristocrazia etrusca ebbe anche un valore di indicatore sociale, e ad essa non era associato un valore estetico necessariamente negativo. “Grasso è bello” sembrano asserire i paffuti personaggi etruschi sdraiati sulle klinai. Un messaggio che oggi, nell’era del consumismo sfrenato e dell’apoteosi del “mito della forma perfetta”, con il suo corredo di pillole bruciagrassi, cibi ipocalorici, creme dimagranti ed estenuanti sedute in palestra, suona come una folle eresia.

 

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