Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli

 

1608 Papirio Bussi, Affresco chiostro della cisterna sec. XVII

"Intorno all'Anno 1600 il Cavaliere Papirio Bussi Viterbese ritrovandosi in Africa  Schiavo de Turchi, e desiderando presto uscire dalle mani di quegl'infedeli, ne pregava di continuo Maria Santissima della Quercia, sua Avvocata.

Presa l'occasione di montare sopra uno Schifo in tempo, che non era osservato, e animato dalla speranza nell'ajuto di quella Sovrana Signora, tentò la fuga, ed in breve spazio di tempo fu miracolosamente trasportato in Civitavecchia; di dove con il medesimo abito, che aveva in Turchia, cioè, camiscia, e calzoni di tela venne a piedi a manifestare le sue obbligazioni in questa chiesa, dove fece fare una Cappella di Marmi con il quadro di San Raimondo in atto d'esser portato sopra il mare dall'Isole Baleari a Barcellona, e fece anche dipingere il fatto nel chiostro.

Viaggiava a Cavallo da Nettuno sua Patria verso Terracina nell'anno 1630 Domenico Segni; quando lontano due miglia scoprì un Bergantino Turchesco vicino a terra, ed al luogo dove egli doveva passare; e non avendo osservato, che alcuni Turchi erano sbarcati, e rimasti in terra, ma bensì che la Nave allontanatasi avevano già preso alto mare, seguitò francamente il suo viaggio.

Arrivato al detto luogo fu da quelli, che improvvisamente si fecero avanti in numero di cinque, fermato, e spogliato del tutto fuorchè della camiscia; lo legarno fortemente ad un'Albero per aspettare li compagni; e condurlo Schiavo ne' loro Paesi, ed intanto li si posero d'intorno a dormire.

In questo stato riflettendo il povero Domenico alla disgrazia accaduta, alle miserie, che li soprastavano, ed al grave danno della sua famiglia, tutto ricoperto di lagrime, alzati gli occhi al Cielo chiese ajuto alla Consolatrice degl'afflitti, all'unico rifugio de' miserabili, alla Madonna Santissima della Quercia, pregandola, che si come a tant'altri aveva donato la libertà rotte le catene, e sciolti i legami, così volesse liberare ancor lui; e sciorli quelle funi.

Fatte tali preghiere sentissi non poco consolato, ed ad  un semplice moto rompè, quasi fossero debolissimo filo, quelle funi, che infasciato lo tenevano al tronco dell'Albero; e allontanatosi alquanto si nascose sotto l'erbe in un pantano, aspettando qualche ajuto per potere ricuperare il Cavallo, e l'altre sue robbe.

Stette in quell'acque per lo spazio di quindici ore, sinche scoperti i Soldati di Nettuno, che battevano la spiaggia, si accompagnò con essi, e andati al luogo, ove erano nascosti i Turchi, li fecero Schiavi, ricuperando egli tutto il suo:

Il Bergantino poi in tutto quel tempo per providenza speciale della Santissima Vergine mai potè ritornare per ripigliare li cinque Turchi con la preda, ma trasportato da tempesta nel Mare di Sardegna, vi si sommerse.

Si vede in questa Chiesa la Statua di detto Domenico che lo rappresenta al vivo legato all'Albero, e nel Chiostro per mano dell'Eccellente Pittore si rappresenta il successo". 

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 208 a 210

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