Viterbo STORIA
Alessandro Gatti

Celleno negli anni '30 (Archivio Mauro Galeotti)
Quanta storia veniva vissuta dall’Europa medioevale sullo sfondo di quel celebre tramonto dell’Impero Romano d’Occidente.
I Bizantini cercheranno di riproporre una loro riedizione greca della maestosità dell’Urbe romana, ma dovranno fare i conti con le minacce dei Barbari e dei Longobardi. Se pur l’Italia medioevale sperimenterà i secoli bui, tra pestilenze, carestie, declino ed invasioni barbariche, vi sarà un Normanno che manterrà l’obiettiva onestà intellettuale di riconoscere che il diritto di Roma, quella Roma che per secoli aveva dominato quasi il mondo intero, era superiore a qualsiasi cosa.
Nella rudezza propria del barbaro invasore, Corrado II “il Salico” manderà una lettera ai giudici Romani, ordinando loro che ogni controversia sarebbe dovuta essere risolta facendo ricorso a leggi romane. Per questo, di fatto, oggi si studia Diritto Romano all’Università ed è esso il basamento del nostro modo di amministrare la giustizia alle soglie del 2020. Quando la parte vecchia di Celleno passerà di mano in mano tra le varie famiglie nobili viterbesi e romane, presso il Palazzo della Rocca l’oramai smembrato Ordine gerosolimitano di Rodi poneva le basi per la nascita di quello che ad oggi è conosciuto in tutto il mondo come Sovrano Ordine di Malta.
Siamo nel 1527 e Carlo V, per vendicare l’appoggio di Papa Clemente VII alla dinastia francese degli Orléans, pagherà i Lanzichenecchi per invadere Roma nel famoso sacco. Questi mercenari al soldo del miglior pagatore, passeranno per Viterbo e lì incontreranno l’opposizione del Gran Maestro Villers Dell’Isle-Adàm, nominato Capitano del Popolo per far fronte all’emergenza.
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