Villa San Giovanni in Tuscia STORIA
Micaela Merlino


                                                           Facciata principale del Palazzaccio

Tra gli edifici costruiti nella seconda metà del XVII secolo a San Giovanni di Bieda, quando il paese era in piena espansione edilizia, figura anche il c.d. Palazzaccio, un complesso di notevoli dimensioni sorto nella zona est in Contrada Monte Cavallo, posta alle pendici di Monte Aguzzo.

Si trattava di un’area allora periferica rispetto al centro storico, e ancora poco urbanizzata, ma che essendo piuttosto sopraelevata risultava dominante rispetto al resto dell’abitato. Nel corso dei secoli questo imponente edificio ha conosciuto una serie di demolizioni, ricostruzioni, ampliamenti, sopraelevazioni e aggiunte di corpi di fabbrica che ne hanno alterato l’aspetto originario.

Il nucleo più antico era formato da due corpi di fabbrica, uno dei quali ha il proprio ingresso nel lato ovest dell’edificio. La muratura è in bozze di calcare messe in opera in filari dall’andamento irregolare, intervallate da spianate di elementi lapidei di calcare di più piccole dimensioni.

L’ingresso principale del secondo corpo di fabbrica si apre al centro del lato sud-est, ed è sovrastato da un profferlo costruito in pietra, non coevo al nucleo più antico del palazzo ma aggiunto più tardi, che permetteva il collegamento tra il piano terra e il primo piano, ed enfatizzava l’articolazione architettonica della facciata. Il portale, in peperino, con arco a tre cerniere e piedritti, presenta incisa sul concio di chiave la data 1699.

Verso la metà degli anni ’60 del XX secolo, durante alcuni lavori di ristrutturazione, presso la soglia del portale fu fortuitamente ritrovata una lastra di travertino con epigrafe, riutilizzata come elemento lapideo pavimentale. L’iscrizione, scritta in latino e disposta su quattro righe, si articola nel seguente testo: “Franciscus Falzacappa civis cornetanus aere proprio fieri fecit anno Domini 1664” (“Francesco Falzacappa cittadino di Corneto fece fare a proprie spese nell’anno del Signore 1664”).

Questa iscrizione fu riferita al complesso: si ipotizzò che in origine fosse affissa sulla facciata dell’edificio, e che ricordasse il committente, Francesco Falzacappa di Corneto (Tarquinia), che lo avrebbe fatto costruire a sue spese nel 1664. La data 1699 posta sul portale fu invece riferita alla costruzione di esso, avvenuta una trentina di anni dopo. Francesco Falzacappa, appartenente ad una illustre famiglia di Corneto, era nato in quella città il 17 aprile 1632 da Ascanio Falzacappa e Aurelia Barbacci; intrapresa poi la carriera militare, raggiunse il grado di Luogotenente. Tuttavia questa ipotesi è messa in crisi dal recente studio e dalla pubblicazione (2015) del Catasto della Villa di San Giovanni del 1682. Infatti nelle assegne (dichiarazioni dei proprietari di immobili) di cui si compone questo documento, non compare il nome di Francesco Falzacappa tra quelli di proprietari di immobili nel paese.

Si potrebbe pensare che, a distanza di diciotto anni (dal 1664 al 1682), passaggi di proprietà o vendite avessero già causato l’allontanamento del Falzacappa dalla Villa di San Giovanni. Tuttavia in Contrada Monte Cavallo, toponimo comunque attestato nel Catasto, non è altrimenti ricordato un edificio di siffatta mole e complessa articolazione planimetrica. Perciò il documento sembra rivelare che la famiglia Falzacappa, fino al 1682 non possedeva alcun bene immobile nel paese. In questa Contrada esisteva, però, una casa di undici stanze, il cui proprietario dichiarante fu Egidio di Anton Maria, uno dei personaggi più ricchi della Villa di San Giovanni nella seconda metà del XVII secolo. Ma costui affermò di aver fatto costruire lui stesso l’edificio ab fundamentis (dalle fondamenta) pochi anni prima il 1682, non di averlo acquistato dal Falzacappa.

Questa casa deve essere riconosciuta in un considerevole corpo di fabbrica ancora esistente, posto quasi dirimpetto al Palazzaccio, che prima dei rimaneggiamenti moderni era costituito da una serie di vani coassiali, tanto che in ambito locale era chiamato le stanze del Vescovo (non è chiaro, però, a cosa precisamente faccia riferimento l’allusione al Vescovo). Se Francesco Falzacappa non costruì il Palazzaccio, a cosa deve essere riferita la lastra con iscrizione sopra menzionata?

Credo che una spiegazione plausibile possa essere la seguente: la lastra fu riutilizzata come elemento lapideo del pavimento, dunque fu ritrovata non in situ e per giunta rovesciata, perciò non è certo che in origine fosse pertinente al Palazzaccio. Potrebbe essere stata prelevata da un altro luogo e portata a Villa San Giovanni in Tuscia, in un periodo non esattamente precisabile, per essere riutilizzata come materiale costruttivo (pavimento), secondo quel diffuso costume del riuso, fenomeno che non si verificò solo in età tardo antica e medievale ma che è perdurato a lungo nel tempo, fino a pochi decenni fa.

Forse essa fu prelevata proprio da Corneto, o da qualche altro luogo in cui i Falzacappa possedevano beni immobili, o dove avevano fatto costruire qualche edificio o monumento. Del resto nell’iscrizione non viene esplicitamente menzionato cosa Francesco Falzacappa aveva fatto costruire nel 1664, perché la lastra era affissa su quel qualcosa, che essendo ben visibile non era necessario menzionare. Alla luce di queste considerazioni, anche la data 1699 posta sul portale può essere spiegata in altro modo: considerato che il Palazzaccio non è menzionato nel Catasto del 1682, è plausibile che tale edificio fu edificato proprio nel 1699, e che per tale motivo questa data fu ricordata sul concio di chiave del portale.

Comunque sia, il fatto che la costruzione di questo edificio non possa più essere riferita con certezza a Francesco Falzacappa, illustre personaggio cornetano, nulla toglie all’importanza del Palazzaccio in ambito locale: infatti, con la sua ragguardevole mole è stato, e continua ad essere, l’edificio abitativo più imponente del paese, e sicuramente la sua costruzione deve essere riferita ad un ricco possidente. Con il suo dominare lo spazio circostante, questo edificio ricorda periodi storici nei quali la ricchezza, e l’alto status sociale di alcune famiglie erano ostentate ed esaltate anche attraverso architetture imponenti, che si distinguevano nettamente, e superbamente, dalle povere casupole del popolo.

 

 

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