Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli

1870 c. Porta centrale della Basilica della Madonna della Quercia, lo stemma è di Pio IX (Archivio Mauro Galeotti)
Nell'anno 1634 Donna Viola da Bassano di Sutri si ritrovava in un mare di miserie, essendo Domenico suo Marito entrato in sì grande gelosia, e sospetto della sua fedeltà, che ad ogn'hora la tormentava con parole minacce e percosse.
Era ella assai divota della Madonna della Quercia, e non lasciava di pregarla continuamente della sua assistenza, e a voler far conoscere al marito la sua innocenza.
Soprafatto quello un giorno più del solito dalla perversa apprensione, prese occasione di condurla in campagna, e quando furono in luogo non veduti da alcuno gli tirò un'archibugiata; ma salvata dal corpo della SSma Vergine, assaltolla il Marito con un pugnale, e con undici colpi miseramente la trafisse, cioè con sei nel braccio destro, due nel sinistro, uno nel ventre, donde uscì la ratta, l'altro nel fianco, da dove uscirono le budelle; e l'ultimo profondamente nelle reni; perchè la lasciò in terra per morta ad esser divorata da cani.
Ma la gran Madre di Dio preservandola in vita, fece, che ritrovata da alcuni, fosse riportata in Casa, dove affatto spedita dal Chirurgo, non s'attendeva che l'ultimo passaggio.
Non cessando però ella di raccomandarsi alla sua grand'Avvocata Maria, perfettamente risanò con stupore di tutto il paese, ed in particolare del Chirurgo, che di propria mano scrisse la presente relazione, come di cosa affatto miracolosa.
Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 105-106
Nell'anno 1539 Maddalena di Francesco Lepri da Civita Castellana, essendo sola in Casa, vidde all'improviso comparirsi avanti un giovine di lei innamorato, che quel tizzone d'Inferno pretendeva con toglierli il più prezioso che avesse, macchiandogli l'onore, e annegrirgli l'anima.
Chiamò ella in suo aiuto ad alta voce la Madonna della Quercia, di cui era molto divota, e quello atterrito se ne fuggi.
Ma veduto così uscire di Casa dal Fratello di Maddalena, che stimando perciò essere questa complice di cosa disonorata, dopo averla ingiuriata di male parole, si dette a percuoterla con una spada, trafigendola con sei colpi mortali in diverse parti del corpo.
Ah Vergine SSma della Quercia, disse tra le lacrime, che versava dagl'occhi, ed il sangue che gli usciva dalle ferite, così permetterete, che il mio onore, il mio corpo sia lacerato dal mio proprio Fratello?
Soccorretemi Madre pietosa.
Comparve visibilmente a queste divote preghiere in forma di bellissima Signora la Regina del Cielo, che fermato il Fratello con queste parole: la tua Sorella è Innocente: consolò Maddalena con dirli, che stasse di buon animo, e perseverante nel bene, che l'avrebbe risanata dalle ferite, e sempre lì saria stata buona Madre, e disparte.
Restò quello disingannato, e contrito col chiedere perdono alla Madonna, e alla propria Sorella, che in breve guarita dalle ferite venne in questa Chiesa a testificare la grazia ricevuta con lasciarvi la Statua.
Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 109-110
























