Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

In basso è Porta san Sisto con la Chiesa di san Sisto, in alto è la Torre - porta dell'Inquisitore e a destra la Torre - Porta di san Biele.
A sinistra è la Torre - porta della Pila, al centro sono la Chiesa e Convento di santa Maria in Gradi, con sulla destra la Domus Dei, la pianta è opera di Pierre Mortier del 1680, stilata sulla base di quella di Tarquinio Ligustri del 1596
Torre - porta della Pila
Già nel 1240 e 1243, poi nel 1291 si nomina la Contrada «Pile».
Cesare Pinzi colloca la Torre - porta della Pila alla fine di Via Lorenzo da Viterbo, già detta Strada di Circonvallazione, quando raggiunge Via Valerio Tedeschi.
Il Pinzi scrive nel 1893 che a difesa di santa Maria in Gradi era un torrione, il quale si trovava «assai probabilmente lì a capo dell’odierna via di circonvallazione, che sale su diritta dalla Verità», è quindi da individuare, come ho scritto, alla fine della salita di Via Lorenzo da Viterbo, quando si incrocia con Via Valerio Tedeschi.
Nell’anno 1463, la Torre - porta fu riedificata dal Comune, infatti «fu fatta la torre della porta della Pila. E io Niccola della Tuccia mi trovai a misurarla; e fu canne 115 e un piede, per bolognini 120 la canna».
Nei pressi, nel 1472, fu fatto un partitore per condurre l’acqua della Mazzetta al Palazzo di san Sisto.
La Torre si trova riportata sulla Pianta di Viterbo del Ligustri eseguita nel 1596 ed è nominata nel 1616 da Giacinto Nobili, ma in seguito cadde in rovina e fu distrutta nel 1723 lasciando il nome torrione alla Contrada La Pila e alla via, oggi intitolata a Valerio Tedeschi.
Torre - porta dell'Inquisitore
All’inizio della Strada Cimina, esisteva un’altra torre, che fu edificata per volere di fra’ Bartolomeo di Amelia, inquisitore della città, su ordine del papa, e che fu nominata Torre dell’Inquisitore.
Fu eretta col provento delle condanne imposte agli eretici nel 1266 attuando un’idea, secondo la tradizione, del cardinale Raniero Capocci morto già da sedici anni, che vi voleva far giungere le mura della città comprendendo così, in essa, anche i complessi conventuali di santa Maria in Gradi e di san Pietro del Castagno.
Francesco Cristofori sul volume Le tombe dei papi riporta il testo dell’epigrafe in marmo scolpita per l’occasione.
«Anno MCCLXVI / D.nus Bartholomeus de Amelia [...] Columnensis / fecit fieri turrim hanc de condemnationibus / [...] Petri Fortis Guerre potestatis / et capitanei Viterbiensis».
Riferisce il Nobili nella sua cronaca della Chiesa di santa Maria in Gradi, «per seguir l'opera incominciata [dal cardinale Raniero Capocci], Fra Bartolomeo d’Amelia dell’Ordine dei Minori, Inquisitore, fece fare l’altro torrione nella strada Romana, delle pene e condannagioni d’heretici».
A leggere il Nobili, sino al 1616, data a cui risale il suo manoscritto, la torre era ancora per lo più in piedi, infatti, quando scrive della muraglia che protegge la Chiesa di santa Maria in Gradi specifica che «Se ne vede una buona parte intorno al Convento con l’arme sua [del cardinale Raniero Capocci] in pietra, se bene alquanto scarcate con un torrione», infatti, la torre risulta distrutta dai Viterbesi nel 1599.
Afferma Attilio Carosi che avanti alla Porta di san Sisto, quella porticina accanto a Porta Romana, si apriva un’altra porta che consentiva l’accesso alla strada che passava dinanzi alla chiesa.
Chi voleva salire per la Strada Cimina doveva quindi percorrere la via che da Porta di san Sisto, passava alle spalle della Domus Dei, ossia l'ospedale davanti alla Chiesa di santa Maria in Gradi che sta cadendo a pezzi di anno in anno, e si ricongiungeva all’attuale bivio di san Martino con Via Sabotino.






















