Villa san Giovanni in Tuscia STORIA
Micaela Merlino 

                                  Sandro Botticelli, la “Madonna della Melagrana”

Nella cultura popolare italiana il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo è sempre stato segnato da credenze ed usanze, alcune delle quali ancora resistono al giorno d’oggi.

Il 31 Dicembre è l’ultimo giorno del Calendario Gregoriano, ufficialmente introdotto da Papa Gregorio XIII il 4 Ottobre 1582 con la Bolla “Inter gravissimas”.

Con questo documento modificò il Calendario Giuliano allora in uso e risalente alla riforma voluta da Giulio Cesare nel 46 a.C. In questo giorno la Chiesa Cattolica fa memoria di Papa Silvestro I, che salì al soglio pontificio nel 314 d.C. e morì il 31 dicembre del 335 d.C. Il 1° Gennaio è invece il primo giorno dell’anno, per questo motivo è chiamato Capodanno, e viene venerata S. Maria Madre di Dio. Nel corso dei secoli la cultura popolare italiana ha elaborato una serie di usanze e di credenze in merito a questo arco temporale, che costituisce un vero e proprio passaggio da un “tempo vecchio” ad un “tempo nuovo”.

La “Notte di San Silvestro” ci si riunisce in famiglia o in locali pubblici, per il gran cenone, al quale segue il “veglione”, cioè la grande veglia aspettando la mezzanotte, quando appunto avviene il passaggio al nuovo anno. In passato c’erano molti tabù che i commensali erano invitati a rispettare per non attirarsi la cattiva sorte, in attesa della transizione da un anno ad un altro.

I commensali non dovevano poggiare il pane a rovescio sulla tavola, altrimenti ciò avrebbe causato la carestia nell’anno nuovo. Inoltre il pane a rovescio era di cattivo auspicio perché ricordava quello riservato nientemeno che al boia, colui che eseguiva le pene capitali. Infatti c’era l’usanza che il panettiere deponesse sulla tavola il “pane del boia” a rovescio, per renderlo riconoscibile. Il pane non poteva essere gettato via, e se cadeva a terra doveva essere raccolto e baciato in segno di riverenza, perché nella preghiera del “Pater Noster” i cristiani chiedono a Cristo di dare loro il “pane quotidiano”.

I commensali dovevano anche stare attenti a non versare il sale, segno grandemente nefasto, così come a non versare l’olio attirando su di se presagi di morte, perché richiamava quello dell’estrema unzione. Tuttavia era possibile neutralizzare questi segni di malaugurio con alcuni espedienti: nel caso del sale bisognava raccoglierne qualche pizzico e gettarlo dietro la propria spalla sinistra, mentre nel caso dell’olio era necessario gettarvi sopra alcuni grani di sale, ripetendo più volte “Crepa!” Mai tenere il cucchiaio con la mano sinistra, né versare il vino con questa mano perché il lato sinistro era considerato quello del Diavolo. Grande apprensione causava la rottura del bicchiere di un commensale al momento del brindisi di mezzanotte: sicuramente per lui stava iniziando un anno sventurato.

In generale per allontanare la sfortuna si doveva fare in modo che stappando la bottiglia di spumante si producesse il beneaugurante “botto”. Inoltre per attirare la fortuna si accendevano candele da porre sulla tavola, però bisognava fare attenzione perché la goccia che cadeva a lato della candela era di cattivo augurio. Si poteva anche spargere un po’ di riso sulla tavola, perché si credeva che portasse bene, e se a qualcuno cadeva del vino non c’era da preoccuparsi perché era un segno positivo.

Per attirare la fortuna economica c’era l’usanza, come ancora avviene oggi, di mangiare le lenticchie, e anche i datteri. Non era raro che sulla tavola comparisse pure la melagrana, perché si riteneva che mangiarla avrebbe portato ricchezza e amore per via dei molti semi considerati l’allegoria della fecondità.

Tuttavia va ricordato che i simboli possono cambiare significato a seconda del contesto in cui sono utilizzati. Infatti nel contesto sacro cristiano la melagrana è il frutto, che per il colore rosso vivo del suo succo rimanda al sangue versato da Cristo durante la sua Passione. In un famoso quadro di Sandro Botticelli, la “Madonna della Melagrana” (1487), Gesù Bambino in braccio a sua Madre Maria regge nella mano sinistra una melagrana, che allude alla sua futura Passione.

Anche la mattina di capodanno era foriera di segni fasti o nefasti. Innanzitutto una volta svegli non bisognava assolutamente scendere dalla parte sinistra del letto, perché era di cattivo presagio. Poi aprendo la finestra si poteva gettare di sotto un po’ d’acqua, per allontanare il rischio di piangere per qualche dispiacere nel nuovo anno. Inoltre era di fondamentale importanza notare chi era la persona, che per prima si incontrava uscendo di casa: portava fortuna incontrare una persona di sesso opposto, portava sfortuna, invece, incontrare un vecchio o un mendicante. Secondo altre tradizioni, invece, portava bene incontrare per primo un uomo, mentre era un segno nefasto incontrare una donna.

Non bisognava assolutamente accettare in dono un Calendario, perché si credeva che portasse male. A Capodanno era indispensabile non iniziare nessun nuovo lavoro, nessuna nuova occupazione, né elaborare nuovi progetti, perché si credeva che per portarli a termine sarebbe trascorso un anno intero.

Capodanno era il momento più adatto anche per trarre pronostici matrimoniali. Nel Lazio c’era l’usanza di far scegliere alle ragazze, senza guardare, fra tre aghi con tre fili di diverso colore, rosso, bianco e nero. Colei che aveva inconsapevolmente scelto il rosso si sarebbe sposata entro il nuovo anno, mentre la ragazza che aveva scelto il bianco sarebbe rimasta zitella. Ancora peggio era il pronostico della donna alla quale era capitato il filo nero: se già sposata sarebbe addirittura rimasta vedova, e nel caso in cui fosse nubile il filo nero annunciava comunque sfortuna in amore.

Il rosso associato al Capodanno si ritrova anche nell’usanza, che va ancora molto di moda, di indossare biancheria rossa la notte del veglione, per propiziarsi un anno di amore e di passione. Queste credenze e queste usanze sono da ritenere “prodotti culturali” che è bene conoscere ai fini di ricerche demoetnoantropologiche, come un patrimonio del passato da conservare e tramandare esclusivamente a fini di conoscenza storica.

Non si tratta certamente di metodi che possano davvero permettere di conoscere in anticipo o controllare il futuro, anche se sono stati elaborati proprio con la speranza di placare l’umana angoscia di fronte all’ignoto.

 

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