Viterbo STORIA
Mauro Galeotti
Il direttore generale della ASL Viterbo, dott. Daniela Donetti
(Foto Gianni Uggeri)
Visti i ragguardevoli investimenti della ASL di Viterbo, diretta dal direttore generale Daniela Donetti, realizzati ed in fase di realizzazione dal 2016 al 2020, ossia a Belcolle gli investimenti dal 2016 al 2018 sono di 6.641.947 euro, gli investimenti finanziati ed in fase di progettazione dal 2019 al 2020 per Belcolle 22.192.118 euro, infine per l'Ospedale di Tarquinia investimenti realizzati e in fase di progettazione dal 2016 al 2019 euro 9.707.358,99, ho pensato di fare un passo indietro... anzi due, qual è la storia degli ospedali "piccoli" di Viterbo, prima dell'Ospedale Grande degli Infermi?
In città vi erano numerosi piccoli ospedali, addirittura più di venti, ed ognuno aveva la sua amministrazione con i propri interessi. Tanti ospedali, ma pochissima efficienza, ben dimostrata durante le frequenti pestilenze scoppiate a Viterbo, dopo la metà del XV secolo.
Il Comune, nel Maggio 1483, chiese al papa di poter riunire gli ospedali; la proposta trovò il favore del pontefice, ma la cosa però non fu possibile realizzarla a causa delle discordie insorte tra i rettori degli ospedali stessi, che vedevano persa una loro posizione di controllo e di autorità. Passarono gli anni e si rinnovò la volontà dell’unione nel 1491, così il Comune, nel 1495, presentò istanza a Siena perché inviasse i capitoli del suo ospedale, per valutarne le modalità di funzionamento ed organizzazione.
Ma, per gli stessi motivi del 1483, i vari rettori degli ospedali non furono d’accordo.
Si giunse così al 1509 quando venne nominata una commissione che aveva per compito di riunire, finalmente, i tanti ospedali in due sole sedi, uno di questi era stato individuato, nel 1514, in quello di san Sisto, che fu rifatto a nuovo nel 1515 e che mutò nome in Ospedale della Misericordia.
Fu posto sotto la direzione di Pierfelice Tignosini e verso la fine del 1519 fu ceduto al Comune che iniziò ad amministrarlo delegando, per tale fine, l’Arte degli Speziali. Infatti, il rettore dell’Ospedale era nominato dall’Arte medesima e veniva confermato dall’arciprete della Chiesa di san Sisto.
Però un ospedale ubicato fuori le mura della città non poteva avere nessuna difesa da eventuali attacchi nemici. Infatti nel 1527, in occasione del passaggio per la Strada Cassia dei Lanzichenecchi diretti al sacco di Roma, l’Ospedale fu completamente saccheggiato.
Intanto, nel 1528, il cardinale Niccolò Ridolfi, legato del Patrimonio, si oppose all’unione volontaria degli ospedali e ordinò che gli stessi si disunissero, ma non riuscì nel suo intento.
Come sempre chi tira e chi molla! Poi, nel 1531, il cardinale stesso approvò l’aggregazione dell’Ospedale di santo Spirito all’unione degli ospedali e si riservò la nomina dei priori dell’Ospedale (1535).
Il Consiglio comunale, nel 1538, discusse sulla scelta per la sede di un nuovo ospedale e propose i luoghi ove era la Chiesa di sant’Anna, quella di santa Maria in Gradi o quella di santo Spirito a Faul.
Si credette opportuno trasferirlo all’interno delle mura e fu scelta, sempre quell’anno, la Chiesa di santa Croce nella Valle di Faul, quest’ultima era di pertinenza della Confraternita della Misericordia, la quale, per l’occasione, si trasferì nella Chiesa di santa Maria della Ginestra.
Quindi, nel 1538, gli Ospedali di sant’Elena dei Disciplinati e quello di san Sisto degli Speziali cessarono la loro attività assistenziale e si riunirono all’Ospedale di santo Spirito a Faul che da quell’anno era divenuto Ospizio comunale.
L’Ospedale iniziò a funzionare nel 1539, ma la sua posizione non era delle più felici, sia per la presenza del Torrente Urcionio, raccoglitore di rifiuti della città, che correva a cielo aperto, sia per la scomoda ubicazione, inadatta anche per una adeguata ripresa fisica dei ricoverati.
Giunsero nel frattempo varie donazioni in favore dell’Ospedale, tra queste, nel 1545, di una certa importanza fu quella di Pezzotto.
Era sua, infatti, la farmacia affittata in favore dell’Ospedale, ubicata in Piazza delle Erbe, che fu venduta nel 1606. Antonio, scalpellino di Tuscania, lasciò nel 1550, sul testamento, la disposizione che i suoi beni fossero ceduti all’Ospedale di santo Spirito e, due anni dopo, gli eredi dei Santoro cedettero una casa.
Si cercò di trovare un’altra ubicazione, se ne discusse nel 1548, poi nel 1563 il Consiglio generale esaminò la possibilità di erigerlo nella Casa Gatti in Piazza Fontana Grande, detta la Casaccia, e nel 1569 fu avanzata la proposta di collocarlo nella Domus Dei, ma nulla di fatto.
Si dovrà arrivare al 1571 per ottenere in offerta dal cardinal de Gambara la canonica di san Matteo, due anni dopo lo stesso cardinale concesse la Chiesa di santa Maria delle Fortezze e la Chiesa di san Salvatore.
Dopo altre varie controversie tra l’autorità comunale e quella ecclesiastica, sistemarono la questione i cardinali Alessandro Farnese e lo stesso Giovan Francesco de Gambara.
Decisero di far erigere il nuovo ospedale in un luogo arieggiato e comodo da raggiungere, scelsero perciò, sul Colle del Duomo, alcune aree di pertinenza del Vescovato e l’area occupata dal Palazzo di M. Ascanio Peroni, che fu appositamente acquistato il 15 Ottobre 1574, per cessione da parte della Confraternita del Gesù, e demolito nel Novembre successivo.
Intanto nel 1574 l’Ospedale fu portato nella Casa Gatti, che però si rese inabitabile d’inverno, fu quindi ripristinato nella Chiesa di santa Croce a Faul alla meno peggio, in attesa di essere presto trasferito sull’antistante colle.
Finalmente stava iniziando una nuova era per la sanità viterbese!
Restarono con la loro indipendenza gli ospedali: dei Calzolai in rovina, ma che fu restaurato nel 1576;
la Domus Dei che poteva accogliere fino a venti pellegrini e che era predisposta per ospitare in una stanza specifica i nobili, però solo per due giorni;

Al centro l'Ospedale Domus Dei di fronte alla Chiesa di santa Maria in Gradi nel 1737,
sulla sinistra è Porta Romana con vicino la torre distrutta nel 1944
di ser Betto trasferito in san Salvatore;
dei Sarti in Piazza dell’Oca, oggi Piazza della Vittoria, riservato anche questo ai pellegrini.
Il locale nella Chiesa di santa Croce a Faul fu ridotto a cimitero.






















