Villa san Giovanni in Tuscia STORIA
Micaela Merlino

Acquapendente, Torre Julia negli anni '50
Acquapendente 18 Gennaio 1550: il coraggio di una donna sventò la conquista del paese da parte delle truppe di Niccolò IV, Conte di Pitigliano.
Papa Paolo III (Alessandro Farnese) eletto nel 1534, si era spento il 10 Novembre 1549. Per tre mesi il soglio pontificio fu vacante, poichè il Conclave era diviso in tre fazioni e i cardinali non riuscivano a trovare un accordo. Finalmente nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 1550 fu eletto il nuovo Papa, il cardinale Giovanni Maria Ciocchetti che prese il nome di Giulio III.

Durante tutto il periodo di vacanza della sede pontificia, era d’uso che nei paesi appartenenti allo Stato Pontificio si montasse la guardia per ragioni di sicurezza. Così avvenne anche ad Acquapendente: le guardie si installarono in prossimità delle porte che si aprivano nelle mura cittadine, e dei torrioni. Gli Acquesiani, però, non potevano sapere che nel frattempo il Conte Niccolò (Nicola) IV Orsini di Pitigliano stava tramando nell’ombra, per potersi impossessare del paese. Nato forse a Roma verso il 1510, era figlio di Giovan Francesco Orsini, che aveva avuto sempre buoni rapporti con la Comunità di Acquapendente.
Ma nel 1547 il figlio Niccolò riuscì a cacciarlo dalla Contea di Pitigliano, e ad insediarvisi al suo posto. Giovan Francesco si rifugiò a Sorano, e in suo soccorso sopraggiunse un gruppo di guardie di Acquapendente, con il compito di contribuire ad assicurare la sua incolumità in quei giorni difficili. Con l’avvento di Niccolò IV, lo scenario dei rapporti con il paese tanto amico del padre stava cambiando. Però nessuno avrebbe potuto prevedere la piega che stavano per prendere gli eventi, perché in realtà il nuovo Conte era determinato a perseguire cinicamente i suoi interessi politici. Lui stesso uomo d’armi, poteva contare su una milizia privata ben addestrata e convenientemente prezzolata.
Questa volta l’ordine ad essa impartito era: “Conquistate Acquapendente!”. L’alba del 18 Gennaio 1550 fu il preludio di un giorno memorabile per il paese. Alcuni soldati che montavano la guardia alla Porta del S. Sepolcro, videro quattro uomini che venivano in direzione di Acquapendente. Erano soldati al servizio del Conte Niccolò IV, e non sembravano avere cattive intenzioni. In realtà erano andati fin là per tendere la loro trappola. Infatti arrivati in prossimità della porta, due di essi si misero a parlare con le guardie, mentre gli altri due ben presto tornarono indietro, per avvertire le truppe del Conte, che fermatesi a poca distanza dal paese stavano aspettando un cenno per poter finalmente muovere all’attacco.
Fu così che alcuni minuti dopo dall’alto delle mura una delle guardie vide uno stuolo di soldati avvicinarsi con fare aggressivo, e capì subito che la situazione s’era fatta seria: era imminente un assedio! Avvertite le altre guardie, subito tutte insieme corsero a chiudere le porte, ed attraversarono il paese urlando “All’arme, all’arme!”. Tutto il popolo fu colto dal terrore, molti scesero in strada, tanti si diedero da fare come meglio poterono per prepararsi alla difesa. Però nella foga e nel trambusto generale le guardie dimenticarono di chiudere la porta del S. Sepolcro, dunque era rimasto un varco attraverso il quale i nemici sarebbero potuti agevolmente entrare. Ma per fortuna non fu così. Nelle vicinanze delle mura di cinta abitava una popolana, Julia de Jacopo, che si accorse della porta rimasta aperta.
Invece di scappare a causa del terrore, poiché le truppe degli assalitori stavano già quasi per varcarla, con grande sangue freddo e altrettanta determinazione si mise a correre più che poté, riuscì ad arrivare alla porta prima dei nemici, quindi tirando fuori tutta la sua forza afferrò le ante e le tirò verso di sé, serrandole appena in tempo. Ma gli assalitori un attimo prima che Julia chiudesse la porta, fecero in tempo a tirare un colpo di archibugio, che la ferì ad un braccio.
Nonostante il dolore e il sangue che cominciò a scorrerle sulla pelle, forse la coraggiosa donna avrà pensato che era preferibile sopportare quella ferita, sapendo però di essere riuscita a chiudere la porta in faccia ai nemici, piuttosto che lasciarla aperta per avere il tempo di mettersi in salvo, consegnando il paese agli aggressori. Infatti una volta dentro i soldati senza alcuna pietà avrebbero messo a ferro e fuoco Acquapendente, e Julia stessa forse sarebbe perita insieme a tanti altri suoi concittadini. Pochi minuti dopo il suo gesto eroico, si cominciarono a sentire violenti colpi inferti contro la porta serrata. Erano quelli dati con le scuri dai soldati, infuriati per lo smacco, con la speranza di potersi aprire un varco. Ancora una volta, però, dovettero fare i conti con il coraggio degli Acquesiani.
Alcune persone salirono sul torrione posto accanto alla porta del S. Sepolcro, e cominciarono a lanciare contro gli assalitori una miriade di grosse pietre. I soldati, divenuti bersagli inermi di una fitta sassaiola, desistettero dal loro intento, e batterono velocemente in ritirata, ma riuscirono ad uccidere una guardia e a rubare le chiavi della porta, che consegnarono a Niccolò IV. Sicuramente il Conte si adirò per questo insuccesso e, come fanno spesso gli arroganti, non volle darsi per vinto: là dove la violenza non può perseguire la vittoria, interviene la vendetta a cercare di prendersi qualche rivincita. Per suo ordine, dopo due giorni dal tentato assedio i soldati tornarono nelle campagne di Acquapendente, e devastarono tutto ciò che incontrarono sul loro cammino, rubando per sfregio anche la campana della chiesa di Sant’Angelo.
Oggi chi visita Acquapendente, trovandosi di fronte alla porta del S. Sepolcro non può non richiamare alla memoria il coraggio di questa donna. Il suo gesto dimostrò ai concittadini il genuino amore che provava per il proprio paese, il generoso spirito di sacrificio, la sua capacità di opporsi alla violenza senza farsi intimidire. Non bisognerebbe mai dimenticare il contributo che nelle devastanti guerre, di ieri e di oggi, le donne hanno dato per la difesa delle proprie città e dei propri paesi, delle loro famiglie e dei loro beni. In onore di Julia e a sua perenne memoria, il monumento ha mutato nome in “Torre Julia de Jacopo”. Recentemente restaurata, al piano superiore ospita una sezione del “Museo della Città” di Acquapendente, dove sono conservate ed esposte magnifiche ceramiche medievali, rinvenute negli scavi archeologici effettuati nell’ex convento di Sant’Agostino.






















