Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli e Mauro Galeotti

 

                                         Viterbo il molino Chigi sulla Valle di Faul (Foto Mauro Galeotti)

Nell'anno 1548 un Carraro di Bagnaja per nome Marco, guidando due para di Bovi attaccati ad un Carro carico di travicelli, volendo trattenerli dalla fuga presa per cert'ombra, venne a cadere tra li loro piedi: dal che maggiormente impauriti li medesimi animali proseguirno più precipitosi il corso, calpestando il povero Marco, e facendogli passare sopra il filo della schiena le ruote del detto Carro.

Chiamò egli nel cadere, prevedendo il pericolo, la Madonna della Quercia in ajuto; e quando quelli, che viddero il caso compassionevole, si credettero, che fosse, se non diviso per mezzo, almeno affatto infranto, lo ritrovorno alzatosi da se in piedi senza alcuna lesione.

Donna Giulia d'Anton Francesco da Pistoglia ritrovandosi l'anno 1628 nel Molino di S. Bernardino di Viterbo, e caduta per disgrazia nella profonda fossa dell'acqua dove girava la ruota della mola, rimase in tal guisa avvolta sotto li denti della medesima, che la fece fermare; e ne restò tanto acciaccata nell'ossa, ed in tutto il corpo che non si poteva reggere in alcuna parte; e li Medici e Chirurghi ricusorno prenderne la cura, facendola affatto spedita.

Con tutto ciò raccomandatasi al meglio, che potè, alla gloriosa Vergine della Quercia, in pochissimo tempo con stupore di tutti si vidde intieramente sana.

L'anno seguente Pietro Paolo Peruccone di Viterbo caduto sotto la ruota del mulino detto di Corpo, fu ricavato col capo ammaccato di tal maniera, che era molle come un fico, e ne furno estratti quaranta pezzi d'osso, rimanendo il cervello scoperto; nè minori erano le frazioni dell'altre parti, poiche in particolare era uscito dal suo luogo un'occhio in modo, che pareva del tutto staccato, e una paletta della spalla si vedeva sì slogata, e rotta, che non si stimava potersi rimediare; e pure con il soccorso di questa gran Madre di grazie, alla quale s'invotò, recuperò la pristina sanità con stupore di tutti, particolarmente de' Chirurghi, che gl'avevano dato pochi momenti di vita.

Anche Salvatore della Morgellina l'anno 1632 caduto sotto la rota del molino della Fossa in Viterbo, ne fu levato così rotto, e fracassato, che ognuno li dava pochi giorni di vita. E Donna Pellegrina di Battista Genovese infranta da una ruota, che puliva i chiodi in Ronciglione l'anno appresso, si giudicava impossibile potesse risanare.

E pure l'uno, e l'altra per voto fatto a questa miracolosa Imagine, in pochi giorni furono risanati perfettamente di tutte le membra".

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 242-243) 

Il mulino Chigi sulla Valle di Faul
Mauro Galeotti

Il mulino Chigi in Via Faul n° 10 è ancora quello che fu il «Mulino di farina e di olio di Casa Chigi», il quale era attivato dal Torrente Urcionio. 

Porta graffito sulla facciata lo stemma Chigi, i monti sovrastati dalla stella, con l’anno 1712, sempre graffito.

Sull’architrave a bugne, allo stesso numero civico, è scolpito l’anno 1617, a sinistra MDC, al centro lo stemma Chigi in bassorilievo e a destra XVII, ossia 1617.

Nel 1756 era formato da un’unica stanza, in un angolo di questa era la macina della farina, nell’angolo opposto la macina dell’Olio, poi l’Inferno il quale non era altro che un pozzetto per raccogliere gli spurghi liquidi della spremitura delle ulive. Vi erano poi il torchio, il camino ed uno stanzino. La pianta è nel Cabreo conservato in Vescovato.

Fu costruito nel 1655 per volontà di Fabio Chigi, l’anno stesso che divenne papa col nome di Alessandro VII. In Via Faul, ricorda Noris Angeli, si trovava nel 1876, la mola ad olio di Luigi Fontecedro operante nel Vicolo Conciafosso.

Sin dal XII secolo esisteva, tra gli ortolani e i proprietari dei mulini, una normativa consuetudinaria che regolava l’utilizzo delle acque del Torrente Sonsa, poi Urcionio. 

L’acqua poteva essere usata per irrigare, dal pomeriggio del venerdì al mattino della domenica, mentre gli altri giorni erano riservati ai mugnai, per avviare le ruote dei loro mulini.

VITERBO - Via Fattungheri, 10

(Quartiere medievale di san Pellegrino)

Tel. 0761.32.43.46

Chiuso il Mercoledì

 

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