Viterbo STORIA In via dell’Orologio Vecchio stazionava “Pizzaecacio”, al secolo Dante Costantini, con il suo trabiccolo circolare di lamiera annerita
di Vincenzo Ceniti, Console Touring Club

Il Teatro del Genio nel 1940
(Foto F.lli Sorrini)
La querelle di questi giorni tra il Comune di Viterbo e la società di gestione del cinema-teatro Genio, mi riporta agli anni Cinquanta-Sessanta in cui la gloriosa monosala, fresca di apertura, era in piena attività tutti giorni della settimana, con punte incredibili di spettatori nei giorni festivi.
D’inverno per alcuni film di successo, già dalle primissime ore dei pomeriggi di festa la fila per i biglietti arrivava fino all’incrocio con via dell’Orologio Vecchio dove stazionava “Pizzaecacio” (al secolo Dante Costantini) con il suo trabiccolo circolare di lamiera annerita, a mo’ di braciere, caldo di carbonella, per la caldarroste. Acquistarle prima di entrare al Genio era un rito cui nessuno si sottraeva. Le confezionava in un cartoccio di carta paglia o di giornale che poi insieme alla bucce incenerite si lasciava regolarmente sotto la poltrona accanto alle cicche di nazionali.
Il cinema-teatro (erede del settecentesco teatro dei Mercanti), dopo i danneggiamenti dell’ultima guerra, venne riaperto al pubblico nella tarda estate del 1948 con il film “Anni verdi”, tratto dal romanzo di A. J Cronin, per la regia di Victor Saville con un grande Charles Coburn. Ricordo che la “pellicola” (come si diceva allora) venne proiettata per una settimana, un tempo record forse mai eguagliato. Vennero spettatori da tutta la provincia. In effetti il Genio, da poco restaurato, era un’attrazione irresistibile per tutti.
Mio padre, che è stato sempre una persona comoda, mi obbligava a fare la fila per l’acquisto dei biglietti che gli consegnavo una volta ritornato a casa. La mia famiglia poteva così andare al cinema in orario più comodo, al secondo spettacolo, con tutta calma e tranquillità.
I problemi semmai nascevano una volta entrati in sala per la ricerca del posto. Di solito venivano in soccorso le signorine (dette le “maschere”) con tanto di pila elettrica per l’individuazione della poltrona libera.
Nelle ore di punta alcuni si dovevano accontentare dei posti nelle primissime file con lo schermo a pochi metri. Un buon consiglio era quello, una volta entrati, di non guardare il film, ma la platea per prevenire le mosse di chi si apprestava ad alzarsi. Non vi dico del fumo delle sigarette. La sala era una vera e propria camera a gas le cui esalazioni raggiungevano l’alto soffitto.
La hall, oltre alla biglietteria, disponeva di un piccolo bar dotato anche di noccioline le cui bucce andavano ad alimentare il mucchietto di quelle delle caldarroste e delle cicche. Ma soprattutto esponeva i manifesti dei film di prossima proiezione percorsi da strisce colorate trasversali con scritto “domani”, “imminente”, “prossimamente”, “ a richiesta generale”, “anteprima assoluta”, “grande successo” ed altro.
Il film era preceduto dalla presentazione dei prossimi appuntamenti e dai Cinegiornali tipo Settimana Incom (una sorta di rotocalchi popolari con notizie di politica, moda, sport ed altro). Non esistevano allora spot pubblicitari.
In alcuni giorni della settimana il film era preceduto dall’”Avanspettacolo” con tanto di passerella su cui sfilavano le “sgallettate”, i comici coinvolti in spassosi dialoghi con il pubblico e i cantanti. In particolari occasioni si ospitavano spettacoli più professionali come fu quello con Corrado che condusse dal vivo la famosa rubrica radiofonica “Rosso e Nero”. Era la fine degli anni Cinquanta.
Vincenzo Ceniti
Console Touring Club






















