Viterbo SPORT MA CIRO NON DOVEVA MORIRE ERA PROPRIO BUONO

L’Uruguay, senza neppure faticare più di tanto ci ha rifilato la polpetta avvelenata costringendoci a fare le valige anzitempo. Una giornata davvero infausta per il calcio italiano, resa ancora più funesta dalla morte del giovane Ciro Esposito, questo sì un vero dramma, non solo per la famiglia del giovane tifoso, ma per tutto il mondo dello sport e non solo.
Una morte, questa di Ciro, che fotografa ancora più drammaticamente la situazione penosa, in tutti sensi, del calcio italiano e dei suoi rappresentanti a livello istituzionale.
Ora prendiamocela pure con Prandelli, capro espiatorio, a mio giudizio, colpevole fino ad un certo punto del disastro Mondiale. Prendiamocela pure con l’arbitro messicano. Ma che gli azzurri in questa eliminazione ci abbiano messo molto del loro, è un fatto altrettanto assodato.
Dopo aver vinto la prima gara con l’Inghilterra, brutta copia dei maestri del calcio inglese, ci siamo illusi di poter proseguire l’avventura ignorando che la prima regola del calcio, ovvero che in campo si scende per correre e con il coltello fra i denti per conquistare la meta.
Abbiamo trasformato il Costarica in una sorta di secondo Brasile, dimentichi dei nostri quattro titoli mondiali. Così come ci siamo fatti irretire da un Uruguay lontanissimo parente, o parente povero degli oriundi Ghiggia e Schiaffino. Ma di cosa vogliamo parlare ancora?
Azzeriamo i vertici del calcio, mettiamo un freno all’ingresso di tanti stranieri nel nostro Campionato, alcuni dei quali delle vere e proprie bufale, cerchiamo di curare maggiormente il settore giovanile.
Tutto il resto è noia. Ma cambierà davvero qualcosa nel calcio italiano dopo questa ulteriore delusione? Non credo. Troppo forte è lo strapotere dei club, ai quali non frega nulla della nostra Nazionale di calcio. Ma di questo passo, stiamone certi, della Nazionale e dei suoi allori resterà solo il ricordo.
Giuseppe Bracchi






















