Italia SPORT

L'ex arbitro Luca Marelli

Siamo vicini alla rivoluzione della tecnologia nel calcio, l'arrivo della Var anche nei magici ed inviolabili confini della Champions League.

Sarà stato il comico episodio del rigore assegnato a Sterling in occasione dell'ultimo match del City a costringere gli organi competenti a muoversi, ma le probabilità che la Var sia introdotta sin dai prossimi ottavi di finale senza dover attendere la prossima edizione della coppa dalle grandi orecchie, sono piuttosto alte.

L'ex arbitro Luca Marelli ha parlato in esclusiva ai microfoni di Bwin di quanto sia complicato l'utilizzo della tecnologia nel calcio, nonostante oramai dilaghi in quasi tutti gli sport a livello mondiale, proprio per la caratteristica fortemente soggettiva che contraddistingue ogni decisione all'interno del rettangolo di giovo, ove l'errore oggettivo è decisamente più raro rispetto ad altre discipline, come ad esempio il tennis.

“Trattandosi dello sport più conosciuto e più praticato al mondo, il calcio è sicuramente quello che più si presta ad essere interpretato in maniera soggettiva”, ha affermato Marelli. E non è un caso che anche all'interno della medesima stagione il Var, soprattutto in Italia, sia partito con determinate direttive differenti rispetto allo scorso anno, per intraprendere una differente direzione, molto più simile a quella dello scorso anno, in seguito a diverse polemiche e critiche.

Un Var che all'inizio di questa stagione sembrava fosse divenuto di utilizzo raro, solo a discrezione dell'arbitro e senza possibilità di chiamata dall'alto, per chi ha il supporto video. Constatata l'impraticabilità di questa strada, che riconsegnava il tutto nelle mani dell'arbitro e tornando di fatto al punto zero, nelle ultime giornate si sono ridotti notevolmente gli errori grazie all'utilizzo originario della tecnologia nelle varie situazioni di gioco. “Il VAR è una macchina potenzialmente infallibile ma, senza un uomo che la adoperi, rimarrebbe una macchina inutile.

Una macchina potenzialmente perfetta utilizzata da essere umani fallibili non può che generare una diminuzione degli errori. Tale diminuzione rimarrà sempre e comunque tendenziale a zero, ma a zero non arriverà mai”, prova a spiegare l'ex arbitro. Infatti, non si può dire che il tanto auspicato arrivo della tecnologia abbia azzerato le polemiche, ma di certo i salotti delle tv da due anni dedicano sempre meno spazio agli errori arbitrali, parlando molto più di calcio tecnico e tattico. Un bene anche per la mentalità retrograda e complottista della tifoseria tipica italiana, portata a guardare sempre oltre un fischio o mancato tale del giudice di gara, o di una bandierina tenuta su piuttosto che riversa verso il basso dal guardalinee.

“Non esiste una cultura del dialogo nel calcio, ma esiste sicuramente la cultura del sospetto”, rammenta lo stesso Luca Marelli. Il Var ha risolto tanti problemi, non tutti, eppure anche in occasione dell'utilizzo all'ultimo Mondiale ha confermato il suo enorme contributo alla causa, persino nella partita più importante del mondo: la finale tra Francia e Croazia.

Ora, l'ultimo passo, è vederlo all'opera anche in occasione della massima competizione per club.

 

 

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