Viterbo POLITICA Abrogare il pareggio di bilancio, introdotto nel 2012, significa mettere in discussione il rigore che strangola la nostra economia

Firmiamo per il referendum. Sabato 20 dicembre in Piazza Verdi, (spazio di fronte alla banca, tra Corso Italia e Via Marconi) con orario 9,30 / 12,30.
Abrogare il pareggio di bilancio, introdotto nel 2012, significa mettere in discussione il rigore che strangola la nostra economia e toglie prospettiva all’uscita dalla crisi.
In questi anni l’unico effetto della riduzione della spesa nella rincorsa ossessiva al pareggio di bilancio sono stati i tagli ai diritti sul lavoro, allo stato sociale e alle pensioni.
La devastante riforma Fornero (è sotto gli occhi di tutti) non solo non ha favorito l’occupazione giovanile, ma ha contribuito a ridurre in condizioni di povertà circa il 16% della popolazione italiana.
I dati Istat 2013 e le proiezioni 2014 sui consumi, in decrescita ininterrotta, denunciano senza possibilità di equivoco che senza “domanda” non c’è sviluppo e che questo è stato il risultato delle attuali politiche di “austerity”.
Con quasi metà delle pensioni che sono sotto 1.000 euro mensili, con la cassa integrazione cresciuta in modo esponenziale, con un tasso record di disoccupazione, di quale uscita dalla crisi vaneggia il governo Renzi e i Partiti che lo sostengono? Devono cambiare le politiche Ue e l’Italia nel frattempo deve rifiutarle, per avere le risorse necessarie a fare investimenti e creare posti di lavoro, superando il vincolo del 3% nel rapporto tra deficit e PIL.
Un buon governo usa l’indebitamento per investire e sviluppare le attività produttive, i servizi e i diritti dei cittadini. Il debito, infatti, in prospettiva permette di recuperare occupazione.
Al contrario rischiamo di arrivare al livello della Grecia, dove non funziona più la sanità pubblica e si è già abbassata l’età media di vita delle persone, a causa delle politiche di rigore. ferendum mira a colpire i vincoli derivanti dal “fiscal compact”, a ripristinare la sovranità nazionale e l’autonomia della nostra economia, per un’Unione Europea dei popoli, non delle banche e dei profitti, cioè di quella costruzione europea che si è realizzata da Maastricht in poi.
La crescita dell’Italia è ormai sotto lo zero (-0,4%) meno delle recenti stime dell’Istat (+0,6%), meno “dell’ottimistico” +0,8% contenuto nel Documento di Economia e Finanza del governo Renzi. Rompiamo con le politiche di austerity, per uscire dalla crisi, per fermare il declino e restituire un futuro a tutti noi!






















