Viterbo POLITICA Le decisioni del Sindaco saranno comunque inadeguate per vari ordini di motivi
di Marco Faregna
Marco Faregna
Un anno e mezzo di amministrazione e Michelini, per la terza volta, si caratterizza per le scelte e la composizione della Giunta.
La prima fu il “tormentone” sulla delega per l’assessorato allo Sviluppo economico, inizialmente avocato a sé, poi proposto a Serra che lo rifiutò perché incompatibile con il proficuo prosieguo della sua attività professionale (scelta lungimirante, visto che il prossimo atto aziendale premierà quella decisione attribuendogli una responsabilità significativa nell’ambito della cardiologia di Belcolle).
La delega infine fu attribuita a un capitano di lungo corso che, per esperienza, capacità e ruolo ricoperto per decenni, non poteva non dare una svolta alla disastrata economia viterbese, il Dott. Antonio Delli Iaconi, fresco di pensionamento dal ruolo di direttore dell’Associazione Industriali, ruolo a cui peraltro era appena approdato il figlio e quindi con un legame ancora fortissimo con il mondo dell’imprenditoria viterbese, cittadina e non solo.
La seconda volta, a distanza di pochi mesi, accorgendosi che il neo assessore allo Sviluppo economico non avrebbe fatto niente di diverso da quello che aveva fatto in trent’anni per lo sviluppo dell’economia locale, invertì i ruoli con l’assessore Barelli che, non essendosi particolarmente distinto in ambito culturale, se non per qualche inutile gaffe e polemica di troppo, come “vigilante di Caffeina”, ben si sarebbe adattato ad un assessorato in cui era stato convenuto non ci sarebbe stato un granché da fare.
E siccome non c’è due senza tre, ecco che al compimento del primo anno e mezzo della giunta arriva puntuale la terza puntata.
Qui però il gioco si fa più duro, perché subito dopo aver approvato il bilancio, la Giunta viene azzerata e gli assessori irritualmente sospesi. Questa irritualità non riesce a nascondere un profondo malessere per quanto sin qui operato, ma neanche che non si tratterà di sostituzioni, ma soltanto di avvicendamenti e/o diversa ripartizione delle deleghe.
Le decisioni del Sindaco, a meno di clamorose smentite di questa previsione, saranno comunque inadeguate per vari ordini di motivi. Senza la pretesa di essere esaustivo, proverò ad enunciarne alcuni, inserendo all’interno anche qualche proposta in pillola.
Le difficoltà della Giunta vanno ascritte essenzialmente:
1) Alla mancanza di progetti chiari di cambiamento, definiti negli obiettivi, nelle risorse, nei tempi di realizzazione, nella struttura organizzativa in grado di definirli, tradurli in momenti operativi e concretizzarli (non il piano quinquennale di sovietica memoria).
2) Alla inesistenza di un rapporto proficuo con i partiti in quanto mediatori di interessi ed esigenze della collettività. E questo limite, non va ascritto solo al Sindaco, ma allo spappolamento dei partiti, siano essi di maggioranza che di opposizione.
La gran parte dei gruppi consiliari fa riferimento o a liste civiche o a partiti in grande crisi di rappresentanza e di identità nazionale, vedi FI, o locale, vedi il PD, in balia di potentati politici, o per la fragilità della rappresentanza sociale, vedi SEL.
3) Alla composizione della squadra degli assessori, di cui non sono in discussione le capacità intellettuali, ma il criterio molto discutibile della selezione a prescindere dalle competenze (come prevede la legge) e i legami asfissianti con esperienze politiche in alcuni casi provenienti dalla vecchia maggioranza.
Ancora più discutibile è l’abbinamento delle deleghe, assegnate tra l’altro in assenza di una razionale e conseguente riorganizzazione degli uffici. Gli uffici del Comune di Viterbo sono fermi ad un assetto organizzativo datato anni settanta, sopravissuto a tutti i cambiamenti sociali e normativi, che ha perpetuato in tutti questi anni il massimo dell’immobilismo burocratico e della conservazione politica e amministrativa.
Alcune delle osservazioni, a onor del vero, non riguardano il solo Comune di Viterbo, ma come sono state affrontate altrove, andrebbero affrontate con originalità e le dovute specificità anche a Viterbo, ad es. sopperendo alla carenza dei partiti per il mancato contributo programmatico con quello di importanti settori sociali che esprimono vivacità e interessi al passo con i tempi e all’eccesso di litigiosità attingendo a piene mani a quel mondo che fa della solidarietà la propria ragione di essere e di operare.
Altre responsabilità sono proprie del Sindaco e del suo ruolo che non può essere fossilizzato e riferito ad esperienze amministrative del passato. Michelini non può avere la testa rivolta all’indietro, agli anni 90 della sua precedente esperienza amministrativa, ma deve fare uno sforzo per reinventarsi amministratore del futuro, che non è un fatto anagrafico, ma culturale e che va costruito ricercando supporti, competenze innovative e riferimenti ad esperienze nazionali ed internazionali che possano essere assunte come riferimento utile per Viterbo la sua storia e le sue prospettive.
Al di fuori di questo, c’è il gioco dell’OCA, gli assessori ruotano, ma sono sempre gli stessi, al massimo subiscono qualche penalità, ma sostanzialmente non cambia niente, si resta solo in attesa del prossimo giro. E come succede nel gioco dell’Oca perdono tutti tranne UNO. Quello che si sarà avvantaggiato delle disgrazie degli altri, ma gli altri in questo caso sono cittadini e l’UNO che vince non è detto che stia in giunta e se ci sta, forse non rappresenta solo se stesso.
Marco Faregna






















