Matteo Salvini

Andrea Stefano Marini Balestra

L’Harakiri è una forma “speciale” di suicidio rituale praticato in Giappone dalla casta dei samurai che costituisce una forma di purificazione che restituisce l’onore a chi se ne fosse macchiato per un suo comportamento.

In senso lato, è oggi d’uso indicare harakiri un’autodistruzione politica.

Si chiamò infatti harakiri quello di Fini quando lasciò la coalizione berlusconiana di centrodestra per andare solo, e fu disfatta. Fu harakiri quello di Renzi che puntò tutto sul “famoso” referendum costituzionale e fu sconfitto.

Adesso un altro harakiri è alle porte. Quello della Lega Salvini premier, in particolare, nella Tuscia.

Quelle brezzoline contrarie che iniziano a spirare nella nazione sul carroccio, in perdita di consensi secondo le proiezioni al voto, nel viterbese appaiono già venti impetuosi.

La solitaria corsa alle comunali di Civitacastellana solo in unione con la ormai nei consensi immobile. Forza Italia appare prossimo harakiri.

La Lega, proponendo come proprio sindaco per un’importante città (ripetiamo: la capitale morale della Tuscia) uno sconosciuto ragazzotto di 29 anni ancora studente universitario (e qui la dice lunga!), rifiuta un accordo con il crescente partito Fratelli d’Italia per non avvicendare il loro candidato a quello (fallimentare) in precedenza proposto (dr.Caprioli) ha tutta l’aria di preparare la vittoria dell’attuale opposizione di centrosinistra.

Ma la frana della Lega in Alto Lazio non è solo nella capoluogo falisco. Scricchiola da ogni parte. Dalle rive del Tirreno alla Valle del Tevere, passando per Viterbo.

Sindaci, amministratori e soprattutto elettori hanno mal di pancia della gestione del partito nella Tuscia. Il rifiuto del loro voto alla Lega, non sarà alle tesi di Salvini, ma alla locale gestione viterbese.

Non poteva essere diversamente. Quando alla guida locale di un partito si trovano uomini mediocri, maggiormente, alla lunga, saranno fallimentari i loro risultati.

Certo, da via Bellerio il “capitano” Salvini dopo aver accresciuto di consensi elettorali del partito, non poteva avere in ogni dove dell’Italia personale politico serio e preparato come al suo Nord, quindi è stato costretto accontentarsi là e qua solo di qualche cacciatore di voti, transfuga di partito altrui, ma politicamente nullo.

Così è stato e così sarà quando nessuno dei cacicchi leghisti altolaziali, non essendo capaci di elaborare un progetto politico, ma solo vivacchiare tra un gazebo, una cena con gli iscritti ed un comizietto, daranno all’opposizione il potere nei comuni proprio su un piatto d’argento.

Sarà proprio un harakiri quello della Lega nella Tuscia?

Certamente!

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