
Il sindaco Giovanni Maria Arena
Andrea Stefano Marini Balestra
Era inevitabile.
La maggioranza che ancora sostiene il sindaco Arena, vincitore per pochi voti la fascia da sindaco, si sta sfilacciando, in perfetta sincronia con quella nazionale.
Inutile illudersi.
I consiglieri eletti il 10 giugno 2018 nei rispettivi partiti hanno subito iniziato il salto del banco, per cui da subito modificati assetti ed accordi presi prima delle votazioni e soprattutto sgomento degli elettori, che votato un candidato di un certo partito, due mesi dopo ritrovano il loro eletto altrove.
Da subito questo poteva essere un segnale che la consigliatura viterbese 2018/2023, da appena nata era già difettosa.
Poi, cosa è successo in Comune?
Nulla, se non inconcludenti bisticci (le chiamammo “baruffe chiozzote”), appunto vane, mentre nella Città ci si aspettava il promesso rilancio. Ad oggi, ancora non pervenuto.
Forse sarà possibile, complice l’emergenza pandemia che qualche coccio si rappezzi, ma ormai il fallimento dell’amministrazione comunale è irreversibile.
Andando avanti così maggiori potranno esserci danni, proprio come una nave che incagliatasi tenti uscire dalle secche a tutta forza, ma così allargando le falle.
Di chi è la colpa?
Non certo di Giovanni Arena che di suo ha messo tutte le sue personali risorse per tenere insieme i partiti che lo sostengono e che, di giorno in giorno, dopo lettura dei sondaggi nazionali, a fasi alterne, si ringalluzziscono o si deprimono, senza in grado di far qualcosa d’altro.
La colpa, certamente, è la modesta caratura politica ed amministrativa dei componenti del consiglio comunale. Loro sono stati messi in pista dai cacicchi locali dei partiti nazionali solo perché capaci di portare voti in cascina, però senza altra valutazione delle loro capacità professionali, tecniche ed anche morali.
Ben gli sta a questi locali big in sedicesimo dei grandi partiti, se oggi si ritrovano gente in consiglio comunale, che, “senza arte né parte”, sono stati candidati e poi eletti anche solo per poter contare sul modesto gettone di presenza per la partecipazione ai consigli e alle commissioni e poi, privi anche di buon senso, vanno a votare provvedimenti spesso solo risibili, comunque del tutto inutili per la cittadinanza.
Per carità cristiana ci asteniamo dal commentare le performances degli Assessori e Presidenti di commissione e dei Capi gruppo. Sono in eterno dissenso tra loro ed anche con le “direttive superiori” imposte dai partiti.
Enorme confusione. Nessun utile risultato.
Certo, non crediamo che far “game over” in Comune ed andare alle urne possa servire. Uscirebbe solo il nome di un nuovo sindaco, di altri consiglieri, governeranno la città altri Assessori, ma certamente tutto resterà come prima.
Nessuno oggi, ripeto nessuno, nella città di Viterbo ha le capacità di risollevare questa Città che sta perdendo colpi. Non si vedono all’orizzonte vicino personaggi validi, competenti e di spessore.
Quindi l’uno vale l’altro. Cambia solo la casacca, ma sotto il vestito niente.
Fintantoché i cacicchi locali dei partiti continueranno a mettere in lista solo yes man per coltivare loro interessi personali di “carriera” cioè farsi eleggere alla Camera ed al Senato con i voti procacciati dai portatori d’acqua, non andremo avanti.
Non è un sentimento di scoraggiamento e disillusione. E’ la verità.
E allora?
Resti in sella Arena, ma perché un avviso di sfratto non gli venga notificato, faccia valere la sua esperienza e chiami a sé più di qualcuno che sia, anche di una sola spanna, superiore a chi già c’è nel governo della Città. Resti in Comune fin che gli sarà possibile, ma inverta la rotta. Quella seguita sino ad oggi lo ha portato sulle secche.
Trovi fuori Viterbo e dalle logiche spartitorie della sua debole maggioranza, personaggi di caratura nazionale in grado di rilanciare turismo, termalismo e cultura come la Città dei Papi si merita.
Nel frattempo, si preparino giovani e meno giovani per amministrare il Comune il giorno in cui necessariamente si dovrà tornare a votare.
I predetti big locali di partito, eletti per caso in Senato e Camera dei Deputati, lascino ai viterbesi scegliere gli amministratori, quindi, a Roma, si occupino della politica nazionale.
E qui veramente ce n’è bisogno!






















