
Luigi Telli - Partito della Rifondazione Comunista (Sinistra Europea)
Viterbo Dopo una protesta simbolica di Rifondazione Comunista, il Comune di Viterbo ha deciso di tagliare le erbacce che coprivano il portone d’accesso al bellissimo Palazzo Calabresi.
Ma non ci basta: queste operazioni di pura facciata non sono più tollerabili. L’esasperazione è palpabile, all’interno dei gruppi facebook dedicati al Centro Storico, o nei comitati di residenti.
Chiariamo: il Palazzo Calabresi è un edificio di proprietà della Regione ed è stato persino ristrutturato più di dieci anni fa con i soldi pubblici, solo che da allora è rimasto inutilizzato, e quindi giace in stato di semi-abbandono.
Invaso da topi, coperto di guano di piccioni, imbrattato da scritte. E lo stesso vale per decine di altri edifici storici in città.
Solo alcuni esempi: il palazzo di Donna Olimpia, gli ex-Magazzini generali, l’Ospedale vecchio, le ex-Concerie a S. Pellegrino o il Palazzo Gallo (Ghinucci) a Bagnaia.
Tutte strutture di proprietà pubblica e dall’inestimabile valore storico-artistico, ma che le Istituzioni bellamente ignorano.
Eppure l’urgenza di restituirli alla cittadinanza dovrebbe essere avvertita oggi più che mai, e non solo per il turismo o in funzione della valorizzazione dei beni culturali del territorio.
La destinazione potrebbe essere anche d’altro genere: ad esempio, che pensano di fare Comune e Provincia di Viterbo per la riapertura delle scuole fra due mesi?
Le normative legate all’emergenza impongono spazi e aule di cui attualmente le scuole non dispongono, e la responsabilità di reperirli spetta al Comune (per materne elementari e medie) e alla Provincia (per le superiori).
Ci chiediamo: come pensano di trovarli i locali per fare lezione in sicurezza? E questa non potrebbe essere un’occasione per rivalutare gli edifici che già ci sono?
Tagliare qualche erbaccia è un’operazione di maquillage, e serve a salvare le apparenze, ma ora è il momento di scelte durature. Aspettiamo ancora una risposta.






















